Assassins

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5 Luglio 2021, giorno in cui Richard Donner lascia questo mondo per adoperarsi, si spera, a fare qualcosa in un altro. Regista di pellicole il cui status va addirittura oltre quello di cult, tra cui troviamo “I Goonies”, “Arma Letale”, “Superman”, “Omen”, giusto per citarne alcune. Ma Donner era anche un produttore non da poco, a lui infatti dobbiamo ad esempio titoli come “Ogni maledetta Domenica” o gli “X-Men” di Bryan Singer (e giusto per la cronaca il tanto amato boss dei Marvel Studios, Kevin Feige, ha iniziato come stagista alla “Donner Company”). Insomma davanti, dietro o laterale alla macchina da presa si è rivelato una figura tutt’altro che secondaria dell’industria cinematografica americana. Ora che a 91 anni si è spento, chi come il sottoscritto era un bambino negli anni ‘80 e ragazzo nei ‘90, ha incrociato più e più volte lo sguardo con opere che portano la sua firma, anche inconsapevolmente (lo so che in fondo in fondo avete visto tutti “Ladyhawke”). Se oggi amo il cinema è anche grazie a lui e il modo di ricordarlo è scrivere di una delle sue opere minori, probabilmente anche fin troppo adombrata dalla presenza di una star allora in leggero declino come Sylvester Stallone, ma che comunque riesce a regalare un artigianale intrattenimento che sembra ormai un ricordo lontano.

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“Assassins” racconta il dualismo tra due killer agli antipodi: Robert Rath interpretato da Stallone e Miguel Bain incarnato da Antonio Banderas. Il primo è un metodico e stanco professionista che sta aspettando il momento migliore per ritirarsi, mentre il secondo è giovane, incontenibile e che non solo adora uccidere, ma vuole diventare addirittura migliore del suo idolo che è proprio Rath. Lo scontro tra i due diventerà inevitabile quando verrà assegnato ad entrambi lo stesso contratto. I due devono infatti recuperare un dischetto contenente dei segreti industriali e uccidere l’hacker che le ha sottratte. Quando Rath scoprirà che il pirata informatico è una donna (Julianne Moore), decide di salvarla diventando a sua volta un bersaglio.

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Scritto dai fratelli, ormai sorelle, Wachowski e Brian Helgeland, “Assassins” non nasconde la sua natura ludica, passando attraverso il confronto di due uomini che si ritrovano a vivere un western metropolitano dal ritmo serrato, messa in scena pulita e funzionale, che in alcuni momenti infila qualche punta di noir per dare un tono generale al racconto. Come spesso accade nel cinema di Donner anche in “Assassins” il tempo, lo scorrere dello stesso, ha un’importanza di tutt’altra secondaria importanza (non è un caso che proprio la prima inquadratura si apra su di un orologio). Rath ha vissuto 15 anni con il fantasma di un’azione che pur portandogli un certo tipo di gloria, gli ha rovinato per sempre la vita. Mentre Bain vive ogni istante come fosse l’ultimo, per lui conta solamente il presente. Ancora una volta Donner ragiona sul tempo, sul ricordo, sulla necessità di abbandonare il passato per vivere il presente e costruire il futuro. Qui è Rath a dover abbandonare il ricordo di un amico ucciso, ma ieri erano il Navarro di “Ladyhawke” o Frank Cross di “S.O.S. Fantasmi” a dover fare i conti con il passato per apprezzare il proprio tempo e costruire un domani. Il tempo ed il bisogno di spezzarne la ciclicità è un elemento che torna spesso nella filmografia del regista americano.

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Stallone e Banderas dal canto loro incarnano si ritrovano con due personaggi scritti non solo per le loro diverse capacità attoriali, ma anche per la fisicità che portano sullo schermo. Infatti Rath è monolitico e risoluto, mentre Bain un autentico fiume in piena. L’attore americano arrivava da una serie di pellicole non propriamente riuscite, tra cui “Lo Specialista” dell’anno prima, mentre lo spagnolo grazie a “Desperado” del 1993 iniziava la sua ascesa nell’action americano. Il riflesso delle loro carriere paradossalmente rispecchia perfettamente i personaggi che vanno ad interpretare. Come proverbio vuole però il vero vincitore è Richard Donner. “Assassins” funziona perché la sua regia imprime il giusto ritmo al film, accelera quando deve e prende le giuste pause quando necessario. Come nelle commedie anche nei film d’azione i tempi sono importanti, Donner lo sa perfettamente ed infatti non li sbaglia mai. La trama è lineare, scorre senza intoppi, ma anche senza particolari guizzi, trasportando lo spettatore in un finale dalla tensione misurata dalla messa in scena più che adeguata. Seppur Stallone non sia sempre convincente e spesso Banderas vada in overacting, Donner mantiene il controllo su ogni cosa, rendendola accettabile e seppur non firmando una delle sue pellicole più riuscite, mette sullo schermo un thriller teso, con scene d’azione ben girate che fa dimenticare una trama fin troppo semplice e lineare. Nel 1995 il regista aveva già firmato pellicole dall’indubbio successo e fascino, ma non per questo i titoli minori della sua filmografia, di cui questo “Assassins” fa sicuramente parte, meritano di essere dimenticato come mera merce industriale.

6.5
10
Soddisfacente

Pro

  • La regia di Richard Donner è una garanzia
  • Parte finale ben orchestrata

Contro

  • Stallone non sempre credibile nel ruolo

Summary

6.5
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