Terminator – Destino Oscuro

La saga di “Terminator” ha sicuramente visto dei momenti altissimi come i primi due capitoli e alti bassi se non del tutto trascurabili. Tra i picchi minimi troviamo il capitolo “Genesys” e del tutto irrilevante “Le macchina ribelli” (“Salvation” è un mix di cose, che quando non è brutto è del tutto insignificante, anche se rimane un’ottima demo per impianti audio). Questo nuovo episodio “Terminator – Destino oscuro” vede il ritorno in fase di scrittura del suo creatore, il tanto odiato/amato (per chi scrive sicuramente amato) James Cameron, che ha sicuramente chiara una cosa, la centralità della storia non è mai stata la macchina killer o i viaggi nel tempo, ma la riscrittura del futuro da parte della protagonista Sarah Connor.

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D’altronde il secondo indimenticabile capitolo ruotava attorno alla contrapposizione tra la staticità del futuro e la mutabilità del destino (il primo invece era focalizzato sulla lotta uomo/macchina). Ed è proprio da questo cardine che la storia di “Terminator – Destino Oscuro” prende lo slancio di partenza. Dopo aver distrutto Skynet e scongiurato il giorno del giudizio, Sarah Connor si ritrova ad aiutare Dani Ramos e  Grace, umana potenziata arrivata dal futuro. Si perché se il destino può essere forgiato, il futuro sembra sia possibile solamente rimandarlo, ed infatti tramite Grace scopriamo che l’uomo ha comunque creato una intelligenza artificiale, Legion, che si rivolterà contro gli uomini sterminandoli.

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A opporsi all’estinzione della razza umana voluta da Legion ci sarà Dani Ramos, futuro leader della resistenza. Le tre donne aiutate anche da un vecchio robot Terminator rimasto intrappolato nel passato (e che regala un’introduzione di quelle che difficilmente si scordano), dovranno distruggere la minaccia rappresentata dal nuovo robot REV-9 e dare il via ad un nuovo ciclo di eventi capaci di mettere tutto nuovamente in discussione. Il concetto alla base di questo nuovo capitolo è piuttosto semplice, unire vecchie e nuove generazioni di spettatori ripetendo lo schema base dei precedenti capitoli, ossia scampare continuamente da un pericolo sempre rigorosamente all’ultimo minuto, aggiornando tutto lo scheletro visivo e narrativo ad oggi.

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Lo spettacolo diretto da Tim Miller è più che gradevole, pur non raggiungendo le vette dei primi due film, ma a convincere maggiormente sono le protagoniste femminili. Linda Hamilton si riprende il ruolo di Sarah Connor e ricorda a chiunque il carisma che un eroe donna dovrebbe avere, a farle da spalla Mackenzie Davis che con la sua Grace aggiorna il prototipo di eroina cameroniana agli stilemi moderni. L’umana potenziata arrivata dal futuro, è una splendida metafora di come la donna moderna può essere sia femminile che indistruttibile senza macchiarsi con atteggiamenti maschili di genere. Se Sarah Connor è l’archetipo dell’uomo declinato in un corpo femmineo, Grace è una donna che non ha bisogno di fingersi uomo.

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“Terminator – Destino Oscuro” però non disdegna nemmeno qualche riflessione pessimistica, ovviamente riguardante il futuro di una umanità che per quanto intenta ad evolversi, non può esimersi da creare nuovi modi per autodistruggersi (la guerra fa parte dell’uomo e ogni sua creazione la porta all’interno). È chiara e ben presente durante la visione che dietro a questo episodio ci sia il suo creatore, come che Tim Miller in regia si sia praticamente messo al servizio di una storia su cui poteva avere poche parole in capitolo. Il risultato è un blockbuster d’azione dal ritmo serrato, che amalgama in modo coerente presente e passato, gettando basi per una saga tutta declinata al femminile, come forse ha sempre voluto essere. Perché se il futuro ancora una volta è ignoto, il presente di “Terminator – Destino Oscuro” è dannatamente divertente.

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