Dune

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Breve storia di un adattamento impossibile

Il regista canadese Denis Villeneuve firma l’adattamento del romanzo “Dune“, racconto fantascientifico scritto da Frank Herbert nel 1965 che ha dato origine a una vera e propria saga declinata in sei romanzi. Prima del cineasta canadese si sono susseguiti con scarsi risultati due celebri registi. Il primo Alejandro Jodorowsky abbraccia il progetto nel 1974 per vederlo naufragare due anni dopo. Le cause del fallimento furono sostanzialmente due. La prima era l’enorme budget necessario per realizzare la visione del regista cileno, mentre la seconda l’imponente durata dell’opera: 14 ore. Nel 1976 il produttore Dino De Luarentiis acquista i diritti di sfruttamento del romanzo, ingaggia lo stesso Herbert per redigere la sceneggiatura e il risultato è un film su carata di tre ore. Il produttore italiano affida la direzione del progetto a Ridley Scott, il quale decide di dividere il racconto in due pellicole, salvo poi abbandonare l’idea di girarlo per via dei tempi necessari alla pre-produzione. De Laurentiis quindi decide su suggerimento della figlia di ingaggiare il giovane David Lynch, regista inglese fresco del successo di “The Elephant Man”. Lynch che non aveva mai diretto un kolossal di fantascienza e decide far ripartire la produzione da zero.

Non devo avere paura. La paura uccide la mente. Andata via la paura, rimarrò solo io. – Paul Atreides

Le riprese di “Dune” iniziano nel 1983 e portano alla nascita di una pellicola di 180 minuti. La Universal che distribuirà il film, non ha la minima intenzione di dividerlo in due parti e costringe a portare la durata complessiva entro i 150 minuti. Lynch si rifiuterà e il film che arriva nelle sale è una versione fortemente rivista dalla produzione. Nonostante la popolarità del romanzo, la pellicola non si rivela un successo. Le scelte compiute in fase di montaggio non hanno contribuito a una buona riuscita dello spettacolo, che da un lato propone un’estetica barocca ancora oggi affascinante pur portando con se indelebili segni del tempo, dall’altro una narrazione claudicante affidata per gran parte del tempo alla voce fuori campo del protagonista che rende la visione oltremodo didascalica. David Lynch disconosce il film così come le ulteriori revisioni al montaggio create per la distribuzione televisiva. La critica stronca “Dune” e un clamoroso flop al botteghino mette una pietra tombale sulla versione cinematografica del romanzo, facendolo finire in quel gruppo di racconti catalogati come “impossibili da adattare per il grande schermo.”

Dune
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Quello che non ti uccide ti fortifica

Se è assolutamente innegabile che “Dune” di David Lynch è stato almeno in parte fallimentare, va detto che all’epoca a levarsi contro il film sono state le voci di pochi, visto che con il tempo quella bistrattata pellicola si è trasformata in un autentico cult. Innumerevoli passaggi televisivi, trasposizioni videoludiche di successo e l’avvento del VHS hanno trasformato in cult l’opera di Lynch. Questo ha di fatto mantenuto sempre acceso l’interesse sul racconto di Frank Herbert, portando anche alla produzione di una miniserie televisiva capace di portare a casa pure qualche premio. I tempi sembrano quindi maturi per investire nuovamente sul progetto. D’altronde dal 2001 al 2003 la New Line Cinema e Peter Jackson hanno mostrato a tutto il mondo che anche un’altra saga “inadattabile”, poteva essere trasposta con cura sul grande schermo. Il successo infatti de “Il Signore degli Anelli” convince Paramount nel 2008 a dare il via a una nuova incursione cinematografica di “Dune” sul grande schermo, ma il susseguirsi di registi che abbandonano il progetto fa desistere la major dall’impresa.

