Daybreakers – Umanità in via d’estinzione

Sulla terra una piaga ha trasformato gran parte degli esseri umani in vampiri, alcune persone furono indotte alla trasformazione come cura a malattie mortali, altre scelsero di perdere la loro umanità per sconfiggere la morte. Gli umani rimasti sono utilizzati come cibo, da una società oramai completamente vampirizzata e abituatasi a delle nuove abitudini di vita. Purtroppo con la diminuzione degli umani, viene a mancare il sostentamento alimentare per i vampiri, facendo scatenare delle vere e proprie rivolte e alcune strane mutazioni genetiche, a tentare di porvi rimedio troviamo l’ematologo Edward Dalton (Ethan Hawke), che sta creando in laboratorio un surrogato del sangue, fino al giorno in cui dopo aver incontrato alcuni umani scoprirà la cura al vampirismo. Il secondo film dei fratelli Spierig tratta in maniera originale ed atipica la figura cinematografica del vampiro. Spogliando uno dei mostri più famosi del suo aspetto romantico, i due registi australiani capovolgono i ruoli, costruendo una società speculare alla nostra afflitta da problemi alimentari e conseguentemente di ordine pubblico, costituita però da esseri immortali ma che ora stanno pagando il prezzo della loro scelta di vita. Un autentico b-movie dal forte retrogusto politico, questo è in definitiva “Daybrakers”, metaforicamente ben fatto e soprattutto in grado di aprire qualche spunto di riflessione nello spettatore. I due registi lavorano per sottrazione di elementi già visti qual ora questo gli sia possibile, ripulendo la loro pellicola il più possibile dai luoghi comuni del genere, risparmiandoci (e questo forse farà storcere il naso a più di qualcuno), l’inserimento di scene dal sapore già conosciuto. “Daybreakers” se pur non privo di difetti (è doveroso ricordare come questo sia la seconda prova dei due registi dietro la macchina da presa), rimane una pellicola dotata di un’identità molto forte, cosa rara in un genere che si sta sempre più uniformando alle richieste del mercato cinematografico, o che nel migliore dei casi (e di sicuro non è un pregio), pesca da illustri esponenti del passato rimescolando miscele e personaggi già ampiamente visti senza ringiovanirli minimamente. Il cinema dei fratelli Spierig ha intrapreso il camino che era stato solamente sussurrato con la loro prima pellicola (“Undead” film mediocre girato con due soldi, ma che ha comunque un suo seguito di appassionati), ossia quello della ri-manipolazione delle pellicole di genere con un forte gusto personale nella stesura delle sceneggiature e nella cura della confezione, proponendo qualcosa di nuovo che ricorda molto i b-movie anni ’80 ma che non ne conserva il gusto.

Daybreakers
Daybreakers – Umanità in via d’estinzione
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