Iron Man

Iron Man – Eroe oltre il muro del suono

Il mondo di oggi è popolato da un sacco di persone che subiscono la guerra, ma anche da chi la fomenta a tutti i costi. Terroristi, politici, militari, costruttori di armamenti, sono tutte figure posizionate sul medesimo paino, in quanto non ci può essere una differenza sociale visto quando il comune obbiettivo diviene la distruzione dell’essere umano. Tony Stark è un genio dell’ingegneria robotica, orgoglioso costruttore di armi atte a rendere il suo paese, gli Stati Uniti d’Armerica, la potenza più imponente al mondo. Dai missili ai fucili, la Stark Industries ha un intero catalogo di prodotti specializzati nello spegnimento della vita umana. Ma quando Tony rimarrà vittima di un’attacco terroristico attuato grazie ai prodotti della sua azienda, qualcosa nella sua mente cambierà, la visione del giusto assumerà una nuova forma, la sua bella vita da copertina lascerà il posto a degli ideali da inseguire del tutto diversi da quelli del padre e del socio in affari. Stark infatti a causa di una scheggia di metallo che lo sta lentamente uccidendo, se non fosse per un magnate che la trattiene prima di raggiungere il suo cuore, decide di diventare “Iron Man”, eroe robotico deciso a ristabilire il valore della vita umana.

L’eroe metallico diretto da Jon Favreau è l’esempio di perfezione cinematografica contemporanea, non troviamo infatti nessuna sbavatura di montaggio, musica fuori luogo, momento di stasi narrativo, manca l’abuso degli effetti speciali (con questo non vuol dire che il film non ne sia pieno), nonché c’è spazio all’autoironia ed al citazionismo cinematografico che prova deja-vù (chi ha visto il primo Robocop non può non creare un parallelo con questo film). Ma “Iron Man” non è il film perfetto per quanto lo possa sembrare, ma sicuramente è il “blockbuster” più equilibrato degli ultimi dieci anni.

Infatti è proprio la ricerca millimetrica dell’equità narrativa il fattore vincente della pellicola di Jon Favreau, la cesellatura della superficialità passa per la caratterizzazione ruffiana di Tony Stark affidata all’istrionico Robert Downey Jr., attraversa il sorriso di Pepper Potts (che ha il magnifico viso di Gwyneth Paltrow), arrivando all’estetica computerizzata mai così ben amalgamata con ciò che la circonda. “Iron Man” è un film che funziona nonostante le sue molte lacune siano evidenti, i fotogrammi scorrono senza intoppi grazie ad una ironia ben distribuita attraverso le movenze dei suoi bidimensionali personaggi. In questo cinema manca l’introspezione del protagonista e la caratterizzazione della sua nemesi, senza dimenticarsi che pure il mondo che lo circonda è fin troppo patinato per essere credibile (anche quando descrive un’accampamento terroristico in mezzo al deserto), ma questo non impedisce la creazione dell’empatia necessaria per creare il contatto tra schermo e spettatore (resa possibile proprio perchè i personaggi non sono caratterizzati in profondità).

Ed è paradossalmente la creazione del ponte immaginario tra lo spettacolo ed il cuore la cosa che non funziona, perché è del tutto assente, ma nel medesimo tempo questa lacuna è perfettamente mascherata da un montaggio che fa puntare lo sguardo sui mirabolanti effetti speciali, i quali raccontano una storia che mostra le sue falle verso alla fine, ove l’impennata drammatica necessaria a rendere il duello tra gli opposti avvincente è estranea alla vicenda, dimostrando come confezionare un film non sia impresa facile negli anni in cui l’uomo è estetica prima che sostanza.

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