Batman – La saga del cavaliere nero!

Il cavaliere oscuro

Batman come molti altri fumetti ha potuto contare su diverse trasposizioni cinematografiche, però nessun personaggio si è proposto al cinema con un sequela di episodi così numerosi e controversi, poi ci sarebbe da dire che pochi altri eroi hanno avuto registi tanto diversi alla direzione dei vari capitoli, ma di cose da dire vista la poliedricità di tale saga ce ne sarebbero moltissime. Ma qual’è il motivo che rende affscinante parlare dell’epopea del cavaliere nero? Semplice e forse per questo anche seducente, la distribuzione temporale di ogni capitolo lega l’avventure del personaggio all’anno d’uscita rendendolo diverso ed uninco per realizzazione e contenuti ad ogni apparizione. Se si analizzano i film confrontandoli l’un l’altro probabilmente “Batman Begins” (2005) grazie al budget e al supporto delle moderne tecnologie di ripresa ed effettistisca varia è il più spettacolare, ma se teniamo conto degli anni d’appartenenza di ciascuna pellicola, non possiamo fare a meno di notare come queste siano a loro modo interessanti ogniuna. Ecco quindi che i due capitoli diretti da Tim Burton sono i primogeniti di gran classe della saga, ma diventano anche un punto di riferimento per tutta una serie di film-fumetto che da allora, 1989, fino ai giorni nostri hanno preso e prendono spunto dal lavoro del regista americano. Ma guardando i suoi capitoli solo chi è provvisto di prosciutto sugli occhi, lascerebbe passare inosservato come i due episodi sono realizzati inserendo all’interno tutte le correnti artistiche della fine anni ’80, va ricordato che i due capitoli Burtoniani sono usciti rispettivamente nel 1989 e nel 1992; ecco quindi le musiche di prince ad accompagnare le immagini, la voglia di realizzare l’irreale a livello visivo, qui vediamo abbandonare i costumi colorati del protagonista tipici delle produzioni televisive e del fumetto stesso, in favore di uno stile hi-tech che però trova il giusto contrasto in tutto quello che lo circonda.Pensiamo ai colori del jocker, alle armi dei cattivi o agli ambienti in cui accadono questi eventi; Burton realizza un contrasto visivo di impressionante bellezza, dove Gotham City e gli abitanti diventano l’incubo stesso dell’eroe. Proprio per questo non si può fare a meno di classificare i primi due capitoli come i “Batman di Burton”, lo stile è troppo autoriale per passare inosservato, con continui rimandi non solo al fumetto ma anche ai telefilm con protagonista Adam West, tanto per citare due scene tipo ricordate la pistola del jocker che fa uscire l’onomatopeica scritta bang, o il batman che in returns usa della dinamite con un timer realizzato con un orologio a molla? E’ stato sicuramente il non entusiasmante incasso del secondo buio e personalissimo, forse troppo, secondo episodio a spingere la Warner a cambiare regista, questo non è stato un male perché come la saga di “Alien” insegna, un cambio al timone porta idee nuove e diverse prospettive.  Infatti Joel Schumacher ha portato la sua estrosità barocca all’interno della saga, costruendo un diverso approccio al personaggio e soprattutto un cattivo gusto nella scelta dell’impianto scenico superato solo da lui stesso dal suo orrendo quarto capitolo. Siamo a metà degli anni ’90 e la CGI animation applicata ai film, sdoganata qualche anno prima da Steven Spielberg con il suo “Jurassic Park”, fa gola a un sacco di registi ansiosi di provarla. Ecco quindi che una budget lusinghiero, un bellissimo singolo degli U2, un nuovo cast che annovera due stelle in ascesa come Jim Carrey e Nicole Kidman, fanno diventare un esperimento appena sufficiente come “Batman Forever” (1995) un successo mondiale. Il film forte di un look completamente diverso dai precedenti, ha sfruttato la sua più grande arma per far presa sul