Munich

Munich – La memoria ritorna

“Munich” di Steven Spielberg inizia raccontando come nel 1972 con un’azione di forza sono stati sequestrati nel villaggio olimpico di Monaco 11 atleti israeliani, da un commando di terroristi palestinesi chiamato “Settembre Nero”. Quello che doveva essere solo un urlo di ribellione e di coraggio rivolto al mondo intero, si trasforma in un tragico massacro. La reazione del governo palestinese sarà la più spietata vendetta ai danni del gruppo terroristico.

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Il film parla della missione conosciuta con il nome “Ira di Dio”, una rappresaglia compiuta da quattro agenti segreti del Mossad come risposta all’avvenimento di Monaco, organizzata segretamente dal governo di Israele. La pellicola racconta uno tra i più tragici episodi della storia moderna e lo fa in modo realistico, spietato e lucido. Munich ha un taglio quasi documentaristico conferitogli dalla scelta di utilizzare un sacco di riprese effettuate con telecamere a mano, sublima l’occhio tramite i colori della perfetta fotografia di Janusz Kaminski per finire poi a cullare i momenti riflessivi con le splendide musiche ad opera del maestro John Williams che per l’occasione scrive una partitura equilibrata ottimamente integrata con le immagini.

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Dal lato spudoratamente tecnico “Munich” convince sotto ogni aspetto. Tutto è curato bilanciato e grazie ad un montaggio che sa dosare il ritmo narrativo in maniera eccellente arrivare alla fine delle quasi tre ore di durata non si tramuta in un peso. Dove invece il film mostra ancor di più le sue qualità, molto del merito in questo senso va anche all’ottimo cast su cui spiccano Eric Bana e Geoffry Rush, è sul fronte narrativo. Munich è un thriller di spionaggio coinvolgente dove falsi eroi, informazioni segrete, cospirazioni politiche e quanto altro sono narrate magnificamente rendendolo apprezzabile a chiunque. Ma la sontuosa confezione imbandita da Spielberg contiene una lucidissima analisi che porta a cercare una risposta a quanto accaduto.

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Una domanda inizia a farsi strada nella mente a fine visione, ed è come sia possibile che dal ’72 ad oggi il tempo non abbia ancora sedato l’odio tra i popoli. Tutto questo è possibile perché il regista americano prende le distanze da entrambe le fazioni in causa e va oltre, fotografa ogni avvenimento da un gradino più alto stando distaccato dagli elementi principali e riuscendo ad imprigionare, anche se per poco, gli “ospiti” presenti nell’intricata vicenda che di sicuro non gradiranno l’essere stati chiamati in causa.

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Munich è un film freddo, parla di avvenimenti che potrebbero sembrare lontani ricordi, ma come hanno dimostrato gli avvenimenti degli ultimi anni ci rendiamo conto di quanto questi siano stati sottovalutati da tutti noi, forse allora avremmo dovuto fermarci dare il giusto peso all’accaduto ed apprendere da quella dimenticata memoria, questo Spielberg non lo perdona a nessuno e nell’ultima parte del film lo sottolinea con una macabra istantanea cattiva e profetica allo stesso tempo. Una pellicola film vuota d’amore e piena di razionalità.

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Un film che continua una mirata critica alla società moderna iniziata con quel gioiello di “Prova a prendermi” e arrivata forse a compimento grazie a questo Munich, con ogni probabilità il suo essere estremamente razionale lo fa apparire freddo, ma da quanto la violenza trasmette calore e amore? Alla fine la violenza ne porta altra e questo è il principale messaggio dell’ultima fatica di Steven Spielberg, regista che abbiamo sempre considerato un eterno bambino sognatore ma ora è cresciuto sta iniziando a pensare, forse quei sogni sono diventati incubi e Munich è uno di questi.

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8.4
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