Star Wars – Gli ultimi Jedi

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Star Wars – Gli ultimi Jedi

Alla fine della speranza c’è un nuovo inizio

Il primo ordine è riuscito a distruggere quel poco che rimaneva della repubblica. I ribelli sono in fuga verso una meta che consenta loro di organizzare una rivolta. Rey nel frattempo cerca di convincere Luke Skywalker a istruirla riguardo le vie della forza e ad abbandonare il proprio esilio per aggiungersi alle fila dei ribelli. Nel frattempo l’ultimo incrociatore della resistenza è sotto attacco da parte della nave ammiraglia del primo ordine. Resta poco tempo prima che la nave soccomba e con essa il futuro della libertà. In queste ultime ore Poe e Finn rischieranno tutto per impedire che ciò accada.

Il regista americano non ha paura di assumersi rischi e quando appaiono sullo schermo, il film regala i suoi momenti migliori.

Seguito diretto del discusso campione d’incassi “Star Wars – Il Risveglio della Forza” diretto da J.J Abrams, la pellicola ha il compito di traghettare nuovi e vecchi amanti della saga, verso un futuro che deve per forza tagliare i ponti con il passato. Rian Johnson dirige un film carico di responsabilità, che restituisce uno spettacolo di puro intrattenimento, però inciampa nella gestione della dimensione epica del racconto (il campo lungo non basta più). Se la titanica durata è gestita al meglio senza cali di ritmo, non tutte le aprti che compongono la storia riescono ad essere adeguatamente incisive, ma il regista americano non ha paura di assumersi rischi e quando appaiono sullo schermo, ci ritroviamo a vedere i momenti migliori della pellicola.

Ma dove l’intera operazione mostra il fianco sta nei suoi interpreti. Infatti dei nuovi protagonisti l’unico veramente calatosi nel proprio personaggio è Adam Driver, capace di sfaccettare Kylo Ren in modo adeguato donando alla pellicola un cattivo più che dignitoso. Purtroppo però le altre interpretazioni non si rivelano altrettanto efficaci. Questo si traduce nell’icapacità di trasportare sguardo dentro al racconto.  Il personaggio principale interpretato da Daisy Ridley è forse la delusione maggiore di questo capitolo, perché mette a nudo i limiti della giovane attrice. Rey è la nuova protagonista assoluta ma non riesce a rimanere impressa nello mente (in un punto del film anche piuttosto importante ci si dimentica che esiste). Questo non impedisce alla pellicola di arrivare al suo scopo finale, che rimane pur sempre quello di intrattenere, riuscendoci senza mai veramente stupire (ed i colpi di scena non mancano). Forse il ragionamento attorno a questo nuovo episodio della saga, non va affrontato sugli aspetti tecnico/spettacolari, ma su quanto esso rappresenti all’interno della stessa.

“Il fallimento è il maestro più grande”. Questa battuta tratta da “Star Wars – Gli ultimi Jedi”, sintetizza l’essenza stessa del film. La pellicola scritta e diretta da Rian Johnson, accetta il fallimento, lo porta dentro sé e ne trae forza. La nuova saga di guerre stellari ammette il proprio limite, ossia l’incapacità di poter rivaleggiare con il prototipo originale. Ma se ne “Il risveglio della forza” la storia faceva proprio il ricordo di un cinema centrato su traiettorie e icone precise (e su queste ultime costruiva i momenti più emozionanti), questo seguito non può permettersi tale privilegio (o scappatoia). Deve in qualche modo imprimere una svolta. “Gli ultimi Jedi” si ritrova davanti un bivio che passa necessariamente per una divisione del pubblico, operata nel modo più indolore possibile dal regista americano, ma imprescindibile.

Se nello stile “Gli ultimi Jedi” ricorda ancora da vicino il modello di riferimento lucasiano, è altrettanto vero che durante il suo arco narrativo inizia e completa la demolizione dello stesso.

Il vecchio deve per forza lasciare spazio al nuovo (tema portante della pellicola e forse di questa nuova trilogia), così alcuni sguardi dopo aver visto “Gli ultimi Jedi” lasceranno il loro posto tra le stelle della galassia lontana, in modo da essere occupato da una generazione successiva. Lo aveva già bruscamente anticipato George Lucas con la discussa trilogia prequel (e molti non lo ammetteranno ma il blockbuster moderno passa attraverso il vituperato “Episodio Uno”), ma ora Rian Johnson con più garbo di quanto era lecito attendersi, lo sottolinea e impone definitivamente. Se nello stile “Gli ultimi Jedi” ricorda ancora da vicino il modello di riferimento lucasiano, è altrettanto vero che durante il suo arco narrativo inizia e completa la demolizione dello stesso.

L’ossessione per il passato non deve distrarre dalla necessità di guardare al futuro, questo tema viene ribadito in più occasioni durante il film, rimarcando l’impossibilità di accettare il “nuovo” se non si è disposti a in discussione le certezze provenienti dal passato. Dopo questo episodio mediano è dunque lecito aspettarsi una svolta definitiva che riscriva l’immaginario della saga, abbandonando la eco dei ricordi, la nostalgia reverenziale nei confronti del modello originale. Diviene necessario per “Star Wars” (non più “Guerre Stellari” da tempo), vestirsi di una nuova identità popolare, da consegnare alle generazioni capaci di stupirsi guardando le stelle. Per tutti quelli che hanno vissuto nel mito degli anni ’80 è tempo di lasciare andare i ricordi e mettere in dubbio le proprie certezze. “Star Wars – Gli ultimi Jedi” è la pietra tombale quasi definitiva su di un’era che non ha più niente da dare al cinema, se non un sincero effetto Amarcord.

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Star Wars – Gli ultimi Jedi
7.5
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