La fiera delle illusioni – Nightmare Alley

“La fiera delle illusioni – Nightmare Alley” (da qui solamente “La fiera delle illusioni”), racconta la storia di Stan (Bradley Cooper), un uomo in fuga da un passato oscuro e problematico. Nel suo viaggio verso una nuova vita finisce per lavorare per una fiera itinerante, inizialmente come uomo fatica, ma ben presto verrà messo ad aiutare dapprima Clem Hoatley (Willem Dafoe) e poi, in un secondo momento, l’indovina Zeena (Toni Collette) e il marito Pete (David Strathairn). Proprio grazie a quest’ultimo Stan si appassionerà ai trucchi di prestigio, chiedendogli di fargli da maestro. Innamorato della giovane Molly (Rooney Mara), una volta appreso i trucchi del mestiere, partirà per la città assieme alla ragazza con l’idea di diventare un famoso mentalista. Nonostante la grande depressione che aleggia in America, Stan riuscirà ad imporsi presso un pubblico facoltoso, ma tutto cambierà quando convito dall’avvenente psicologa Lilith Ritter (Cate Blanchett), inizierà a truffare persone di spicco della società, finendo ben presto in qualcosa che supera di gran lunga le sue abilità d’imbonitore mettendolo nei guai.

LA FIERA DELLE ILLUSIONI- NIGHTMARE ALLEY

Adattamento dell’omonimo romanzo “La fiera delle illusioni”, diretto da Guillermo del Toro ricorda quanto fatto in precedenza dallo stesso con “Crimson Peak“. Il regista messicano porta sul grande schermo derive cinematografiche classiche, in questo caso il noir, valorizzandole con tutte le qualità offerte dalla moderna macchina produttiva hollywoddiana. Se però in “Crimson Peak” il ritmo a tratti latitava sovrastato da un comparto visivo abbagliante, in questa nuova pellicola ogni cosa è esattamente dove e come dovrebbe essere. “La fiera delle illusioni” è un film dalla confezione impeccabile, capace di rapire lo sguardo e la mente, ma il suo essere fin troppo rispettoso del genere d’appartenenza, impedisce al racconto di raggiungere il cuore.

Guillermo del Toro, senza ombra di dubbio, con “La fiera delle illusioni” dirige il suo film tecnicamente più completo. Da qualsiasi punto si analizzi la pellicola del regista messicano, che firma pure la sceneggiatura assieme alla moglie Kim Morgan, non presenta alcuna sbavatura o problemi di qualsivoglia tipo. Inutile voler cercare errori di montaggio o buchi di sceneggiatura, questa produzione è l’equivalente di una corazzata inattaccabile. Ma se, sopratutto nel finale regala emozioni, per tutta la sua durata “La fiera delle illusioni” non trasporta mai lo sguardo dentro lo schermo. C’è un immaginario limite invalicabile che il regista (illusionista) costruisce per mantenere un distacco nei confronti del proprio pubblico. Guillermo del Toro tiene alta attenzione e tensione, ma non vuole che si scenda a patti con quelle figure che popolano il racconto. Il cuore non deve cedere alle lusinghe dei vari personaggi, si deve tenere alla larga da qualsivoglia immedesimazione, perché a lui spetta il ruolo di giudice e giuria nei confronti degli eventi. E quel finale tanto dirompente, riesce a far riflettere sull’intera parabola di vita del giovane Stan, colpendo come un pugno al mento proprio quando il cinema, sopratutto quello americano, sembra dare per scontata la redenzione dell’animo.

Viene da chiedersi però come mai “La fiera delle illusioni” ricerchi una classicità a tratti asfissiante nel portare in scena i risvolti del racconto, ma anche nello descrivere i personaggi. Indubbiamente il film è un’opera di gran classe, questo è già stato chiarito, ma la domanda sulla necessità di una tale confezione sorge spontanea. Durante la visione traspare nel bene e nel male gli anni che il materiale di partenza, il romanzo “Nightmare Alley” di William Lindsay Gresham, porta su di se. Se la parabola di ascesa e caduta rimane tutt’ora attuale, era auspicabile svecchiare le figure principali del racconto. Guillermo del Toro è invece così rispettoso nel trasportare l’opera letteraria, al punto da azzerare quasi ogni sorpresa e colpo di scena dopo la prima metà della pellicola. E se il racconto non riesce a stupire per via della sua classicità, va però detto che come esso viene raccontato per immagini ha del miracoloso. Più che nel precedente “La Forma dell’acqua”, qui ci si trova davanti a un telaio visivo che lascia basiti per pienezza e idee messe in scena. Che si tratti della fiera iniziale, o del giardino innevato che fa da sfondo a uno dei momenti più importanti del film, niente è lasciato al caso, dal particolare di scenografia, all’uso della luce, fino ad arrivare alle musiche, tutto nella pellicola restituisce una grandeur indescrivibile a parole. “La Fiera delle illusioni” è uno dei più riusciti film di Guillermo del Toro, uno dei titoli migliori che il cinema propone in questo inizio 2022, ma sicuramente anche quello che ci si dimenticherà più facilmente dopo la scontata pioggia di premi e nomination di cui il film farà incetta. Ma nonostante sarà difficile innamorarsene, difficilmente deluderà le aspettative di chiunque voglia vedere un grandissimo film dal respiro classico e messa in scena assolutamente personale e riuscita.

8
10
Notevole

In Breve

"La Fiera delle illusioni" è uno dei più riusciti film di Guillermo del Toro, nonostante questo sarà complicato innamorarsene, ma allo stesso tempo difficilmente deluderà le aspettative di chiunque voglia vedere un grandissimo film dal respiro classico e messa in scena assolutamente personale e riuscita.

In Breve

"La Fiera delle illusioni" è uno dei più riusciti film di Guillermo del Toro, nonostante questo sarà complicato innamorarsene, ma allo stesso tempo difficilmente deluderà le aspettative di chiunque voglia vedere un grandissimo film dal respiro classico e messa in scena assolutamente personale e riuscita.
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