Locked Down

“Locked Down” conferma Doug Liman come regista scostante, ma che non si tira indietro di fronte a progetti “sperimentali”. La storia vede marito e moglie interpretati rispettivamente da Chiwetel Ejiofor e Anne Hathaway, chiusi in casa durante il lockdown londinese. Niente di strano visto che mezzo mondo si è trovato imprigionato nella propria abitazione durante lo scoppio della pandemia di Covid-19, se non fosse che hanno appena messo fine alla loro relazione. Costretti a una convivenza forzata, lui cerca in qualche modo di capire come rimediare a errori che gli hanno precluso una vita serena, lei invece intenta a riflettere sulla persona che è diventata a causa del suo lavoro. Il destino troverà il modo di riunirli, quando offrirà loro la possibilità di rubare un diamante durante lo spostamento da un grande magazzino a il caveau di un facoltoso acquirente.

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Sottolineavo all’inizio che Liman è un regista scostante e la qualità altalenante delle pellicole da lui dirette è li a dimostrare questo. Però è vero che non si è mai tirato indietro quando si è trattato di sperimentare, sia con grossi che piccoli budget a disposizione. Questo “Locked Down” è un film che si divide tra sequenze in videochiamata e una estetica indecisa se andare verso il mocumentary o una patina glamour. Ovviamente Liman non è Soderbergh e questo suo “Locked Down” cerca inutilmente di sperimentare, riscoprendosi un prodotto televisivo sopra la media, ma di sicuro ben distante dalla ricerca di originalità che sembrava voler perseguire nei primi minuti.

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Le vicende dei due coniugi che si odiano, si amano, si odiano e si amano nuovamente senza soluzione di continuità, procede su binari canonici e non regalano poi tante emozioni. Nemmeno le sequenze costruite ad arte per creare emozioni si rivelano liberatorie. Quindi cosa rimane in un heist movie dove persino la rapina, fulcro dell’intero racconto, risulta assolutamente anticlimatica? Semplicemente una timida riflessione sul capitalismo che ha di fatto messo e mette tutt’ora i propri interessi di fronte al benessere di intere popolazioni, condita dall’individuale presa di posizione nei confronti di un’etica e moralità personale disciolta in un etere di dubbio gusto (si guardi le videoconferenze tra il personaggio della Hathaway con i colleghi prima e i superiori poi).

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L’ultima fatica di Doug Liman è una pellicola che partendo da buoni ingredienti e una dignitosa bravura nel dosarli, propone una pietanza fin troppo leggera sia per coloro in cerca di spettacolo, come pure per chi  sperava in una presa di posizione più forte nei confronti dei temi portati sullo schermo. “Locked Down” si rivela quindi un film innocuo, che se non fosse per le buone interpretazioni dei due interpreti protagonisti, non avrebbe alcuna ragione di esistere.

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5.8
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