John Carpenter

John Carpenter

John Carpenter – Il cupo sguardo della società

Da un paio di anni Hollywood sta palesemente tentando di rinnovare il genere horror. Dopo essersi contaminata con produzioni dai sapori asiatici, ha deciso di riportare in vita i “classici” del genere degli anni ’80 e non solo. Ecco quindi che da Wes Craven (Nightmare, Le colline hanno gli occhi) a William Castle (I 13 spettri), questa foga di revisionare i vecchi film in chiave moderna condendoli con effetti speciali all’ultimo grido, non poteva tralasciare i titoli realizzati dal newyorkese John Carpenter, vero e proprio simbolo del cinema b-movie. Regista, sceneggiatore, produttore e compositore di musiche, Carpenter è sicuramente una di quelle figure cinematografiche da riscoprire sopratutto per la spinta innovativa che diede alle pellicole di genere, grazie ad una forte impronta personale che ha sempre contraddistinto i suoi lavori.

Laureatosi alla “University of Southern California” dove conobbe Dan O’Bannon e Nick Castle, nel 1976 diresse il suo primo lungometraggio, un thriller violento e dalle risonanze western intitolato “Distretto 13, le brigate della morte”. Seppur non avesse riscosso un sperato successo di pubblico, il film mostrava già le qualità del regista, il quale sfruttando un’ambientazione urbana riesce a rivisitare (ed omaggiare) il western “Per un dollaro d’onore”. Dopo una breve parentesi televisiva, nel 1978 ritorna sul grande schermo realizzando la pellicola che si assocerà per sempre al suo nome: “Halloween – La notte delle streghe”. Prima vera pellicola in cui il serial killer (oltre ad essere al centro della vicenda) non è più mosso da un qualche movente “tangibile”, ma dalla pura pazzia e voglia omicida; fu un vero successo consacrando il suo nome e lanciando il personaggio di Michael Myers nell’olimpo delle icone cinematografiche (nel 2007 è stato pure fatto un remake ad opera di Rob Zombie).

A questo film segue un altro horror questa volta a tinte soprannaturali; è il 1980 quando nelle sale arriva “The Fog” scritto assieme alla produttrice (e compagna) Derba Hll (1950-2005), pellicola che altro non è se non il classico racconto di fantasmi che tornano in cerca di vendetta, ma ad impreziosirlo ed elevarlo sulla massa troviamo un’atmosfera di lovercraftiana memoria unita ad un sapiente uso degli effetti speciali e musiche. “The fog” non riceve la stessa accoglienza della precedente pellicola, ma l’anno dopo il film “1997: fuga da New York” segna un passo decisamente importante nella carriera del cineasta. Infatti grazie all’ambientazione urbana di natura futuristica (nonché una forte caratterizzazione socio politica), unita ad un protagonista dal carisma eccezionale, la pellicola riuscirà a far parlare molto di se. “1997: fuga da New York” segna anche l’inizio del sodalizio tra il regista e l’attore Kurt Russel, il quale grazie alla sua interpretazione del protagonista Iena Plissken ritaglierà una piccola parte nel cuore di ogni spettatore, dando tra l’altro vita al primo anti-eroe moderno.

Nel 1982 Carpenter si cimenta con un remake vero e proprio dirigendo “La cosa”, classico di fantascienza prodotto nel 1951 (“La cosa da un altro mondo) che vede un gruppo di ricercatori bloccati tra i ghiacci dell’antartide, costretti a combattere contro una creatura aliena che si trasforma in tutto ciò che uccide. Film che mescola con maestria fantascienza ed horror con nuovamente Kurt Russel protagonista, è forse il suo film più riuscito ed importante nonché il fiasco più clamoroso a fronte del budget speso per realizzarlo. Tra il 1983 e 1984 realizza due pellicole amate e “rispettate” dai fan del regista più che dalla critica e dal pubblico e sono rispettivamente: “Christine la macchina infernale” ed il fantascientifo “Starman” che si ricorda soprattutto per Jeff Bridges nei panni del protagonista.Ma nel 1986 ritrova il suo attore feticcio Kurt Russel con il quale fa nuovamente centro ma solo artisticamente parlando, realizzando il divertente “Grosso guaio a China Town”, ove azione, magia,e leggende cinesi si fondono per una pellicola di puro divertimento (che omaggia chiaramente i film di kung-fu).

