Captain Fantastic

Quando iniziano a scorrere i titoli di coda di “Captain Fantastic”, la prima cosa che ci si chiede è da dove sia spuntato il regista e sceneggiatore Matt Ross. La mente che ha pensato e realizzato questa esilarante e commovente pellicola con protagonista Viggo Mortensen, va premiata e il miglior modo per farlo, almeno per chi scrive, consiste nell’analizzare il percorso artistico compiuto fino a questo film. Purtroppo però ben presto si rimane delusi nello scoprire che Matt Ross è un attore che ha quasi sempre recitato in serial televisivi, o come supporto in pellicole quali “American Psyco”, “The Aviator” e “Good Night, and Good Luck”. La sua carriera dietro la macchina da presa è praticamente trascurabile fino a questo “Captain Fantastic”, che se non fosse stato preceduto da una pellicola dimenticabile e qualche cortometraggio, si sarebbe rivelato un titolo d’esordio capace di attirare l’attenzione sul cineasta in un lampo.

La storia ci racconta la vita di Ben (Mortensen) e della sua famiglia fuori dagli schemi. Per scelta di lui e della moglie, hanno abbandonato la città e gli usi e costumi sociali per vivere ritirati in una foresta, dove educano i loro figli con una miscela di studio teorico e attività fisica. Un giorno la vita di Ben e dei ragazzi cambierà dopo la morte della moglie. Il gruppetto familiare partirà verso la casa dei nonni per partecipare al funerale. Il percorso attraverso l’America darà loro modo di confrontarsi con la società consumistica che la popola e allo stesso tempo, con usi e costumi completamente estranei al loro stile di vita.

Critico e allo stesso tempo divertente, cinico ma anche estremamente delicato, “Captain Fantastic” colpisce come un fulmine a ciel sereno, facendo commuovere il cuore e ragionare la mente. Il viaggio della famiglia Cash a bordo del loro autobus che passa da una vita isolata al incontro/scontro con la società moderna è difficile da dimenticare. Matt Ross riflette sugli usi e costumi attuali, su quanto questi siano effettivamente esigenze personali, o dettati da uno stile di vita indotto e accettato passivamente nel tempo, comandato più o meno volontariamente da religioni, multinazionali e governi. L’iperbole che da vita al racconto, ossia l’astrazione dalla società di un gruppo di persone, da modo a Ross di riflettere bidirezionalmente, raccontando come la famiglia Cash interpreta/decodifica il mondo e i contatti umani, ma anche come chi vive una vita “normale” e ordinaria approccia a queste figure “aliene”, dagli usi e costumi non convenzionali.

“Captain Fantastic” riflette e fa riflettere, su quello che siamo diventati e su come potremmo essere, il futuro è scritto solo se lasciamo che tutto si compia attorno a noi senza che ne prendiamo il controllo. Il tempo non si riavvolge, ma le scelte devono sempre e comunque essere compiute, altrimenti saranno altri a farlo per noi, cucendo una vita che non vogliamo e che non avremmo mai voluto. Viviamo in un tempo in cui, come ci ricorda la giovane Kyler del film: “Siamo definiti dalle nostre azioni, non dalle nostre parole”, quindi sta a noi scegliere se trascinare o venir trascinati, anche se nel primo caso questo potrebbe significare risultare fuori di testa per chi ci circonda.

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Critico e allo stesso tempo divertente, cinico ma anche estremamente delicato, “Captain Fantastic” colpisce come un fulmine a ciel sereno, facendo commuovere il cuore e ragionare la mente.
7.5
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  1. Questo è uno di quei titoli che mi fa pentire di non avere il tempo materiale di riguardare più le pellicole che mi sono piaciute.
    Ricordo che mi aveva fatto riflettere tantissimo sul modo giusto di educare i figli, su come siamo stati educati noi, sulla componente personale che alla fine travalica ogni tentativo di indirizzare l’individuo verso percorsi ben precisi.
    Davvero un piccolo gioiellino.

  2. Sul tempo pure io sto riflettendo parecchio. In effetti se uno vuole star dietro a tutte le uscite impazzisce, per cui ho deciso di fottermene e guardare quello che mi pare a prescindere.

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