Casino Royale

Casino Royale – James Bond a misura d’uomo

Fughiamo da principio ogni minimo dubbio: la nuova avventura di 007 è uno delle migliori che abbia popolato il grande schermo, Martin Campbell già regista del discreto “Goldeneye” grazie a questo nuovo capitolo va direttamente a far compagnia al collega capostipite Terence Young, ed infine l’attore Daniel Craig fa dimenticare tutti i suoi predecessori tranne l’inossidabile Connery. “Casino Royale” è principalmente, anche se può suonare strano, un racconto di formazione, ove il protagonista subisce dei cambiamenti ed accumula esperienze che entreranno a far parte per sempre dei suoi tratti caratteriali. Forse la cosa che rende questo nuovo episodio fresco e riuscito, oltre alla regia funzionale, va ricercata nel voler azzerare completamente una saga arrivata al suo punto di non ritorno, ripartendo dal principio basandosi sul primo romanzo scritto dal papà di James Bond, trasportando però il racconto ai giorni odierni senza paura di compiere alcune scelte coraggiose, su tutte la riduzione dei gadget e la ricostruzione iconica del protagonista.

“Casino Royale” mostra l’agente 007 acquisire la sua licenza d’uccidere in un incipit bianco e nero simbolo di un ricordo ormai lontano, per poi mostrare la sua operatività sul campo, le inesperienze unite alla testardaggine paragonabile a quella di un ragazzo quattordicenne voglioso di bruciare le tappe per mostrare al padre qualità inaspettate. Ed infatti vediamo un James Bond molto diverso da quello che ci si potrebbe aspettare più rozzo, impulsivo e sfrontato, ma allo stesso tempo è un’uomo capace di commuoversi, d’apprezzare le fragilità delle persone che ha accanto aiutandole nel momento del bisogno. Ma “Casino Royale” riporta allo splendore un altro degli aspetti pian piano persi nella saga dell’agente segreto, il confronto tra buono e cattivo con quest’ultimo non più uomo d’azione quasi invulnerabile (qualcuno ha memoria del villain de “La morte può attendere”?), ma intelligente e spietato ricordando i cattivi classici della saga come il Dr.No. La battaglia tra il bene ed il male non si combatte più solo a livello fisico, ma bensì viene disputata dalle due fazioni su un piano prima mentale dislocato attorno ad un tavolo da poker, dove piccoli gesti, reazioni volontarie ed involontarie accrescono tensioni e rancori tra le parti in causa.

Martin Campbell annulla tempi e spazi raccontando una storia di spionaggio divertente e frizzante, portando sullo schermo un racconto che ha oltre cinquanta calendari alle spalle, ma che riesce ad essere migliore di molti illustri colleghi più recenti. L’equilibrio visivo ed estetico del regista si adatta perfettamente al film, dosa bene le scene d’azione, ma gioca perfettamente con la tensione quando ci si ritrova a seguire la partita di poker filone statico e centrale del film, nonché la parte di gran lunga più difficile da gestire proprio per la mancanza d’ azione. “Casino Royale” è una pellicola moderna con il sapore di altri tempi, dove troviamo una Bond girl dall’incredibile fascino interpretata dalla sempre più brava, nonché bella, Eva Green che dalla prima entrata in scena cancella in un’attimo l’equazione che bellezza e sagacia non possano coesistere in una donna, regalando una delle migliori femme fatale viste al cinema e nella saga bondiana, splendida nell’essere contemporaneamente dura e fragile. Ma se il lato tecnico/contenutistico ha un gran merito nell’operazione di svecchiare un personaggio prossimo alla pensione, non possiamo non menzionare il mattatore assoluto della pellicola, il tanto discusso Daniel Craig.

L’attore inglese, proprio come Connery, non interpreta James Bond ma lo è senza mezzi termini, non lo vediamo mai imitare nemmeno per un momento i suoi illustri predecessori, il Bond anni 2000 appare per la prima volta in questa avventura e c’è di che esserne contenti. Craig sviluppa il suo personaggio in maniera del tutto personale ridipingendo un mito cinematografico, ed allo stesso tempo non tradendone lo spirito, diventando un vero e proprio toccasana per l’intera saga dell’agente britannico. “Casino Royale” è intrattenimento puro ma anche intelligente, ha una regia solida, anche se mostra qualche cedimento in prossimità dei sentimentalismi, una storia affascinante, degli interpreti bravissimi (tra cui il nostro Giancarlo Giannini), un sapore europeo che ben si addice alla saga, ed un protagonista rinato quando tutti lo davano per spacciato. Jason Bourne e soci siete avvisati, iniziate a correre perché James Bond è tornato ed ha già iniziato a guardarvi dall’alto.

Casino Royale
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7.8
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