Operazione U.N.C.L.E.

Operazione U.N.C.L.E.

Il nuovo vecchio Guy Ritchie

Operazione U.N.C.L.E.” ci trasporta in piena guerra fredda, dove la tensione tra USA e Russia è molto alta e sul mondo ancora non è dissolta la paura delle testate nucleari. La spia americana Napoleon Solo (Henry Cavill) si troverà a collaborare con l’agente segreto russo Illya Kuryakin (Armie Hammer), per bloccare dei mercanti d’armi che vogliono vendere una bomba atomica andando così a scombinare gli equilibri politici mondiali. I due agenti saranno costretti a mettere da parte tensioni e diffidenze per portare a termine il loro compito, salvando il mondo da una possibile catastrofe.

Tratto da una serie TV anni 60, “Operazione U.N.C.L.E.” vede il regista britannico Guy Ritchie alle prese con la spy-story di stampo classico, condita però con i toni più leggeri della commedia. Nel film troviamo di fatto tutti elementi ben conosciuti ed oliati, a partire dalla coppia forzata di protagonisti, la donna che li aiuta e dei cattivi sempre sul filo della macchietta. Nulla di nuovo insomma, né la situazione geopolitica che fa da sfondo alle vicende, ne l’intreccio degli eventi.

A rendere quindi “Operazione U.N.C.L.E.” interessante è la messa in scena adottata da Ritchie, mai tanto misurato e diretto come in questo film. Pur non rinunciando al proprio stile personale, fatto di un montaggio che sa utilizzare al meglio flashback e flashforward, in questa pellicola tutto appare estremamente equilibrato e ragionato, potremmo dire: funzionale allo scopo (ricordate questa cosa).

“Operazione U.N.C.L.E.” per quanto riuscito in ogni sua parte, non eccelle in nessuna di esse, azzerando quasi completamente ogni motivo di interesse e questo è quasi paradossale.

Tutto gira ovviamente attorno ai due protagonisti, in un meccanismo estremamente conosciuto dallo sguardo. Ritchie conscio di questo, gioca a disinnescare l’evento/sorpresa o spostando il punto preciso in cui ci si aspetterebbe di trovarlo. Una sorta di caccia al tesoro dove la “X” indica ancora il punto dove scavare, ma nel punto in cui dovremmo trovare questa, ad affiancarla ce ne stanno almeno altre tre perfettamente uguali, ma che sotto di esse rivelano il vuoto.

Ad aiutare il regista in questo “gioco delle attese inaspettate” ci sono anche le prove dei vari attori impiegati, tutti aderenti perfettamente ai personaggi. Una menzione a parte per Elizabeth Debicki che dà vita ad una cattiva costantemente in bilico tra l’isteria e l’autocontrollo, con un piglio del tutto personale. “Operazione U.N.C.L.E.” però contiene anche alcuni difetti che ne minano la riuscita, ed anche in questo caso sono imputabili alle scelte di messa in scena descritte poco sopra.

Se è vero che il regista tende sempre ad essere misurato infilando nella pellicola trovate spettacolari e riuscite a ritmo continuo, il film tende ad essere fin troppo composto, risultando quasi privo di mordente. “Operazione U.N.C.L.E.” per quanto riuscito in ogni sua parte, non eccelle in nessuna di esse, azzerando quasi completamente ogni motivo di interesse e questo è quasi paradossale. Da una parte ci sono un sacco di trovate visive, un ritmo incalzante e una team di attori affiatati.

Dall’altra però non il film non offre alcun motivo per essere visto e questo al di là di essere o meno amanti del genere o del regista inglese. La conclusione è piuttosto semplice ed è che “Operazione U.N.C.L.E.” pur essendo una pellicola perfettamente riuscita, potremmo dire funzionale allo scopo, è anche priva di una personalità capace di trascinare lo sguardo dentro il racconto. Ci si diverte durante la visione, ma non se ne sente mai veramente il bisogno.

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Operazione U.N.C.L.E.
6.5
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