Il Diavolo veste Prada – Anche i demoni hanno un cuore

Andy sta cercando un impiego come giornalista in una qualsiasi testata di New York, alla fine finirà per fare il lavoro che un milione di ragazze verrebbero, l’assistente di Miranda Pristley direttrice della rivista di moda Runway, persona talmente esigente verso i suoi collaboratori tanto da sembrare un diavolo agli occhi dei più. “Il diavolo veste Prada” non parla di moda, ne tantomeno degli stili di vita dei personaggi che gravitano attorno a questo ambiente, se vi interessano tali argomenti dovete recuperare “Pret a Porter” di Altman. Il film di David Frankel è una equilibrata commedia che parla di sogni, impegni, doveri ma soprattutto della fragilità della donna in un mondo in cui quando essa si comporta con la stessa freddezza di un’uomo, viene scambiata automaticamente per un diavolo. Non un film femminista ma una sana e costruttiva critica al femminile, dove moda, passerelle e manie di estetica vanno in netto contrasto con le personalità tutt’altro superficiali delle due protagoniste, simboliche caricature dell’emancipata donna moderna pre e post carriera. Un mondo fatto di trucchi, stoffe e tacchi a spillo che muove miliardi di dollari dando lavoro a milioni di persone, un sistema al quale non interessa “mostrare la bellezza interiore” ma solamente quella esteriore, quella che da appagamento immediato curandosi del momento ma dimenticandosi del passato come del futuro. “Il diavolo veste Prada” si muove intelligentemente tra rimmel, passerelle e due protagoniste speculari ma con un sacco di punti di contatto nelle loro personalità. Andy (Anne Hathaway) ragazza outsider che lentamente si farà inghiottire in una spirale fatta di griffe, trova in Miranda (Meryl Streep) quello che inconsciamente lei vorrebbe diventare, ossia una giornalista di successo rispettata da tutti, capace con un solo cenno della testa di far cambiare ad uno stilista un’intera collezione, ma a quale prezzo ha ottenuto tutto ciò? Quanto le è costato avere il potere? Andy lo capirà solo in quell’attimo in cui il “diavolo” ritorna ad essere donna ed allo stesso tempo mamma di due ragazzine, per un’istante il viso di Miranda si costella di fallimenti e delusioni subite, quei ricordi indispensabili per vivere ma che fanno inevitabilmente male, ma tutto ciò è percettibile per poco tempo perché la corsa deve continuare e marchi, passerelle, trucchi e profumi non possono aspettare, ci sono un sacco di ragazze “Tacchetto” fuori della redazione di Runway che vorrebbero fare il lavoro di Andy, ci sono un milione di persone che vorrebbero dare la loro vita al diavolo per andare alla serata d’alta moda di Parigi, ma in questo mondo c’è anche chi rinuncia a certi obbiettivi per raggiungere il sogno della loro vita ideale il quale non sempre è quello propinatoci da riviste, pubblicità che fanno la loro comparsa nelle nostre vite in modo del tutto passeggero, ed una volta superate ci rendiamo conto di quanto basti poco per vivere bene la vita che desideriamo, basta solo prendere in mano il nostro destino.

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