The Prestige – Ossessione e devozione.

Nella Londra del 1800 due amici, Angier (Hugh Jackman) e Borden (Christian Bale) sono affascinati dai trucchi degli illusionisti, loro amano scovare il segreto che rende possibile l’incredibile, adorano inventare nuovi numeri di prestigio coltivando il sogno di poterli un giorno esibire ad un proprio pubblico. La morte in scena della moglie di Angier a causa di un’errore di Borden romperà per sempre il legame d’amicizia tra i due, facendo partire un’ossessiva sfida all’ultimo trucco per dimostrare al mondo chi è il migliore illusionista esistente. I fratelli Nolan uniscono nuovamente le forze per tornare a parlare del tema che grazie a “Memento” li portò al successo, l’ossessione umana.

“The Prestige” infatti condivide oltre al tema, anche la struttura narrativa disposta su più piani temporali già utilizzata per l’appunto nel loro primo film, ma se in “Memento” questo metodo aveva lo scopo preciso di mostrare la stessa azione da più punti di vista, in “The Prestige” serve a trarre in inganno lo spettatore. Infatti il film parla di un’illusione, lo fa dall’inizio alla fine, ci mostra sin da principio il segreto dietro ad essa, ci mostra la sua esecuzione e ci fa credere che sia magia, qualcosa di realmente inspiegabile, nonostante porga la soluzione sul piatto d’argento non vogliamo credere ad essa. I Nolan consci di ciò strutturano il film negli stessi tre atti in cui si crea un numero d’illusionismo, ed ad ognuno di essi affibbiano un piano temporale narrativo diverso. Proprio grazie a questa struttura invogliano lo spettatore a tentar di scoprire una verità diversa da quella ovvia e scontata propinata dalla pellicola direttamente nella prima inquadratura del film.

La cosa che riesce di più è proprio la beffa allo spettatore, il quale ignaro vorrà arrivare fino alla fine per credere a qualcosa, per comprenderne il segreto, ma una volta decriptato la curiosità diminuisce ed i titoli di coda iniziano. Scritto molto bene e diretto con gusto “The prestige” è la pellicola meno riuscita del regista inglese, a suo agio dietro la macchina da presa, abile nello sfruttare un’ottimo cast ed il linguaggio metacinematografico, non riesce però ad impartire un ritmo costante al suo ultimo lavoro. La narrazione dislocata su più piani temporali risulta da sempre di difficile gestione, sia per chi deve esporla, come pure per chi invece la deve interiorizzare. Purtroppo nonostante l’utilizzo affascinante e perfettamente dosato di musiche, effetti speciali, costumi, scenografie ed quanto altro, il film non riesce mai del tutto a coinvolgere, probabilmente a causa di una resa scostante della tematica principale del film.

Infatti l’ossessione logorroica dei due, non trova uguale misura in tutti i tre piani narrativi, ed è proprio quando questa entra in scena celata dietro alle quinte che il regista inglese riesce a trasportare chiunque dentro la vicenda, il crescente bisogno di capire cosa si cela dietro all’illusione diviene la vera e propria ossessione dello stesso spettatore, la quale cresce in quest’ultimo con l’evolversi della storia proprio come nei due protagonisti, ma purtroppo viene in più punti mitigata a causa di una durata fin troppo lunga delle parti in cui questo stato della mente umana viene messo da parte. Un peccato perché rende questo “The prestige” un film d’intrattenimento ben al di sopra della media che ripagherà con soddisfazione chiunque si ritroverà a vederlo, ma purtroppo segna un mezzo passo falso nella fusione tra film d’autore e pellicola d’intrattenimento da parte di Christoper Nolan, che dopo la riuscita avvenuta con la sua precedente pellicola “Batman Begins” questa nuova prova poteva essere la conferma definitiva di un nuovo e sofisticato talento cinematografico.

The Prestige
The Prestige – Ossessione e devozione.
7.8
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