Tuo nonno diceva “Un grand’uomo non cerca di essere un leader: è chiamato ad esserlo, e risponde”. E se la tua risposta è no, sarai comunque quello che volevo che tu fossi: mio figlio. Ho trovato la mia strada, troverai la tua. – Duca Leto Atreides

Nel 2017 esce nei cinema “Blade Runner 2049“, seguito del cult di Ridley Scott. Diretto da Denis Villeneuve fresco del successo di “The Arrival” e “Sicario“, il film convince la critica ma non incassa come sperato dai produttori. Poco male perché Warner Bros e Legendary Pictures vedono nel regista canadese la figura giusta da mettere alle redini del progetto “Dune”, basato su un nuovo adattamento del racconto ad opera di Eric Roth (“Munich“, “Forrest Gump”), Jon Spaihts e lo stesso Villeneuve. Sulla scacchiera ogni pedina è al posto giusto: una equipe produttiva eccellente, un cast di volti famosi e la volontà, cosa non scontata, da parte delle major di dividere il racconto in due parti per restituire un adattamento fedele agli spettatori. Tutto è pronto, i primi trailer effettivamente convincono, ma poi succede quello che nessuno poteva prevedere: lo scoppio di una pandemia mondiale che sposta la distribuzione della pellicola di un anno intero, alimentando nel frattempo voci di ogni tipo riguardo ad essa e al suo proseguo e rendendola una delle più attese di sempre.

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Benvenuti su Arrakis

In un remoto futuro l’universo conosciuto è governato dall’imperatore Shaddam IV, ed suddiviso tra diverse casate. Le due più importanti sono quelle comandate rispettivamente dal Duca Leto Atreides, uomo che crede nella giustizia e nella fedeltà verso i propri uomini, mentre l’altra casata vede a capo il Barone Vladimir Harkonnen, figura astuta e crudele. La casa Atreides e quella Harkonnen sono agli antipodi e l’imperatore conscio di questo, vuole sfruttare il Barone per distruggere definitivamente la casata comandata dal Duca Leto, dato che quest’ultimo è rappresenta una minaccia per il trono. Il campo ideale dove cambiare gli equilibri tra casate è il pianeta Arrakis, conosciuto anche come Dune. Pianeta ostile e ricoperto unicamente da deserto, flagellato da continue tempeste di sabbia e temperature altissime rendono Dune ostile alla maggior parte delle forme di vita e indattto a ogni tipo di agricoltura. A renderlo unico e importantissimo per l’intero universo conosciuto è il Melange, la spezia.

Sono belli i sogni, ma le cose importanti accadono da svegli, perché così le realizziamo. – Duncan Idaho

Questa non è altro se non un droga capace di allungare la vita di qualunque essere vivente, offre la capacità di prevedere il futuro e di aprire alla mente umana innumerevoli potenzialità, nonchè rende possibile i viaggi interstellari. Negli ultimi ottant’anni gli Harkonnen hanno governato su Arrakis e sulla raccolta di spezia, saccheggiando il pianeta e mettendo in schiavitù la popolazione locale: i Fremen. L’imperatore decide di detistuire il Barone e insediare Leto Atreides con la sua casata su Dune. Arrivata sul pianeta casa Atreides finisce ben presto vittima del piano dell’imperatore atto ad eliminarla. In accordo con il Barone i due sferreranno un attacco a sorpresa per eliminare tutti i fedeli al Duca. Ma sia Shaddam IV che Vladimir Harkonnen, non sono a conoscenza del piano della sorellanza Bene Gesserit che da anni sono alla ricerca di un eletto chiamato Kwisatz Haderach e potrebbe averlo trovato proprio nel giovane figlio del Duca: Paul Atreides. Quest’ultimo distrutto dalla perdita del padre e degli amici inizierà un viaggio che cambierà per sempre la sua vita e di tutti coloro che gli stanno a fianco.

