Il Sigonre degli Anelli – La compagnia dell’anello

“La compagnia dell’anello” è l’inizio di un’avventura epica a tematiche religioso/politiche come pure etico/morali, che viene trasportata dalla carta scritta alla pellicola, grazie allo sforzo incredibile del regista neozelandese Peter Jackson (Splatters). Primo capitolo di una trilogia il quale spoglia il racconto cartaceo di alcuni parti, viene modificato anche pesantemente in altre, ma sullo schermo riesce a ricreare le stesse emozioni dello scritto di Tolkien. Operazione non semplice e dal facile conseguimento quella intrapresa per portare sullo schermo la saga fantasy più conosciuta al mondo, il peso di trasporre un testo tanto conosciuto e amato porta con se il fardello inevitabile del giudizio di ogni singola parte dell’operato da parte non solo dell’autore, ma anche dei lettori e fans del libro pronti, come spesso accade, ad imolarsi a paladini difensori del testo a loro molto caro. Ma questa volta appena iniziano i titoli di testa e sentiamo una voce fuori campo che inizia a parlarci, abbiamo subito la sensazione che tutto sia andato nel migliore dei modi, possiamo percepire immediatamente l’esito del film, ed arrivati alla fine delle tre ore di proiezione non possiamo che iniziare a fremere per vedere il proseguimento di uno dei migliori film fantasy mai realizzati. La pellicola di Peter Jackson è una rielaborazione del libro particolarmente riuscita, come detto prima sono stati tagliate alcune parti, in alcuni casi ne sono state aggiunte delle altre per rendere più cinematografico il racconto, ma ciò che stupisce maggiormente è come i principali fondamenti e temi del romanzo siano resi in modo “leggero”. L’importanza dell’amicizia, i valori che si instaurano tra le persone, la certezza che da un momento all’altro tutto quello che si è può sparire al sopraggiungere della morte, nel film sono presenti in ogni momento proprio come nel romanzo. La maestria nel riuscire a non rendere completamente pesante il racconto, sta non solo nella regia dinamica che ricrea un clima epico incredibile, ma nell’inserimento in fase di sceneggiatura di due elementi assenti, o solo sfiorati, nel libro facendo in modo di non rattristare lo spettatore, questi due sono la speranza e l’amore. Si perché il film al contrario del romanzo non può far leva sull’immaginazione del fruitore del racconto, e quindi deve tentare di aggiungere qualcosa che renda interessante ad ogni tipo di spettatore la vicenda, ecco che ci ritroviamo un amore platonico e dolcissimo tra il personaggio di Granpasso e Arwen, il quale assieme alla speranza di un nuovo inizio ci porta alla fine dei titoli di testa chiedendoci quando vedremo la continuazione della storia. Sarebbe inutile dilungarsi in un’analisi più tecnica del film, o maggiormente approfondita sulle discrepanze tra romanzo e celluloide, quando il risultato finale riesce a coinvolgere e divertire sia la mente che il cuore. Il film parte con la morte, continua a parlare di essa per far comprendere l’importanza della vita e su come spendere il tempo concesso; il film parla di valori che sembrano perduti ma in realtà solo dimenticati; il film mostra quanto importante sia profondere la passione per il risultato finale mentre si tenta di arrivare al traguardo. Il film di Peter Jackson è magia e cinema al suo stato più puro, un regno d’illusione che riflette la realtà che non sempre vogliamo vedere.
8.2
10
Notevole

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