Dogman

Dogman – Dure emozioni

C’è un luogo in Italia sospeso fuori dal tempo, una bolla lontana da un vivere “moderno”. In questo spazio desolato, in una piazza sabbiosa circondata da palazzi altissimi e degradati, lavora Marcello, un uomo dalla stazza minuta proprietario di un negozio di tolettatura per cani. Lui è ben voluto da tutti in quel posto dimenticato dagli occhi del mondo. Vive le sue giornate tra lavoro, spacciando piccole quantità di cocaina e sognando la vita che non potrà mai realizzare al fianco della piccola figlia Alida.

Niente per lui è più importante della ragazzina e quando il bullo di quel degrado in cui vive e lavora, gli propone di aiutarlo a rapinare un negozio, Marcello costretto ad accettare finirà in galera sapendo che quando ne verrà fuori potrà spartire il bottino e godersi finalmente il tempo con Alida. Purtroppo niente andrà come ha immaginato e il suo mite carattere verrà annientato da una ricerca furiosa di vendetta e riscatto sociale.

Dogman

“Dogman” di Matteo Garrone è un tetro viaggio nell’animo di un uomo a cui tutto è negato da una realtà che non permette alcuna forma di redenzione. Il regista romano ispirandosi ai fatti de “il canaro della Magliana” racconta la parabola di un’anima condannata fin dal principio, ma non per questo la giustifica in qualche modo. Il film inscena una inquietudine crescente che trova nel fuori campo i momenti in cui questa assale ferocemente lo sguardo.

Una lineare storia di vendetta tra piccoli criminali, dove Davide sconfigge Golia nel più pazzo ed efferato dei modi. Il confronto tra Marcello e il pugile dilettante Simoncino è un autentico assalto frontale, non per la violenza che si consuma nelle immagini, ma per la spietata lucidità con cui queste comunicano l’impossibilità di qualsiasi via di fuga. Si deve scegliere se entrare in una gabbia o fuggire per sempre da un mondo sul baratro dell’abisso.

Dogman

Matteo Garrone ritorna alle atmosfere de “L’imbalsamatore” accoppiandole allo stile visivo del suo “Gomorra”, ed il risultato per chi si ritrova dall’altra parte dello schermo è devastante. Dal ritmo lento ed inesorabile “Dogman” è una morsa invisibile che schiaccia quasi ogni emozione e speranza, sferrando durante le battute finali un decisivo colpo alla bocca dello stomaco dello spettatore. Non c’è una esaltazione del criminale o una presa di posizione da parte del regista che porta a parteggiare per una delle due forze in campo.

Garrone sfrutta il candore della figlia di Marcello per far capire quanto egli sia un delinquente miserabile, una persona che non vuole veramente cambiare la sua condizione arrivando a promettere alla figlia una vacanza che non potrà mai esistere. Mentre il personaggio di Somincino viene fin da subito dipinto attraverso la sua furia distruttiva, che in maniera completamente trasversale attraversa ogni quadro in cui egli è presente. Nessuno dei due può essere difeso, nemmeno dopo il violento epilogo che si consumerà. Non risiede alcuna dignità nel crimine e nemmeno nel criminale.

Dogman

La colonna sonora di “Dogman” si limita a descrivere l’ambiente ma è però graziato dalla fotografia di Nicolai Brüel, che riesce a dare un peso specifico allo sporco in cui si muovono i personaggi, sia quando questo è qualcosa di materico, che quando è invece il nero dell’animo delle figure coinvolte. Mai come in questo caso l’oscurità è stata filmata con tanta elegante luce. In un luogo fuori dallo spazio e dal tempo Garrone racconta una storia feroce, violenta e forse da un volto alla paura che nel cinema italiano mai si era visto. La parte finale del film, dove l’immaginario collima con la realtà, è uno dei momenti più intensi da vivere davanti ad uno schermo cinematografico.

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