Il cinema italiano non cambia mai…ma quando lo fa’ non l’accettiamo

Il cinema italiano non cambia mai...ma quando lo fa' non l'accettiamo

In questi giorni con l’uscita del remake di “Altrimenti ci arrabbiamo” è scoppiata l’ennesima polemica che aiuta i social a incassare con la pubblicità, ma che impoverisce sempre di più il panorama culturale del bel paese (forse non è nemmeno più tanto bello). Cult multigenerazionale il film diretto da Marcello Fondato nel 1974, vedeva come protagonisti la coppia formata da Bud Spencer e Terence Hill, impegnati in una delle avventure che li hanno resi tanto iconici quanto amati dal pubblico di mezzo mondo. Inutile dilungarsi troppo sulla qualità della pellicola, basti sapere che all’epoca fu un grande successo e negli anni è diventata per molti una specie di sacra reliquia. Oggi la coppia di registi Younuts! (Antonio Usbergo e Niccolò Celaia), decidono di prendere in mano una patata bollentissima, anzi infuocata, realizzando un remake/omaggio al film originale.

Ovviamente ancora prima di valutarne portata e risultato, la “colta” schiera di cinefili e fan internettiana ne ha decretato l’insuccesso. Appena è uscito un minuscolo trailer i vari “espertoni” che popolano Facebook, YouTube e ogni altro social network hanno sprecato nuovamente un’occasione per rimanere zitti e aspettare di vedere il risultato del team dietro al progetto “Altrimenti ci arrabbiamo”. Non è mia intenzione difendere il film degli Younuts!, il tempo deciderà il successo dell’operazione e la critica ne valuterà le qualità. Quello che voglio fare è riflettere sullo stato attuale di un cinema italiano che cerca un rinnovamento, nel farlo guarda a modelli produttivi che funzionano all’estero, ma va spesso incontro a un pubblico “barbaro” che ha perso completamente la sua identità. Si perché operazioni come quella di “Altrimenti ci arrabbiamo” esistono da sempre, gli americani poi negli ultimi anni ne hanno abusato ampiamente, eppure quando siamo noi a fare la stessa cosa nella macchina cinema italica, si salvi chi può.

SI!

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NO!

Perchè?

Tutto ad un tratto senza alcuna coerenza e onestà intellettuale, si urla allo scandalo e si augura il peggio al lavoro di un team produttivo che magari pur di riuscire a portare sullo schermo il loro film, stanno rischiando carriere, o magari pure parte del budget per produrre il tutto. Eppure per anni questo pubblico si lamentava della produzione reiterata di cinepanettoni e commedie con protagonista Raul Bova. E in effetti il cinema italiano negli anni proponeva quasi sempre il “drammone” o la commedia più o meno becera. Ma negli ultimi tempi qualcosa è cambiato, infatti al cinema si sono visti titoli come “Lo Chiamavano Jeeg Robot”, “Perfetti Sconosciuti”, “Metti la nonna in freezer”, “La ragazza della nebbia” e altri. E il pubblico a ritmo alternato in qualche modo ha accolto questo rinnovamento. Ed è proprio sull’onda di questo che trova il suo perché il remake di “Altrimenti ci arrabbiamo”, creando un ponte tra il pubblico di ieri e quello di oggi, così i padri hanno un motivo per ricongiungersi con i figli, così il cinema torna a essere nuovamente macchina orgogliosamente leggera, frizzante ma soprattutto popolare.

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Eppure in Italia il cinema si è trasformato in una tribunale in cui una giuria polarizzata, che non accetta che un film sia un prodotto, ma deve necessariamente essere arte, decide di volta in volta il successo o il fallimento dei titoli in base a gusti personali. E a questa giuria chiedo, come mai quando il cinema è cambiato lo avete disertato? A cavallo del 2021 e 2022 produzioni più o meno grandi, più o meno riuscite come ad esempio “Freaks Out”, “Supereroi”, “Mondocane”, “Il mostro della cripta”, “Occhi Blu” e altre, sono state per lo più snobbate. Forse perché c’è astinenza da cinepanettone e commedia scorreggiona? Probabilmente si, visto che nemmeno i problemi legati al Covid-19 hanno impedito a mostruosità come “Spider-Man: No Way Home” di guadagnare € 24.644.068. E oggi per l’ennesima volta bocciando per partito preso “Altrimenti ci arrabbiamo”, suggerendo di boicottarlo in sala ai vostri amici, non capite che legittimate i produttori a non investire su produzioni che non siano l’ennesimo “Vacanze di Natale 2022”.

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