Spider-Man: No Way Home

Spider-Man: No Way Home – Jon Watts

Ci sono voluti tre capitoli, ma con questo “Spider-Man: No Way Home”, nuovamente diretto da Jon Watts, Sony e i Marvel Studios portano finalmente sullo schermo un’avventura emozionante, che finalmente restituisce la giusta dignità alla figura di Peter Parker, trasformandolo da “stampella” degli “Avengers” (o figlioccio di Tony Stark a seconda dei punti di vista), a eroe che vive un proprio percorso emozionale e formativo.

“Spider-Man: No Way Home” inizia back to back dopo gli eventi del precedente “Far From Home”, con il mondo intero che viene a scoprire la vera identità di Spider-Man. La notorietà però è un peso enorme da sopportare per Peter, soprattutto quando questa di riflesso lede alle persone che gli stanno accanto. Stanco della situazione, chiederà a Doctor Strange di trovare un modo perché la gente dimentichi la sua vera identità. Lo stregone lancerà un incantesimo capace di cancellare dalla memoria della popolazione globale l’identità di Spider-Man, ma purtroppo la magia non va a buon fine. Infatti questa aprendo un portale su altri universi trasporterà nel loro mondo nemici di Spider-Man appartenenti ad altre dimensioni spazio-temporali. Peter di vedrà costretto a individuare questi per poterli rispedire da dove sono arrivati, ma questa impresa non si rivelerà per nulla semplice e scontata.

Era ora! È proprio il caso di urlarlo visto che dopo due film abbastanza deludenti, con “Spider-Man: No Way Home” ritroviamo finalmente il supereroe che il pubblico merita di vedere sul grande schermo. Certo alcuni problemi dei film precedenti rimangono come stigmate anche su questo, ma data la storia, finalmente riuscita ed epica il giusto, si possono perdonare. Tra i difetti, quello più grave rimane sempre quello legato alle scene d’azione, che quando non appannaggio di combattimenti dove la CGI fa da padrone, risultano sempre mal gestite. Un personaggio che combatte in modo estremamente fisico come Spider-Man, purtroppo anche in questo terzo film non riesce a sferrare un pugno in una scena in cui causa ed effetto siano comprensibili. Oltre a questo, “Spider-Man: No Way Home” paga una durata comunque eccessiva, soprattutto perché alcuni lunghi momenti d’azione, soprattutto nel finale, proprio a causa di quanto sopra scritto, appesantiscono la visione.

Ma le note positive, questa volta vanno oltre la sola colonna sonora di Giacchino. In “Spider-Man: No Way Home” c’è finalmente una storia capace di stupire, ma anche di destare interesse. Certo anche questa volta, come da prassi di pellicole griffate Marvel Studios, alcuni elementi e personaggi derivano dal grande affresco produttivo della factory, ma finalmente il racconto regge anche senza approfondirne i collegamenti esterni. Per la prima volta, nella saga con Tom Holland protagonista, Peter Parker compie un percorso di crescita personale che risulta appassionante per lo spettatore occasionale, esaltante per il fan e che, finalmente, mostra un cammino fatto di scelte, anche molto difficili, che differenziano un uomo da un eroe. Che inevitabilmente segnano il passaggio dell’amichevole ragno di quartiere ad un’età più adulta, dove il peso delle proprie azioni si riflette su ogni cosa. Tutto il resto è un contorno di lusso, che aiuta il racconto a prendere spessore e a stupire, dando un senso all’esplodere dell’azione sullo schermo. Jon Watts alla regia riesce a gestire ogni momento senza troppe sbavature, mettendo nuovamente la firma ad una regia funzionale prima che personale. “Spider-Man: No Way Home” è quindi la conclusione di una trilogia, che nei primi due episodi non aveva mai convinto o stupito, ma che in questo terzo capitolo alza la testa e dimostra di essere un grande spettacolo pirotecnico che solamente le dimensioni dello schermo cinematografico sanno restituire.

spider-man: no way home
Spider-Man: No Way Home
In Breve
Era ora! È proprio il caso di urlarlo visto che dopo due film abbastanza deludenti, con “Spider-Man: No Way Home” ritroviamo finalmente il supereroe che il pubblico merita di vedere sul grande schermo.
6.9
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  1. La logica dell’incantesimo ammettiamolo è ben più che lacunosa, ma finalmente questo Spidey è un personaggio con contrasti e un dramma, il terzo tentativo è stato quello buono 😉 Cheers

    1. In effetti è lacunosa, ma diciamo che in film come questo non ci bado poi molto, basta che azione/reazione abbiano un senso

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