Le Crociate

Le Crociate – Esiste il regno dei cieli?

E’ solo una questione di simmetria, quella che trova nel detto “tra dire e il fare c’è di mezzo il mare” la sua più semplice spiegazione. Spesso quest’ultima viene meno causando una discrepanza tra i nostri pensieri e le nostre azioni, stessa cosa accade a Baliano (Orlando Bloom) fabbro protagonista dell’ultima pellicola di Ridley Scott, regista inglese conosciuto in passato per la sua visionarietà fantascientifica, grazie alla quale portò sul grande schermo due classici quali “Alien” e “Blade Runner”, consacrato invece nel recente cinematografico per aver riportato in auge un genere che sembrava quasi dimenticato grazie ad il suo “Il Gladiatore”. Eccolo che ritorna alle prese con il genere epico/storico con il suo ultimo film, una megaproduzione dal titolo “Kingdom of Heaven”, nome sostituito nella nostra lingua da uno sterile “Le Crociate”. La pellicola utilizza lo sfondo storico ambientato tra la seconda e terza crociata, per raccontare le gesta di Baliano, un fabbro che ha perso ogni ragione di vita dopo la tragica dipartita della moglie e del figlio, il quale parte assieme al ritrovato padre, interpretato in modo convincente come sempre da Liam Nesson, verso Gerusalemme in cerca di redenzione, ma invece di trovarla scoprirà se stesso in un paese multietnico diviso da lotte per il potere.

Le Crociate - Kingdom of Heaven
Copyright by Twentieth Century Fox and other relevant production studios and distributors. Intended for editorial use only.

Un epico film di guerra, una leggenda narrata su un’architrave storicamente denso e di difficile decriptazione, nonostante la sceneggiatura, ad opera di William Monahan, si prenda la briga di inserire un sacco di riferimenti storici, la telecamera di Scott armata dalle scelte fotografiche di John Mathieson non scende mai nelle profondità della politica che rischia di schiacciare il film portandolo alla noia, ma insieme regalano uno spettacolo bellico di rara intensità visiva, il quale sembra un ritorno alle origini del regista inglese, quelle origini che gli fecero creare un gioiellino dal titolo “I Duellanti”. “Le Crociate” si discosta quindi parecchio da “Il Gladiatore” sia come motore narrativo, qui si parla di animo umano e non di vendetta, sia come scelte stilistiche. La trasformazione di un fabbro in condottiero leggendario viene trattata da Scott in modo fine, lieve, niente di chiassoso o sbandierato, un sussurro all’interno di una trama che punta molto sull’aspetto politico e sull’importanza della tolleranza tra popoli, guardandosi bene dal rischio di offendere qualcuno.

Le Crociate - Kingdom of Heaven
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Purtroppo la sceneggiatura è uno dei problemi del film, lo script è troppo debole, possiamo pure dire che in alcuni casi regala addirittura dei dialoghi imbarazzanti, ciononostante la sua grezza anima, da gustare più con lo stomaco e il cuore che con la testa, viene messa in risalto grazie alle immagini evocate dal regista. Se non era una novità che l’inglese direttore sapesse gestire battaglie e quadri di massa, si rimane stupiti e piacevolmente colpiti, da come esso riesca a restituire esattamente alcuni concetti utilizzando solo musica e fotogrammi. Basti pensare all’incontro tra i due eserciti ove le potenze vengono riassunte nelle figure dei due generali, in una sola parola “poderoso”. Altro punto a sfavore del film, sta nella scelta di utilizzare come personaggio una star giovane come Orlando Bloom, il quale pur con tutte le buone volontà non ha mai il carisma necessario per sopperire alle mancanze della sceneggiatura, se a questo aggiungiamo un primo tempo montato con un ritmo fin troppo veloce, che non aiuta lo spettatore a simpatizzare con un’apatico personaggio il quadro è completo.

Le Crociate - Kingdom of Heaven
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Eppure nonostante queste due gravi lacune la pellicola riesce nell’intento di creare spettacolo, obbiettivo primario da raggiungere per un film del genere. Se globalmente soddisfatti che ad affiancare Bloom troviamo comprimari di lusso tra cui Jeremy Irons, David Thewlis, Edward Norton e la bellissima Eva Green, tutti all’interno di una lussuosa confezione, condita con delle musiche gradevoli e un ritmo affascinante, siamo ancor più soddisfatti nel vedere come l’obbiettivo finale oltre a voler parlare di uguaglianza e tolleranza, stia nell’inscenare la lotta interiore del protagonista.

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Si perché nonostante Bloom risulti molto spesso mancante nel tratteggio di Baliano, vedere la macchina da presa che naviga dentro al suo animo mostrandoci una continua lotta tra redenzione, spiritualità e ricerca d’identità, ci riporta a quel tema di ascesa e caduta dell’uomo molto spesso affrontato nel cinema, ultimamente però messo da parte in favore di temi dalla più facile digestione. Ecco quindi come “Le Crociate” si ricolleghi per temi e scelte narrativo-visive all’opera prima di Ridley Scott, quel “I Duellanti” già menzionato un po’ di righe sopra e mai levato dalla memoria cinefilia di chi scrive fin dalla prima visione. Il regno dei cieli è a portata di tutti, è dentro di noi, non va ricercato all’esterno ma nel nostro stesso animo, questo in un bellissimo incontro finale tra il protagonista e un’illustre figura ci ricorda il film di Scott, noi dal canto nostro recepiamo il tutto ed usciamo dalle due ore e venti di visione divertiti, appagati anche se con l’impressione che con un paio di accorgimenti si potesse fare di più.

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