Bad Boys 2

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“Bad Boys 2” è la dimostrazione che il cinema di Michael Bay non è tanto fatto di esplosioni, o almeno lo è superficialmente, ma invece di implosioni. Dopo svariati anni dal primo capitolo e una serie di successi commerciali (The Rock, Armageddon) che gli hanno consentito di avere carta bianca dagli studios, il regista americano dirige il suo primo seguito. Se sulla carta la forma sembra quella della replica in scala maggiore del precedente episodio, in realtà il film accende una riflessione sulla necessità di rifondare le fondamenta del prototipo, piuttosto che fortificarle.

In “Bad Boys 2” troviamo nuovamente gli agenti Mike Lowrey e Marcus Burnett alle prese con un narcotrafficante cubano. Oltre a loro due, alle costole del criminale c’è pure la sorella di Marcus, Syd, poliziotta infiltrata nel cartello con lo scopo di arrestare l’importazione di cocaina a Miami. Tra esplosioni, ed inseguimenti (quello in autostrada è degno di un disaster movie), scopriremo che Marcus e Syd sono fidanzati all’insaputa del fratello di lei, oscuro pure del fatto che lei sia un agente in incognito. Questo metterà a dura prova l’amicizia tra Mike e Marcus, fino a quando il rapimento della sorella di quest’ultimo, li riunirà per poterla salvare nel solo modo che loro conoscono, distruggendo praticamente qualsiasi cosa si frapponga tra loro e l’obbiettivo.

“Bad Boys 2” è un film che non esplode mai, ma paradossalmente implode dimostrando come l’equilibrio tra immagine e racconto nel cinema di Michael Bay propenda tutto per la prima. A tutti gli effetti questo seguito ha proporzioni enormi rispetto al precedente, ma tutte le volte che sullo schermo non appaiono sparatorie, inseguimenti ed esplosioni, Bay si affida nuovamente all’improvvisazione dei suoi attori e questi mancano clamorosamente il bersaglio. L’idea, ma forse sarebbe meglio dire la necessità, di inserire nuovi elementi comici per ampliare e rinnovare i due poliziotti, alla lunga finisce per appesantire il tutto. Se i titoli di riferimento del primo “Bad Boys” erano “48 ore” e “Arma Letale”, qui sembrano essere le commedie per famiglie anni ’90, ovviamente.

Il problema di “Bad Boys 2” sta nel suo voler essere oltremodo serio, sfociando nel grottesco in alcuni punti (anche perchè Bay non è sicuramente regista capace di gestire i tempi comici come le esplosioni). Mentre la trama snella del primo capitolo era un pregio, l’averla inutilmente appesantita di fardelli come la sorella di Marcus, mette in evidenza come regia e sceneggiatura procedano a due velocità completamente diverse, ed ovviamente a farne le spese tra le due è la seconda. Michael Bay non è interessato al gioco degli equivoci, ma a realizzare un film poliziesco enorme, ed il risultato è il classico gigante con i piedi di argilla.

“Bad Boys 2” ha così tanta azione che finisce, per l’appunto, con il far implodere la storia, che non diventa più necessaria allo scopo finale della pellicola, che non è sicuramente quello di raccontare l’avventura dei due amici poliziotti, ma di mostrarla nel modo più borioso possibile. Missione decisamente riuscita. “Bad Boys 2”, diventa quindi il manifesto di un cinema americano bolso, preludio però di un modo d’intendere l’azione cinematografica che molti registi tenteranno di replicare, con risultati ancor più disastrosi per buona parte degli anni 2000.

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