Jungle Cruise

“Jungle Cruise” ci trasporta nel cuore dell’Amazzone, dove una leggenda narra di un albero magico capace di guarire qualunque malattia. Un gruppo di conquistadores spagnoli morirono nel tentativo di compiere l’impresa di scoprire dove fosse nascosto l’albero. Ma oggi nell’anno 1916 la giovane biologa Lily Houghton (Emily Blunt) convinta dal defunto padre dell’esistenza di tale pianta miracolosa, partirà assieme al fratello verso il Rio delle Amazzoni per scoprire dove si trova la pianta guaritrice. Ad aiutare i due ci sarà il capitano Fank Wolff (Dwayne Johnson), canaglia tuttofare che a corto di soldi si unirà alla splendida Lily nel tentativo di portare a termine la ricerca.

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Come avvenuto per la saga Disney dedicata ai “Pirati dei Caraibi”, anche questo “Jungle Cruise” diretto da Jaume Collet-Serra (“The Shallows”) prende spunto da un’attrazione del parco di divertimenti di Disneyland. L’idea alla base è dare vita a un nuovo franchise d’avventura che da un lato ricordi i film di genere per famiglie tanto cari alla Disney di un tempo, ma che al tempo stesso sia capace di creare un nuovo tipo di pubblico per la sala cinematografica e per il parco di divertimenti. Gli ingredienti ci sono praticamente tutti e infatti “Jungle Cruise” porta a compimento in modo più che adeguato la missione che si prefigge.

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Il regista spagnolo si conferma duttile dimostrando di essere capace di farsi da parte e mettersi al servizio della produzione. “Jungle Cruise” infatti è un prodotto realizzato con cura per la confezione come ogni film Disney, che prende verve grazie alla buona alchimia dei due protagonisti. La Blunt è impeccabile e assolutamente adorabile nel ruolo di protagonista, al punto che Johnson compie un passo indietro non fagocitando con la sua presenza l’intera pellicola, cosa che ha di fatto penalizzato tutti gli ultimi film in cui ha recitato, lasciando ampio spazio alla collega. Il resto del cast invece serve solamente a fare da sfondo vista la poca incisività con cui sono stati scritti i restanti personaggi (basti vedere l’inutilità di un Paul Giamatti nel ruolo affidatogli).

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“Jungle Cruise” mette a nudo anche una scomoda verità con cui Disney dovrà prima o poi scontrarsi. Nel suo essere perfetto in tutto, il film si rivela fin troppo misurato e calcolato. I colpi di scena non lo sono mai veramente nonostante l’impegno per crearli, così come le svolte narrative tendono a essere quantomai prevedibili, qualunque sia lo sguardo che approccia la pellicola. Il meccanismo che vuole un ritmo perfettamente cadenzato, alla lunga rivela un fiato corto mettendo a nudo quella che è di fatto una trama convenzionale, adagiata su una struttura fin troppo canonica (di fatto si “ricicla” proprio “Pirati dei caraibi – La maledizione della prima luna“). “Jungle Cruise” comunque diverte e intrattiene, soprattutto per merito dei suoi protagonisti, ma è così calibrato da non riuscire mai a creare un’emozione da ricordare.

Jungle Cruise
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6.5
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