pubblico, ossia la curiosità di quest’ultimo per il ritorno completamente ristilizzato dopo un periodo di riposo dell’eroe durato tre anni. Questo successo ha spinto la produzione a crearne un’altro ma visto che l’effetto curiosità era già svanito il fallimento era praticamente matematico. “Batman & Robin” uscito nel 1997 non è definibile con l’aggettivo brutto, ma gli si adatta maggiormente “pessimo”. Da qualunque lato lo si guardi non c’è veramente niente di salvabile, nemmeno la colonna sonora, forse l’unico merito è quello di mostrare una bellezza come quella di Uma Thurman in calzamaglia per la totale durata del film, facendone apprezzare la statuaria bellezza. Insomma per l’eroe di Gotham City è giunta l’ora di chiudere la caverna ed esporre il cartello affittasi sulla villa Wayne.  Passano anni, il cinema ispirato ai fumetti viene accantonato fino a che un giovane regista dopo due film che hanno incontrato il piacere di critica e pubblico, scrive e dirige il primo capitolo di un’ipotetica trilogia dedicata agli eori della Marvel “X-Men”. Bryan Singer, questo è il nome di colui che riporterà il genere film-fumetto di moda al cinema, con un modesto budget mostra a tutti come un adattamento può essere molto di più che un semplice compito per casa. Il successo ai botteghini, sblocca di colpo le trasposizioni cinematografiche che troveranno nei due capitoli di Spider-Man diretti da Sam Raimi i più grandi successi di critica e pubblico. Dopo otto anni di vacanza sembra sia arrivato anche per Batman il tempo di tornare alla ribalta, ma come? L’astuta macchina produttiva Warner sparge la voce che è decisa a ri-vitalizzare il franchise ed è in cerca del metodo migliore per farlo. Chi abbocca, fortunatamente, all’invito? Il regista inglese Christopher Nolan, realizzatore del thriller indipendente “Memento”, che nonostante sembri il personaggio meno indicato per realizzare un film simile, assieme allo sceneggiatore David Goyer riesce a convincere la Warner di essere l’uomo che stanno cercando. Siamo nel 2004 e i due si rendono conto che i precedenti episodi non avevano mai messo il personaggio di Batman/Bruce Wayne al centro del film, decidono quindi di incentrare la nuova avventura su Bruce Wayne e sul come e perché decide di diventare Batman. Attese alle stelle per il quinto capitolo appena uscito, nell’estate del 2005 il film accontenta tutti, critica, pubblico, conoscitori o meno del fumetto. Nolan e Goyer hanno incentrato il plot di “Begins”sul concetto di come la paura fa presa sull’animo umano, trasformando la figura di Batman nel metodo che Bruce Wayne usa per esorcizzarla. “Batman Begins” ha spinto l’acceleratore anche sulla caratterizzazzione dei personaggi, scelta obbligata per rendere credibili le motivazioni che fanno muovere la giostra, curandone lo sviluppo non solo visivo ma anche mentale degli stessi; non è un caso quindi che dividendo il film in due parti, quella di “formazione” è la migliore delle due. Per il resto ci si può tranquillamente ricollegare a quanto detto prima sul discorso anni, infatti è innegabile come il capitolo di Nolan sia figlio del 2005, di eventi politici che hanno scosso il mondo, di paure che stanno prendendo il sopravvento sulle persone. Se Raimi con il suo “Spider-Man 2” ci tiene a dirci che gli eroi sono dentro ad ognuno di noi basta solo saperli tirare fuori quando serve, il quinto capitolo di Batman ci spiega quanto sia importante creare, se necessario, un’eroe per non venir soprafatti dalle nostre paure. Insomma tirando le somme la saga del cavaliere nero è mutata negli anni, ha avuto una discontinua qualità, ma è la prova lampante che da una caduta ci si può sempre rialzare, ed ora non ci resta che attendere il nuovo capitolo che la Warner è intenzionata a produrre.

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