Avengers: Endgame

Esistono pellicole che diventano obbligatorie per gli autori. Ripercorrendo la saga di “Nightmare”, dopo il primo inossidabile capitolo, ne sono seguiti cinque che hanno rivisitato e adattato il personaggio di Krueger fino a snaturarlo completamente. Servì il settimo episodio dal titolo “Nightmare Nuovo Incubo” diretto nuovamente da Wes Craven per mettere fine alla saga e riportarla ai toni che ne decretarono il successo. “Avengers: Endgame” è esattamente questo, un punto che porta a termine una storia che si ricollega a ritroso a tutte le produzioni Marvel fino al primo “Iron Man”. Dal 2008 ad oggi quello che tutti conosciamo come “Marvel Cinematic Universe” è stato dapprima plasmato sui gusti del pubblico, per poi modellare gli stessi e trasportare gli sguardi proprio verso questa chiosa finale che unisce decorosamente tutti i 22 film prodotti dallo studio. Questa titanica pellicola diretta da Anthony e Joe Russo, prende le fila del precedente “Avengers: Infinity War” e porta a compimento la vendetta degli eroi nei confronti del titano pazzo Thanos. Nel fare questo i due registi, forti di una sceneggiatura che risulta audace nel suo autocitare i precedenti eventi (e nel sferrare colpi ad altri film popolari), riuniscono tutto il cast apparso in questi anni, terminando alcuni archi narrativi e registrando una nuova partenza per altri.

Da un punto di vista produttivo “Avengers: Endgame” è il capitolo finale di una saga che ha riscritto il concetto di serialità cinematografica, trasportando sullo schermo quella orizzontalità narrativa propria delle serie televisive, adattandola alle esigenze di un pubblico che non vede i vari episodi a distanza di sette giorni, ma almeno di sei mesi. In questo la pellicola scritta da Christopher Markus e Stephen McFeely è quasi un miracolo, data la capacità dei due di andare a inglobare eventi dei primi film che erano ben distanti dall’idea narrativa globale che si è svelata solamente dopo il secondo bruttissimo capitolo dei vendicatori (“Avenegrs: Age of Ultron”). Proprio come il settimo capitolo di “Nightmare”, questo quarto episodio cross-over mette ogni cosa al proprio posto, accontenta chiunque dai fan più accaniti ai semplici appassionati e fa chiudere il proverbiale cerchio nel miglior modo possibile, o forse nell’unico, inscenando una esperienza visiva totalizzante.

“Avengers: Endgame” non delude le aspettative del racconto quindi, ma paradossalmente è il capitolo che nella sua globalità è realizzato nel modo più claudicante. Tralasciando alcuni espedienti (buchi?) narrativi che in una produzione simile gli si può concedere (a patto di accettarne le regole seriali, altrimenti di per se il film diventa incomprensibile), nelle quasi tre ore di durata ci sono molti elementi che sarebbe stato il caso di sforbiciare così da rendere il tutto più compatto. Concentrandosi maggiormente sulla trama principale senza aggiungere ulteriore sostanza che appesantisce inutilmente la visione (la parabola di occhio di falco che diventa un assassino di criminali è un esempio lampante di sottotrama inserita senza approfondimento per dilatare gli eventi), ci ritroveremmo un film dal ritmo indiavolato e concentrato sugli eventi più interessanti. A livello prettamente registico i fratelli Russo continuano una parabola discendente, il film da un lato non ha più la sovrabbondanza di momenti CGI come il precedente, relegandoli per lo più nella parte finale, ma è costellato da problemi di montaggio (campo e controcampo è qualcosa che sembra veramente problematico gestire) e dalla mala gestione delle sequenze d’azione (cosa che Marvel non è mai riuscita ad aggiustare e che porta avanti dal primo “Iron Man”), che nella battaglia giugne ad un apice regalandoci un mix mal riuscito tra “Ready Player One” e “Il Signore degli Anelli: Le Due Torri”, evidenziando i limiti nella gestione delle scene di massa (anche in questo caso c’è un miglioramente rispetto al Wakanda di “Infinity Wars”, ma si parla di poca cosa). Problemi di questo tipo il film ne è pieno, in Marvel li avranno pure visti, ma sono anche consci che il pubblico a cui la pellicola è indirizzata nella maggior parte dei casi non li noterà minimamente (basti pensare che esiste una buona parte di persone che sono nate prendendo a modello di riferimento action film muscolari come “300”).

“Avengers: Endgame” è quindi un film che accontenterà quasi tutti, ma realizzato con una cura molto al di sotto rispetto ad altre pellicole dei Marvel Studios (probabilmente non è vera mancanza di cura, credo proprio che dietro a questi film ci sia gente che ama il proprio lavoro, ma gestire un cast così numeroso inevitabilmente porta delle conseguenze in fase di montaggio facendo recuperare take funzionali prima che riusciti). Questo ultimo film piacerà sicuramente a coloro che già avevano apprezzato il precedente, ma non riuscirà a spostare il parere di nessun detrattore della serialità produttiva dei cinecomics. “Marvel” fin dal primo “Iron Man” ha sempre prodotto dei film sufficienti, alcuni più riusciti di altri, con dei valori produttivi che hanno settato un nuovo punto di riferimento per i vari blockbuster, ma è ancora vittima di se e di quella necessità di rimanere stabili sulla superficie del racconto. E’ un problema questo? Certamente. Fa si che non ci si goda lo spettacolo proposto? Assolutamente no. Un ciclo è arrivato a compimento, ma adesso è arrivato il momento di scontentare qualche persona in più e iniziare nuovamente a produrre pellicole che non siano solamente prodotti commerciali dallo smaltimento rapido.

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Avengers: Endgame
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