Venom – La furia di Carnage

“Venom – La furia di Carnage” cerca di risollevare il personaggio dopo che il primo “Venom” non fece gridare al miracolo pubblico e critica. La pellicola diretta da Ruben Fleisher era fuori tempo, afflitta da evidenti problemi di scrittura, a cui si aggiunge una direzione artistica troppo debitrice alle produzioni anni ’90, noncurante che la grammatica dei supereroi sul grande schermo è cambiata parecchio da allora. Nonostante i difetti, nonostante il gradimento tiepido del pubblico, il film si rivelò comunque un successo al botteghino tale da giustificarne ampiamente un seguito.

Carnage

La squadra produttiva dietro al primo capitolo è riconfermata in questo “Venom – la furia di Carnage”, ma perde Fleisher in favore di Andy Serkis, attore e regista che si ritrova tra le mani un compito piuttosto complicato. Il nuovo direttore dei lavori infatti deve risolvere i problemi che affliggevano il precedente capitolo, ma allo stesso tempo riproporre quel climax che ne ha decretato il successo. Purtroppo il risultato è un film sicuramente più divertente, ma comunque pieno di momenti che fanno alzare più di un punto interrogativo. Durante la visione ci si chiede come sia possibile che i difetti che affliggevano il precedente siano stati soltanto attenuati.

Carnage

In questo “Venom – La furia di Carnage”, troviamo ancora un cast sotto sfruttato su cui spicca nuovamente Michelle Williams, ma a farle compagnia si aggiunge Naomi Harris e anche Woody Harrelson. Questi ultimi due sono di fatto i personaggi cattivi che dovrebbero animare la pellicola, ma purtroppo non hanno spazio per svilupparsi adeguatamente. Se la figura di Shriek, interpretata dalla Harris, appare così poco in scena al punto da impedire all’attrice qualsivoglia caratterizzazione, non va molto meglio al Carnage di Harrelson, attore che si ritrova per lo più rimpiazzato dalla sua controparte in computer grafica.

Carnage

La visione di questo “Venom – La furia di Carnage”, procede senza emozioni o scossoni, Serkis conscio di un materiale di partenza scarso fa quello che gli riesce meglio, diminuisce la durata, porta al minimo l’intreccio narrativo e si concentra sui momenti d’azione ad alto (ab)uso di animazione digitale. Il risultato è un film in cui non ci si appassiona veramente mai al destino dei personaggi, ma che corre spedito verso la sua conclusione, nella speranza che lo spettacolo di luci creato a computer, faccia dimenticare il vuoto che il titolo propone durante la visione.

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Il finale nuovamente e scontatamente aperto suggerisce un cambio consistente nella narrativa futura del personaggio interpretato da Tom Hardy. Ma appena i titoli di coda appaiono sullo schermo, vedere quanti nomi sono stati coinvolti nella scrittura di questo nulla cinematografico, strappa un sorriso. Qualunque siano le sorti di Venom, c’è da augurarsi solo che i cambiamenti nelle sue prossime avventure siano quantomai consistenti.

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