Anna

La giovane Anna (Sasha Luss) vive assieme a un criminale. Lei tenta in ogni modo di staccarsi da lui senza riuscirci. Inaspettatamente un agente del KGB le tende una mano, proponendole di aiutarla a patto che lei entri nei servizi segreti sovietici e ci lavori per qualche anno. È la Mosca degli anni ’80 e le promesse non sono sicuramente fatte per essere mantenute. Anna verrà mandata a Parigi in incognito, dove un lavoro da modella le offrirà la giusta copertura per i suoi compiti di spionaggio. Purtroppo gli anni passano e la certezza della libertà con loro, costringendo la giovane donna a trovare un modo per riappropriarsi della propria vita.

Anna

“Anna” è un film riuscito solamente a meta, rimane comunque un oggetto filmico che gli amanti del regista francese guarderanno con un sorriso sulle labbra, nonostante la leggera delusione che immancabilmente lascerà a fine visione.

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Il cinema di Luc Besson rielabora le proprie radici alla ricerca di uno spazio contemporaneo. Dopo il fallimentare, almeno ai box office, “Valerian e la città dei mille pianeti”, il regista francese torna in una propria comfort zone, quella in cui al centro dell’azione c’è una donna pronta a tutto pur di liberarsi dalla propria gabbia. Così era “Nikita” prima e allo stesso modo “Lucy” poi, solo che se nel film del 1990 era l’enfant prodige del cinema francese che ridisegnava le traiettorie della figura femminile d’azione, oggi in molti hanno fatto tesoro dei suoi percorsi artistici. Alcuni si sono avventurati in questo territorio con risultati claudicanti si pensi a Francis Lawrence con “Red Sparrow”, come pure altri partendo dalle basi della femminina Nikita, sono già riusciti a modernizzare la figura della spia femminile attualizzandola allo sguardo contemporaneo, vedasi “Atomica Bionda”. Durante la visione di “Anna” risulta quasi ironico il fatto che proprio Besson sia passato da inseguito a inseguitore, ma questa è una dinamica a cui nemmeno lui si può sottrarre. Ed in effetti “Anna” nei momenti in cui delude maggiormente è un film che rincorre l’estetica dell’azione sdoganata dalla coppia Chad Stahelski e David Leitch, per poi convincere nei momenti in cui Besson mescola le carte della scheletrica trama, creando interesse attorno ad essa.

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Se nei momenti d’azione la pellicola è debitrice nei confronti del lavoro altrui, nella messa in scena del racconto, il cui epilogo in un film del genere è comunque volutamente chiaro fin dall’inizio (ed è il problema maggiore della pellicola), il regista si diverte nel montare le peripezie della protagonista sottraendo e aggiungendo, compiendo balzi in avanti e indietro per tutta la durata. Se quindi “Anna” è una produzione che esegue con diligenza il compito nelle sequenze d’azione, le vere “montagne russe” le mette in scena grazie all’abilità di un montaggio capace di mantenere costantemente vivo l’interesse. Il cinema di Besson quindi pur raggiungendo le stesse derive che lo hanno contraddistinto, con questa sua pellicola si diverte a ridisegnarne le traiettorie. Anche se “Anna” è un film riuscito solamente a meta, rimane comunque un oggetto filmico che gli amanti del regista francese guarderanno con un sorriso sulle labbra, nonostante la leggera delusione che immancabilmente lascerà a fine visione.

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