Crimson Peak

Crimson Peak – L’importanza dello sfondo

ATTENZIONE!!!!

Piccola premessa. Aspettavo da molto questo film per i più svariati motivi. Quanto scritto di seguito vuole essere una riflessione il più possibile obbiettiva. Seppur io non possa negare che il film di Guillermo Del Toro non sia scevro da difetti, vedere una pellicola come "Crimson Peak" al cinema è stato come ritrovarsi davanti agli occhi un sogno che si realizza e che attendevo fin da quando ero un ragazzetto di quattordici anni che guardava horror nelle sere estive, continuando a chiedersi perché non potevano essere più "grandi", più "eleganti", più "belli".

“Crimson Peak” presenta nei suoi primi trenta minuti due sequenze importantissime, in queste il regista consegna allo sguardo le coordinate per raggiugere il contenuto dell’opera. La prima di queste è l’apertura stessa della pellicola in cui la protagonista Edith svela di vedere fantasmi, presenze che esistono sullo sfondo del vivere quotidiano che non tutti sono in grado di percepire. La seconda quando l’oftalmologo Alan McMichael (Charlie Hunnam, il fatto che sia un medico oculista non è un caso), mostra alla protagonista alcune lastre fotografiche in cui oltre ai soggetti in primo piano, sono presenti dietro gli stessi degli spettri. In entrambe le sequenze “Crimson Peak” sottolinea l’importanza del secondo piano, chiede di non focalizzare l’attenzione sulla storia ma di godersi la cornice in cui essa viene contenuta. E’ una condicio sine qua non senza la quale tutto quanto viene costruito nelle due ore di pellicola cede inesorabilmente sotto il peso dell’opulenza visiva restituita al meglio dalla fotografia di Dan Laustsen.

Esistono pericoli incredibili nel buio.

Guillermo Del Toro in “Crimson Peak” non tenta di nascondere la mancanza di originalità dell’intreccio narrativo (il primo piano), che è una sorta di miscuglio in chiave fantastica e femminista de “La caduta della casa degli Usher” mescolato a “Danza Macabra” di Margheriti con un pizzico di “Notorius”. La presenza di un plot “scontato” permette al regista messicano di donare nuova forma estetica ad un genere dimenticato quale l’horror gotico. Ed infatti se da un lato la storia non regala mai sorprese (semmai il contrario visto che tutto è ampiamente prevedibile con enorme anticipo), quello che la circonda è il vero miracolo di Del Toro (ma anche dello scenografo Tom Sanders, sue anche le scenografie de il “Dracula” di Coppola). Nel precedente “Pacific Rim” l’azione in primo piano era troppo grande per essere contenuta nello schermo cinematografico, in “Crimson Peak” questa caratteristica viene ribaltata ed è proprio lo sfondo il vero protagonista della pellicola (elemento incontenibile), in grado di stupire continuamente lo sguardo con una eleganza di inaspettata sensualità. Proprio la villa gigantesca, Allerdale Hall, che racchiude più storie di quante ci è dato sapere regna incontrastata su tutto: le sue mura, i suoni le crepe, l’argilla rossa come il sangue che cerca di farsi strada da ogni pertugio, senza scordare l’immenso squarcio sul soffitto dell’atrio che lascia entrare foglie o neve quasi come fossero lacrime dal cielo.

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Un’estate al mareeeee……

Allerdale Hall, lei è la vera protagonista e Del Toro fa di tutto perché ci si incuriosisca ai suoi segreti, “Crimson Peak” di fatto inizia solamente quando Edith (Mia Wasikowska, che si trasforma in modo convincente da donna carismatica a fanciulla in pericolo) arriva ignara di cosa l’aspetterà in quella desolata campagna inglese, dove persino la neve in inverno diviene rosso cremisi per via dell’argilla che fuoriesce dal terreno. La macchina da presa non perde mai di vista Edith esploratrice di una casa dalle mille sfaccettature, ma mentre lei vuole scoprire il passato di suo marito, il baronetto Thomas Sharpe (un Tom Hiddleston convincente ma nulla più) e della di lui sorella Lucille (splendidamente interpretata da Jessica Chastain, indiscussa mattatrice della pellicola), lo spettatore non può che osservare la bellissima decadenza delle varie stanze e fantasticare su di un passato che viene completamente negato e lasciato all’immaginazione. Lo sguardo si concentra sul triangolo dei tre abitanti della casa, ma a parte le loro azioni presenti, passate e future, non ci è dato sapere null’altro riguardo ai misteri che si nascondono tra quelle decadenti mura che sembrano essere li dall’inizio del tempo. Guillermo Del Toro costruisce una pellicola che si fa amare ed odiare al tempo stesso, forte di un impianto visivo dalla bellezza disarmante, allo stesso tempo tutto viene penalizzato da una storia non del tutto funzionale, dato che nella parte centrale è forse un po’ troppo indecisa se intraprendere una deriva fantastica o maggiormente orrifica, forzando un po’ troppo sul tono melodrammatico del trio di protagonisti. Questo non riesce però a scalfire la debordante componente estetica che si sobbarca l’intera riuscita del racconto, mai come in questo caso la forma è anche contenuto.

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“Crimson Peak” è la vittoria della luce che non ha paura di spettacolarizzare il buio, un titolo completamente fuori tempo creato in un universo cinematografico che non accetta sfumature ma solo contrasti forti, non sfrutta appieno le possibilità date della componente horror, ne di quella fantastica, ma ricorda che ogni sguardo può vedere in modo unico la realtà (ed infatti è Edith l’unica in grado di vedere gli spettri, depositaria quindi di un modo che solamente lei riesce a cogliere). Guillermo Del Toro è un maestro nel restituire alla fantasia la propria unicità, i veri fantasmi stanno fuori dallo schermo, sono sguardi stanchi, illusi che la realtà abbia da tempo superato l’immaginazione e “Crimson Peak” ricorda che esistono ancora luoghi in cui le regole possono essere riscritte (Edith è una scrittrice e non ci è dato sapere quanto ci sia di veritiero nel suo racconto), che nel buio può esistere una nuova Alice che non esplora più un paese di meraviglie, ma di orrori a loro modo fantastici.

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Benvenuta a casa Edith
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