Piccole Donne

Il romanzo classico di Louisa May Alcott, “Piccole Donne”, torna al cinema per la quarta volta grazie a Greta Gerwig che firma regia e sceneggiatura. La storia si focalizza sulla vita delle sorelle March, mostrando come queste inseguiranno i loro sogni, ma allo stesso tempo come ognuna di loro affronterà il passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Quattro sorelle che vivono con la madre nell’attesa di un padre che sta combattendo la guerra di secessione, racconteranno una loro personale parabola di crescita a cui è impossibile sottrarsi. Greta Gerwig si sobbarca di un bel peso nel portare sullo schermo questa nuova versione di “Piccole Donne”.

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Da un lato è costretta a confrontarsi con le precedenti trasposizioni, dall’altro con un adattamento di un libro tanto amato e conosciuto, quando bisognoso di una interpretazione più autoriale per il grande schermo. La regista americana in questo senso compie una scelta radicale mettendo al centro della vicenda il personaggio di Jo, interpretata da Saoirse Ronan ancora una volta in stato di grazia, ormai scrittrice che vive a New York. Costretta a tornare a casa dalle sorelle, Jo ricorderà le loro vite, i momenti felici e quelli più drammatici, fino al momento in cui riunendosi nuovamente tutte e quattro daranno il via ad un nuovo corso della loro vita.

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Come sottolineato la regista di “Lady Bird”, qui si assume la responsabilità di alterare il tessuto narrativo del romanzo creando una narrazione non lineare che si rivela ben presto essere una scommessa vinta, sia sul piano narrativo che del ritmo cinematografico. Infatti nonostante la durata superi le due ore, una regia solida e un racconto reso dinamico nonostante rimanga comunque un dramma, restituiscono a “Piccole Donne” una identità netta e molto forte. Ad aiutare la regista le musiche di Desplat, ma soprattutto un gruppo di attrici capaci di descrivere al meglio ogni proprio personaggio. Il peso della riuscita rimane sulle spalle di Saoirse Ronan che con il suo personaggio è il vero collante di tutte le vicende del film.

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L’attrice inglese affronta a testa alta l’importanza del ruolo, regalando alla sua Jo March una profondità che sembra uscire dai fotogrammi della pellicola. Tramite “Piccole Donne” il cinema ritrova il dramma in costume classico, ma in una veste conscia della necessità di doversi confrontare con un pubblico ben diverso da quello dell’opera scritta e soprattutto delle precedenti trasposizioni cinematografiche. Oggi come ieri, la riflessione sul ruolo della donna della società è arriva diretta allo spettatore, che in epoca #metoo non può che farsi qualche domanda a riguardo. In una realtà odierna fatta di pellicole frammentate, o peggio, frammentarie Greta Gerwig porta sullo schermo il più classico dei drammi con una eleganza e capacità inaspettate. “Piccole Donne” al netto di alcune sbavature tecniche è già tra i migliori film di questo inizio 2020.

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Piccole Donne
7.7
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