Captive State

In un futuro prossimo la terra è stata conquistata da una razza aliena. Gli esseri umani inizialmente decisi a resistere scendono a patti con gli invasori per non venir completamente spazzati via. Nella Chicago post invasione, come su tutto il resto della terra, si vive in un regime di polizia che tiene costantemente controllati i cittadini. Una resistenza sommersa però sta per sferrare una serie di attacchi nel tentativo di riaccendere nelle persone di tutto il mondo la miccia della ribellione, facendo così ripartire una lotta per scacciare l’invasore, il cui unico scopo e utilizzare le risorse del globo fino alla distruzione del pianeta.

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B-Movie di fantascienza intenso e riflessivo diretto da Rupert Wyatt. “Captive State” il modesto budget che ha a disposizione lo spende nel migliore dei modi: limitando al minimo l’uso degli effetti speciali in computer grafica e scegliendo un cast capace di reggere il peso di un film d’intrattenimento, ma allo stesso tempo molto politico. Wyatt più che alle dinamiche della razza aliena volge le sue attenzioni sulla necessità di ricostruire un tessuto sociale, su quanto potrebbe essere lesivo per gli esseri umani uno stato di polizia, che alzi muri e divida le persone (ancora una volta l’unione fa la forza, ma la speranza non deve essere mai soppressa).

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Per fare tutto questo utilizza al meglio i mezzi che ha a disposizione realizzando un thriller che forse svela un po’ troppo presto il meccanismo finale, ma risultando nonostante tutto molto efficace nel portare avanti temi e racconto. “Captive Sate” è un film che vorrebbe ambire a qualcosa di più, ma conscio dei propri limiti li spinge al massimo, regalandoci un solido prodotto d’intrattenimento, che mescola sapientemente la forma con la sostanza. Il risultato di questo connubio è uno dei migliori B-Movie dell’ultima decade, che ricorda molto da vicino le pellicole che tanto popolavano le sale negli anni ’80.

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Captive State
7
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