Lady in the water – Una favola trasparente

Il regista indiano M. Night Shyamalan al sesto film cambia radicalmente impronta raccontando una favola nera, addentrandosi in un campo del tutto nuovo per lui, ove le leggi naturali possono essere piegate e la materia può perdere consistenza divenendo sogno. La leggenda vuole che una volta ci fosse una popolazione marina la quale aiutava gli esseri umani nella costruzione della civiltà, poi negli anni l’uomo divenne sordo ai consigli degli amici acquatici allontanandosi da questi. Ma il popolo del mare nonostante tutto non ha mai perso fiducia nei terrestri, ed infatti invia i propri figli alla ricerca di uomini predestinati a cambiare il mondo. Una volta che questi messaggeri avranno portato a termine il loro compito potranno finalmente fare ritorno a casa, sempre se saranno sopravvissuti ai nemici che bramano la loro vita. Ed è così che durante la notte dalla piscina di un condominio apparirà agli occhi di Cleveland (Paul Giamatti) una musa acquatica di nome Story (Bryce Dallas Howard), bisognosa di portare il suo messaggio a destinazione prima di ritornare nel suo mondo. Un nuovo film diretto e scritto dal regista indiano, che svecchia e finalmente dimostra a tutti l’autoapprendimento da parte di questo nel voler finalmente abbandonare la sua struttura narrativa classica, che vedeva ormai nel finale rivelatore/ricostruttore il suo punto più debole. Quindi messa da parte la formula inaugurata da “Il sesto senso” Shyamalan continua il suo percorso narrativo utilizzando una fiaba e continuando con la messa in scena di una storia corale, senza per questo rinunciare alle sue atmosfere scure e minacciose che da sempre lo caratterizzano. “Lady in the water” è un film per tutti, ma proprio in tutti i sensi. Politicamente correttissimo fa convivere sullo schermo personaggi di ogni etnia, età e religione e tutto al fine di dimostrare che c’è ancora speranza nella collettività momentaneamente perduta; l’unione fa la forza e tutti insieme possiamo compiere azioni incredibili ed impensabili, basta solamente credere in noi e nel prossimo. Fondamentalmente questo è l’unico significato abbastanza plausibile da ricercare in questa pellicola trasparente come l’acqua. “Lady in the water” è una favola ma si dimentica troppo spesso di esserlo, nonostante veniamo più volte esortati a staccarci dalla realtà mediante alcuni giochi di parole metacinematografici, il film sbaglia in pieno quando va alla ricerca della componente fantastica cercandola nella realtà quotidiana dei personaggi risultando a tratti imbarazzante. Nel film di Shyamalan la materia non perde consistenza ed il sogno non riesce mai a prendere il sopravvento, costringendo lo spettatore a cercare brividi ed emozioni non nella storia o nelle immagini, ma nel comparto sonoro, unica parte del film completamente riuscita. In realtà “Lady in the water” è una favola che troppo spesso si dimentica di esserelo, oppure al rovescio è un thriller che fatica ad incastrare al suo interno le coordinate del fantastico. La storia interessante ed originale alla fine è uno specchio di vanità stilistica da parte di un regista che questa volta nel curare la confezione ha litigato con il contenuto. Ed in tutto ciò ci ritorna in mente la matrigna di Biancaneve che davanti allo specchio voleva delle risposte, se noi facessimo la stessa cosa davanti alla piscina da cui compare per la prima volta “Story” probabilmente vedremmo solo acqua e niente magia.

Lady in the water
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