John Rambo – Il tramonto di un eroe

Ci voleva passione, coraggio e dedizione per riprendere in mano la saga cinematografica del reduce del Vietnam John Rambo; servivano idee precise e in linea non più con la serie ma con il personaggio, il quale negli anni ha varcato i confini cinematografici per diventare una vera e propria icona sociale e multi generazionale. Il viso ed il corpo del militare hanno popolato le più svariate forme d’intrattenimento e non solo, lo abbiamo ritrovato in videogiochi, sugli scaffali dei negozi di giocattoli, tra le serie televisive animate per ragazzi, per non parlare di quanto ha ispirato quelli che con lui sono cresciuti. Sylvester Stallone con una coscienza (auto)critica fuori dal comune decide di mettere fine alla carriera di una tra le più famose e amate icone del cinema moderno, ed anche se l’operazione in questo caso era ancora più rischiosa della precedente compiuta con “Rocky Balboa”, allo scorrere dei titoli di coda la schiena viene nuovamente colpita dallo stesso fremito che (grazie anche al tema musicale classico e carico di ricordi) all’inizio film l’aveva percossa. La storia vede Rambo combattere per salvare un gruppo di missionari presi prigionieri dall’esercito birmano. In questa riga semplice si riassume l’intera vicenda, non occorre dilungarsi sugli elementi di contorno perché comunque l’ossatura della trama è questa, semplice e diretta, non ricorre a espedienti per ingarbugliare il tutto o appesantire l’apparato narrativo. Stallone è nuovamente il “one man show” davanti e dietro lo schermo realizzando non solo l’unica degna conclusione della saga, ma anche la decostruzione e ricostruzione di un personaggio dannato dalla “bestia/istinto” che dimora nel suo animo e non gli permette di poter vivere una vita “normale”. “John Rambo” è la presa di coscienza degli errori commessi dal protagonista, un vero e proprio viaggio di redenzione obbligatorio di un’uomo che ha fatto della guerra e morte la sua ragion d’essere, ed è per questo motivo che Rambo non ha amici e non torna a casa, perché gli istinti non lasciano spazio alla mente creando dei contrasti emotivi dai quali è impossibile scappare. Il film (premiato da una durata perfetta ed è il caso di dirlo) si muove dentro e fuori dal corpo il quale diviene portatore di morte e salvezza, prendendo in questo cammino coscienza delle proprie azioni, facendo comprendere a tutti che una guerra impropria va comunque combattuta anche se non più con anacronistiche figure come quella di Rambo ma opponendo la dolcezza alla forza, perché la fine della guerra non passa più attraverso i morti ma bensi nella sua “autodistruzione”. “John Rambo” non è una pellicola che guarda al passato e vive nei rocordi, ma anzi pone le basi per un futuro migliore di tutto ciò che lo ha preceduto.

John Rambo
John Rambo – Il tramonto di un eroe
7
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