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L'impossibile divenuto realtà

Ci sono voluti anni, ma alla fine la squadra messa in piedi da Warner/Legendary e capitanata da Denis Villeneuve ce l’ha fatta, ha portato “Dune” al cinema e lo ha fatto nel migliore dei modi. Rispettoso del romanzo il film del regista canadese è un kolossal dalle dimensioni e ambizioni enormi, dal rigoroso impianto scenico e spiccata identità visiva. In questa pellicola di fantascienza lo sguardo si immerge in un universo dallo stile asciutto, ricercato e mai derivato. Villeneuve e il direttore della fotografia Greig Fraser (Zero Dark Thirty) esaltano il primo piano come pure il campo lunghissimo, restituendo (a volte fin troppo) il minuzioso lavoro compiuto dal reparto artistico che per l’occasione si è concesso veramente minime contaminazioni dall’immaginario popolare odierno. Incentrata principalmente sulla figura di Paul Atreides (Timothée Chalamet) la sceneggiatura di Eric Roth e Jon Spaihts sforbicia molti momenti del romanzo dedicati al racconto del pianeta e agli equilibri politico/sociali che lo governano, concentrandosi sull’ascesa dell’eroe e la mitologia che esso scaturisce. Nonostante questo il film presenta un’enorme quantità di personaggi e intrecci, che sono sostenuti da un ritmo implacabile imposto dal regista e sottolineato adeguatamente dalla colonna sonora ad opera di Hans Zimmer.

Erediti troppo potere. Hai provato di saper governare te stesso. Ora impara a governare gli altri. Nessuno dei tuoi antenati l’ha mai imparato. – Reverenda Madre

Lo sguardo di Villeneuve ancora una volta si sofferma sul rapporto genitore/figlio, sulla necessità di confronto, sulle parole negate e quelle incomprese. In “Dune” il rapporto di forza/equilibro tra Paul e il padre, come pure quello con la madre sono il cuore pulsante di tutto il racconto assieme all’importanza delle figure femminili (sempre forti, mai deboli, comunque umanamente fragili, praticamente insostituibili). E nonostante le battaglie, gli inseguimenti nelle tempeste di sabbia o la fuga da uno dei giganteschi vermi che popolano il sottosuolo di Arrakis, questa prima parte è molto più intima di quanto fosse lecito attendersi. Ed è proprio qui che l’opera di Villeneuve si espone a critiche aspre, nel suo essere un film che di fatto nelle sue due ore e mezza posiziona tutte le pedine sulla propria scacchiera, negando allo sguardo la partita rimandandola a un secondo capitolo. La sensazione a fine visione, nonostante la qualità indiscutibile del tutto, rimane quella di un vuoto da colmare. Certo le visioni del protagonista danno già un’idea di quello che verrà, ma non bastano a togliere la sensazione che ci sia stato un taglio netto in favore di un’altra pellicola, che però priva questa prima parte di una sua compiutezza.

Mi sta succedendo qualcosa. Nella mia mente si risveglia qualcosa che non controllo. – Paul Atreides

“Dune” è comunque un film riuscito, supportato da un cast tecnico e attoriale di prim’ordine, che può contare su di una sceneggiatura scritta con uno sguardo attento sia allo spettacolo che al racconto originale, il tutto tenuto assieme da un cineasta che dimostra di non aver timore alcuno nell’affrontare una simile sfida e lo fa nel migliore dei modi. Come tutti i film appartenenti al genere che si rispettano, anche qui il racconto di un futuro impossibile riflette i disagi di un mondo attuale, incapace di comprendere l’importanza della necessità di salvaguardare la natura e che la conoscenza conta molto più del potere. La pellicola di Villeneuve, al netto di una conclusione discutibile, è uno spettacolo per lo sguardo e per la mente che si rivolge ad un pubblico in cerca di un intrattenimento maturo e di assoluta qualità.

Dune
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8
10
Notevole

In Breve

Dune di Denis Villeneuve, al netto di una conclusione discutibile, è uno spettacolo per lo sguardo e per la mente che si rivolge ad un pubblico in cerca di un intrattenimento maturo e di assoluta qualità.

In Breve

Dune di Denis Villeneuve, al netto di una conclusione discutibile, è uno spettacolo per lo sguardo e per la mente che si rivolge ad un pubblico in cerca di un intrattenimento maturo e di assoluta qualità.
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