Hellraiser (2022)

Dalla visione di questo nuovo “Hellraiser” a firma David Bruckner, saltano all’occhio sostanzialmente due cose. Che un regista capace, non serve che sia un maestro ma che sappia il mestiere, fa dimenticare che quello che si sta vedendo sia in realtà una produzione televisiva. Quindi bravo Bruckner.

Hellraiser

La seconda cosa, che risulta l’unica nota stonata del film, è che gli sceneggiatori hanno preso il romanzo “Schiavi dell’inferno” di Clive Barker, adattandolo come fosse un nuovo capitolo di “Nightmare“. Ma nonostante questo il nuovo “Hellraiser” riscrive l’immaginario dei cenobiti nel miglior modo possibile, adattandolo a estetica e ritmi odierni, pescando a piene mani dai primi due capitoli e soprattutto non lesinando su sangue e dolore.

Hellraiser

Insomma questa nuova apparizione dei cenobiti e del loro aldilà perverso fatto di elementi gotici e dolore convince senza troppe riserve. Protagonista assoluta di “Hellraiser” è la giovane tossicodipendente Riley (Odessa A’zion), che decide assieme al suo attuale compagno di rubare la merce presente dentro una cassaforte contenuta dentro un container abbandonato. I due entreranno in possesso di una strana scatola cubica di cui non riescono a comprenderne il valore.

Hellraiser

Una volta a casa Riley scopre che quel bizzarro oggetto è in realtà un rompicapo, ma quando inizierà a risolverlo evocherà degli esseri mostruosi che reclamano dolore e morte. Riley assieme ai suoi amici inizierà a cercare un modo per uscire da questo incubo, ma quegli strani angeli del dolore inizieranno a sterminarli uno dopo l’altro. David Bruckner assieme agli sceneggiatori con questo nuovo “Hellraiser” compiono delle scelte radicali per quanto riguarda l’estetica prima di tutto, ma anche la struttura del racconto che, soprattutto questa, porta una revisione dei cenobiti rendendoli forse meno interessanti, ma certamente più a fuoco all’interno del racconto.

Hellraiser

Il film sposa una struttura classica per il genere, dove qualcuno risveglia inavvertitamente qualcosa che era meglio lasciare sopito, finendo per trascinare un gruppo di persone all’interno di un’avventura che va oltre la più spietata immaginazione. In “Hellraiser” David Bruckner prende tutto quello che funzionava nei primi due capitoli della saga e sostanzialmente lo ribalta, senza snaturarne però le fondamenta. I primi film erano sporchi e dall’estetica rozza anche per via del basso budget a disposizione, finendo per trarre forza proprio da questi aspetti.

Hellraiser

Questo nuovo capitolo, che non ha comunque un enorme portafoglio da spendere, capitalizza ogni centesimo centellinando l’uso degli effetti speciali e dando enorme risalto alla nuova veste dei cenobiti. Il personaggio icona tra questi è ancora lui, “Pinhead” ieri, “The Preist” oggi, solo che in questa veste abbandona il vestiario nero uscito da un qualsiasi immaginario sado maso, per abbraccaire una forma più pulita e allo stesso tempo maggiormente inquietante. Il trucco dei cenobiti anche in questo caso è estremamente fantasioso e riuscito, ma il nuovo look che enfatizza le loro mutilazioni e lacerazioni corporee molto più che in passato non manca di rimanere ben impresso durante la visione.

Hellraiser

In “Hellraiser” il sangue non manca, così come la costruzione di un mondo che apre la strada a degli ovvi seguiti, che non è una novità visto che questa ripartenza sarebbe in realtà l’undicesimo capitolo di una saga incapace di mantenere il passo qualitativo dei primi capitoli. Il film di Bruckner infatti deve parte della sua riuscita anche al fallimentare “Hellbound” diretto da Tony Randel, secondo capitolo che portava sul grande schermo anche una visione dell’oltremondo luogo d’origine dei cenobiti, da cui questo nuovo adattamento pesca a piene mani, senza commettere lo stesso errore di volerlo rappresentare ad ogni costo limitandosi solo a suggerirlo in alcuni momenti piuttosto riusciti.

Hellraiser

“Hellraiser” funziona regalando tensione e violenza, ma paga anche una scelta di scrittura che lascia alquanto spaesati, o almeno farà sicuramente alzare più di qualche sopracciglio a chi conosce il racconto, o comunque riconosce lo stato di cult della pellicola del 1987. Sottolineavo all’inizio di questa recensione di come il film assomigli a un nuovo capitolo di Nightmare, questo perché l’apparizione dei cenobiti è legata a una sorte di trance in cui piomba il malcapitato che entra in contatto con la scatola del lamento. Mentre nel racconto queste figure irrompono nella realtà, qui invece il malcapitato di turno entra in una specie di sogno le cui conseguenze si riflettono nel mondo reale.

Hellraiser

A patto di accettare questa non trascurabile libertà nei confronti del testo di origine, “Hellraiser” di David Bruckner è sicuramente la via giusta per dare via a una nuova saga, capace di reggersi con le proprie forze pescando dalle giuste fondamenta pur rielaborandole per adattarle a un nuovo tipo di pubblico.

Dove Vedere Hellraiser (2022)
hellraiser 2022
Hellraiser (2022)
David Bruckner reinventa l'orrore con il nuovo 'Hellraiser', mescolando tensione, violenza e una veste estetica inquietante. Un adattamento che riscrive l'immaginario dei cenobiti, mantenendo intatte le fondamenta della saga. "Hellraiser": il nuovo capitolo risveglia gli incubi e getta le basi per una nuova saga.
3