Onora il padre e la madre – L’oscurità  dell’anima

I fratelli Hanson sono entrambi l’incarnazione del fallimento familiare. Il più vecchio Andy (Philip Seymour Hoffman) ha una bellissima moglie insoddisfatta perché lui è estraneo alla vita di coppia. Il giovane Hank (Ethan Hawke) cerca di risparmiare alla figlia il fallimento del proprio matrimonio, indebitandosi fino al collo per poterle regalare quello che non può lontanamente permettersi. E’ per soddisfare il desiderio della moglie Gina (Marisa Tomei) di scappare da tutto e tutti assieme al marito, che Andy escogiterà una rapina alla gioielleria dei genitori, coinvolgendo il fratello più giovane bisognoso di denaro. Purtroppo la rapina prenderà una piega inaspettata distruggendo le vite dell’intera famiglia Hanson, allontanando ancor di più Andy dal padre Charles (Albert Finney). In “Wyatt Earp” di Lawrence Kasdan il capo famiglia Nicholas Earp dice ai giovani figli: “Sulla famiglia puoi sempre contare. Ricordatevelo questo, tutti quanti. Niente conta piu’ dei vincoli di sangue”. Un insegnamento profondo, che in un colpo solo delinea un’importante valore da tramandare di padre in figlio. “Onora il padre e la madre” di Sidney Lumet inscena il fallimento completo del padre rispetto ai propri figli, perché saranno proprio loro a distruggere la famiglia e quindi annullare i vincoli di sangue. Il mefistofelico Andy è colpevole di essere un primogenito costretto ad un’infanzia di negazioni, ad una vita in cui i risultati erano sempre e comunque sudati di proprio pugno. Duro e crudo non ha avuto nessuna spalla su cui contare, è stato costretto a spianare la strada in famiglia sia per il fratello Hank che la sorella Martha, diventando per questi due un ovvio punto di riferimento. Ecco quindi come un uomo solo, nato e cresciuto su e per se stesso, che vede nel padre una figura ingombrante, si ritrova privo di valori etico/morali per costruire qualcosa di collettivo, ed è nel momento in cui dovrà per forza “lavorare” con il fratello che affiorano i cedimenti dell’animo. Sidney Lumet comunque non si focalizza sugli errori del singolo individuo, ma anzi il suo occhio si posa sul fallimento del nucleo famigliare moderno, ove nonostante non ci siano mancanze materiali, i sentimenti ed i valori stanno (o sono?) scomparendo del tutto, grazie ad una società che non elogia la forza del gruppo, ma premia la brutale scalata sociale del singolo. Ecco quindi che un padre ed una madre diventano due comunissime persone, anche agli occhi di chi dovrebbe onorarli nonostante gli errori compiuti come educatori, ma anche come esseri umani. “Onora il padre e la madre” non è una critica alle azioni sbagliate dei giovani, ma al contrario lo è verso le persone anziane che non si sono curate di educare adeguatamente i figli, ed infatti sarà il padre (interpretato da un immenso Albert Finney) il solo ed unico in grado di mettere rimedio ai propri errori ed a quello della sua genia. Sidney Lumet dirige forse uno dei suoi film più “staccati”, ove lo sguardo della macchina da presa non è più vicino all’animo dei personaggi, ma li guarda dall’alto come un giudice costretto al ruolo di osservatore inerte. “Onora il padre e la madre” è forse la critica spietata di un veterano del “cinema sociale” che ha perso fiducia nella società contemporanea, la quale non si merita più l’espiazione dei propri peccati.

Onora il padre e la madre
Onora il padre e la madre – L’oscurità  dell’anima
7.9
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