L’uomo sul treno

Michael MacCauley è un ex poliziotto che ora vende assicurazioni presso una società di New York. Vive una vita più che rispettabile, ha una moglie di cui è innamorato e un figlio che lo rende orgoglioso. Michael è anche uno di quei lavoratori pendolari costretto quotidianamente a prendere un treno che lo porti sul posto di lavoro. Un giorno mentre sta tornando a casa, una donna gli propone di trovare un passeggero in cambio di una cospicua somma di denaro. Michael all’inizio perplesso si ritroverà ad affrontare una sfida contro il tempo per salvare la propria famiglia presa in ostaggio e i passeggeri rimasti del treno.

Liam Neeson e Jaume Collet-Serra incrociano le loro strade per la quarta volta e il risultato questa volta è molto meno scontato di quanto ci si aspetterebbe. Va detto fin da subito che questo “L’uomo sul treno” è forse il più debole dei film che li vede lavorare assieme, ma allo stesso tempo bisogna ammettere come sia il più elegante. La pellicola non è un capolavoro di tecnica, o altro, ma il regista spagnolo mostra un approccio visivo maggiormente “personale e ragionato”. Sin dall’inizio il montaggio ha un ruolo maggiore nella descrizione dei personaggi rispetto ai lavori precedenti, trasportando velocemente lo sguardo nelle giornate tipo del protagonista (ricorda quanto fatto nella sequenza iniziale di “Collateral“, anche se la pellicola di Mann gioca su ben altri livelli di eccellenza).

“L’uomo sul treno” sembra il remake di “Non stop”, altro film girato da Jaume Collet-Serra che vedeva sempre Neeson protagonista.

Proseguendo nonostante la pellicola si sviluppi in modo abbastanza canonico, riesce ancora a dimostrare quanto sia stato studiato sul piano visivo per adattare la tensione agli spazi stretti dei vagoni di un treno. In alcuni punti il regista arriva addirittura a stupire inscenando scontri mediante efficaci piano sequenza, che nonostante la velocità dei protagonisti e lo spazio stretto in cui si muovono, riescono a restituire la giusta enfasi e dimensione all’azione. Certamente dopo quanto fatto da David Leitch in “Atomica Bionda” una messa in scena di questo tipo non stupisce, ma risulta comunque gradita, perché dimostra quanto il regista prenda seriamente un film di genere qual è “L’uomo sul treno”.

Ma la somma delle parti non sempre funziona a dovere. Per quanto tutto sia al posto giusto c’è qualcosa che stride più delle lamiere dei vagoni. Il film procede a ritmo sostenuto facendosi perdonare gran parte dei difetti, ma per la prima volta dai tempi di “Io vi troverò”, troviamo un Liam Neeson che sembra credere un po’ meno nel suo ruolo di eroe d’azione. Da aggiungere a questo troviamo anche una sceneggiatura fin troppo derivata, incapace di infondere alla pellicola una degna personalità. In fin dei conti “L’uomo sul treno” sembra il remake di “Non stop”, altro film girato da Jaume Collet-Serra che vedeva sempre Neeson protagonista. Il film pur non proponendo nessun valido motivo per essere visto, come pure per non vederlo, intrattiene a dovere. In alcuni punti restituisce un certo déjà vu ma la visione procede piacevolmente spedita senza guizzi particolari.

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L’uomo sul treno
6.6
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