Assassin’s Creed

Assassin’s Creed – Viaggi nell’animo

Una lotta millenaria si consuma per la salvaguardia del libero arbitrio. La setta degli “Assassini” agisce per preservare i segreti custoditi da un manufatto chiamato “la Mela dell’Eden”, mentre “i Templari” vogliono controllare l’umanità piegandone le coscienze a proprio vantaggio, tramite i segreti custoditi nella reliquia in possesso dei primi. Lo scontro continua tutt’ora e sembra arrivato ad una incredibile svolta grazie ad una macchina chiamata “Animus”, la quale permette di viaggiare a ritroso nel tempo tramite la memoria genetica del paziente, facendo rivivere a quest’ultimo le vite dei propri antenati.

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Ed è grazie al sequestro di Callum Lynch (Michael Fassbender), un condannato a morte per aver ucciso un pappone, che i templari si ritroveranno vicinissimi al loro obbiettivo, dato che quest’ultimo altro non è che il discendente diretto di Aguilar de Nerha (Michael Fassbender nuovamente), assassino ai tempi della inquisizione spagnola, nonché ultimo uomo ad essere entrato in possesso della “Mela dell’Eden”. Rivivendo le memorie del suo antenato Callum scoprirà anche alcune verità sulla sua infanzia, costringendolo a scegliere da quale parte schierarsi, se sposare anche lui la causa degli assassini o consegnare il potere ai templari. Justin Kurzel ritrova Fasbbender e la bellissima Marion Cotillard con i quali aveva realizzato “Macbeth”, per trasportare su pellicola le vicende di un videogioco da cui il film eredita il nome e trae ispirazione.

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Le differenze tra i due media hanno fatto, giustamente, decidere di concentrarsi su personaggi e ambientazioni completamente nuove, così da evitare paragoni con trame già viste dai giocatori, ma anche per rendere comprensibile la vicenda a coloro che con il videogioco non hanno mai avuto nulla con cui spartire. Purtroppo possiamo registrare questa ottima scelta come l’unica veramente riuscita del film, che seppur in grado di regalare dello spettacolo difficilmente si rivela in capace di raccontare in modo appassionante la storia che sta alla base del tutto e i personaggi ad essa collegati. Nonostante il cast di tutto rispetto, il cinema di Kurzel proprio come nel precedente film, non riesce ad andare oltre l’autocompiacimento estetico, il suo occhio è troppo attento alla gestione del controluce più che allo spazio scenico e agli eventi e questo si nota nel modo anonimo con cui vengono gestite le sequenze d’azione, vero cuore del film.

Il regista australiano muove la macchina da presa attraverso due epoche diverse senza mai immergerla nella polvere della Spagna di Aguilar (la parte più suggestiva della pellicola), o nelle pulsioni che vive Lynch costretto a combattere per ritrovare sé stesso o decidere se abbandonarsi all’idea curatrice della dottoressa Rikkin (una Cotillard che per la seconda volta nelle mani di Kurzel mette in mostra una apatia espressiva quasi totale). Il risultato è una pellicola che non sa decidere se spingere l’acceleratore sulla sua parte marcatamente b-movie, o concentrarsi sui temi principali dello script ossia il libero arbitrio e l’importanza delle nostre scelte, sfruttando un cast che vede anche comprimari di primordine come Jeremy Irons e Charlotte Rampling. “Assassin’s Creed” al netto dei suoi gravi difetti riesce comunque a non tradire la sua fonte di partenza (pur con tutte le libertà e i rischi presi), ma allo stesso tempo fatica a ricavarsi una propria identità filmica rendendo lo spettacolo troppo sterile, completamente privo di emozione.

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5.5
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