Gli anni che seguono lo vedono realizzare pellicole di buona fattura che non aggiungono veri e propri tasselli alla sua filmografia, ma si limitano invece ad approfondire temi già trattati. Queste sono: “Il signore del male” (ove scienza e religione divengono le due fazioni in lotta), “Essi vivono” (macabra visione di un futuro in cui la terra è dominata da alieni che controllano le informazioni), ed “Avventure di un’uomo invisibile” (commedia sottovaluta da riscoprire con una certa conoscenza del regista per apprezzarla appieno). E’ il 1992 quando esce “Il seme della follia” (uno dei capolavori assoluti di Carpenter) horror dall’impatto visivo incredibile che racconta di come un autore letterario possa indottrinare i suoi lettori, andando lentamente a sgretolare il confine tra realtà e finzione, assistiamo ad una lenta ed inesorabile discesa nella pazzia da parte del protagonista, interpretato magistralmente da Sam Neil. A questo seguono “Il villaggio dei dannati” (mediocre remake del film di Wolf Rilla) e il seguito/remake di “1997: fuga da New York” dal titolo “Fuga da Los Angeles” dove ritroviamo nuovamente Iena, ancora una volta costretto a salvare il mondo da una minaccia che potrebbe distruggerlo.

Purtroppo questa nuova avventura è troppo auto-compiaciuta e stereotipata per rimanere effettivamente impressa nella mente dello spettatore, ma anche estremamente sottovalutata per come schernisce quest’ultimo e l’apparato produttivo delle major. A seguire troviamo i vampiri in salsa western di “Vampires” del 1998, ove uno spietato cacciatore di mostri interpretato da James Woods deve vedersela con un gruppo di succiasangue nascosti tra le desolate terre del Nuovo Messico. Dopo un po’ di anni d’inattività arriva nel 2001 “Fantasmi da marte”, vero e proprio esempio di pellicola d’appendice ove al suo interno troviamo tutto ciò che ha caratterizzato la carriera di Carpenter. Ecco quindi un gruppo di militari in fuga che cercano di sopravvivere ad un assedio (Distretto 13), tra questi un criminale costretto a collaborare (come Iena in “Fuga da New York”) ed una donna tutta d’un pezzo a capo dei militari (rivisitazione moderna di Jamie Lee Curtis di “The fog”).

A dar lotta a questi personaggi troviamo dei fantasmi che incarnano tutti le mostruosità estetico comportamentali dei villani di tutti i suoi film. Nell’attesa del suo novo lavoro “L.A. Ghotic” non possiamo non osservare quanto sia interessante una carriera votata ai film di genere come quella di John Carpenter. La sua visione personale dell’intrattenimento, nonché la pessimistica visione della solitudine e l’impotenza dell’uomo, riesce ad elevare ognuna delle sue pellicole alla soglia di sufficienza, toccando vette qualitative da capogiro come nel caso de “La Cosa” o “Halloween”. Il regista di New York ha costruito il suo cinema su elementi immaginari, resi tangibili dall’aspetto visibile, rendendo inutile voler analizzare e sezionare le sue pellicole con i normali dogmi critici, al contrario saranno apprezzati da chi saprà goderseli come semplice spettatore disarmato di qualsiasi intellettualoide preconcetto nei confronti delle pellicole di genere, dato che in ogni film di John Carpenter oltre lo sguardo c’è molto altro che aspetta solo di essere compreso.

Pubblicato su: Meltin’Pot on Web

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