Gomorra – Vivisezione della realtà

C’è qualcosa di nuovo nel cinema Italiano. Si è innescato un movimento lento ed implacabile che sta lentamente “ristrutturando” le pellicole dedicate alla sala cinematografica. Questo però sembra investire soltanto pochi registi, nello specifico tutti coloro che hanno nella mente la differenza tra un prodotto televiso (dalla pubblicità, alle serie) ed uno cinematografico. E’ una questione non solo di linguaggio ma anche di dimensioni e prospettive, perché i 35 millimetri che compongono un fotogramma di una qualsiasi pellicola non possono venire creati con in mente le dimensioni del piccolo schermo. “Gomorra” ed il suo autore cinematografico Matteo Garrone sono la prova che questo “restyling” del cinema nostrano sta iniziando a funzionare oltre ogni più rosea aspettativa. La pellicola è a tutti gli effetti un prodotto fresco e diciamo pure necessario, sia per il cinema nostrano sia per l’importanza dei fatti “raccontati”. Pur essendo un “film di cronaca” (pellicole che di sicuro non mancano nella nostra cinematografia), evita la trasformazione cinematografica di fatti e personaggi, preferendo un approccio realistico (quasi documentaristico) agli eventi narrati, ma nonostante questo il modo di raccontare il tutto non ricorda le fiction televisive come pure altri film analoghi, ma al contrario mescola una regia “grezza” (o forse non invasiva) a echi che riportano in mente i film di genere anni ’80 (l’inizio della pellicola in questo senso è l’esempio lampante di quanto appena scritto). “Gomorra” grazie a Garrone diventa Cinema allo stato puro, lo sguardo diventa crudo per eviatre interpretazioni personali, la macchina da presa è abile cronista della vita di quartire, unica vera depositaria di plagi giovanili (il giovane scissionista), di sogni irrealizzabili di chi vorrebbe conquistare il mondo come Joe Montana, ma è anche la sola depositaria delle truffe ai danni dell’ambiente o del lavoro nero dal quale sembra sia quasi impossibile poterne uscire. Ogni singolo fotogramma contiene più informazioni di qualsiasi statistica o servizio giornalistico sull’argomento, perché Garrone non si limita a descrivere l’evento, ma lo infarcisce di emozioni contrastanti ed opprimenti; l’occhio dello spettatore subisce violenze d’ogni tipo non solo per la potenza visivo/emotiva, ma soprattutto dalla conoscenza subliminale della realtà, che in questo caso non può far altro che accrescere lo sconforto di minuto in minuto. Se è vero che alcune cose sembrano impossibili, è difficile cercare un motivo scatenante diverso per ognuno degli eventi descritti, ed il film è abile nel far si che questo non occorra. L’Italia ha dei problemi urlano i centotrenta minuti di “Gomorra”, ed è inutile nasconderselo, bisognerebbe risolverli come collettività, come popolo unito socialmente con l’obbiettivo di migliorare le condizioni d’ogni singolo cittadino, ma questo sembra non accadere perché il problema sono i cittadini stessi, i quali hanno ormai imparato a convivere con alcune realtà e poco importa se “per un’operaio di Mestre muore una famiglia di Napoli”, perché la vita umana perde valore ogni giorno. Matteo Garrone prende per mano lo spettatore e lo trasporta in un tunnel dell’orrore di inimmaginabile potenza, perché non esiste niente di più spaventoso della realtà ed è proprio questa certezza che “Gomorra” regala una volta conclusosi.

Gomorra
Gomorra – Vivisezione della realtà
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