Harry Potter e la pietra filosofale

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Primo adattamento della saga letteraria scritta da Joanne Rowling, fenomeno mondiale che non poteva esimersi da approdare sul grande schermo. In questo “Harry Potter e la pietra filosofale” troviamo dietro la macchina da presa il veterano Chris Columbus, scelta quasi scontata quando si tratta di film per famiglie. La storia inizia con un ragazzino appena nato, i suoi genitori sono stati uccisi e un gruppo di maghi decide di affidarlo agli unici familiari che rimangono: gli zii. Il piccolo di nome Harry cresce in una famiglia che non lo vuole e lo tratta di conseguenza. Con l’avanzare dell’età alcuni inspiegabili poteri che il ragazzo sta sviluppando iniziano a preoccupare i suoi tutori. Un giorno il giovane riceverà la lettera d’iscrizione alla scuola di magia e stregoneria di “Hogwarts” e scoprirà così di essere un mago. Nonostante la reticenza dello zio a dire lui la verità e lasciarlo andare alla scuola, aiutato da un omone di nome Hagrid abbandonerà la casa dove è rinchiuso e scoprirà che esiste un mondo magico che attendeva nascosto all’ombra della realtà di essere rivelato. Harry inizierà così a seguire le lezioni e a venire lentamente a conoscenza dei fatti che portarono i suoi genitori alla morte e di come, lui ancora in fasce, sia riuscito a sconfiggere l’oscuro signore Voldemort. Tra riti iniziatici, nuovi amici e insegnamenti di arti magiche, il giovane Potter scoprirà ben presto che qualcuno sta cerando un oggetto magico nascosto nel castello di Hogwarts: la pietra filosofale. Questo artefatto è capace di allungare la vita a chi lo possiede, ma anche di riportare in vita chi l’ha persa. Con l’aiuto dei suoi amici Ron Weasley ed Hermione Granger, cercheranno tale oggetto, ma presto Harry comprenderà che non sono i soli sulle tracce della pietra.

Difficile condensare la trama di questo “Harry Potter e la pietra filosofale”, lo sceneggiatore Steve Kloves ha lavorato di riduzione da una parte, cercando di mantenere una certa fedeltà e coerenza nei confronti del romanzo dall’altra. Il risultato di questo ricercato equilibrio da la possibilità a Chris Columbus di creare una pellicola la cui durata supera abbondantemente le due ore, ma che non si risparmia trovate sceniche di prim’ordine. Come primo capitolo di una saga, questo ha il pesante compito di dar vita ad un immaginario visivo che fino a poco prima esisteva solamente nelle fantasie dei lettori. Il regista americano sfoggia scenografie sontuose ed effetti speciali di alta caratura dando vita ad un mondo magico curato in ogni dettaglio, che alterna momenti di disarmante bellezza visiva ad altri di intima ricercatezza del particolare. La storia che “Harry Potter e la pietra filosofale” mette sui nastri di partenza è un racconto di formazione che si dipana nel tempo, cadenzato dalle annate scolastiche e unito dal filo rosso che vede il protagonista dover confrontarsi con il proprio passato e un futuro che, volente o nolente, lo vedrà scontrarsi nuovamente con il suo peggior nemico. Denso e con un ritmo mai troppo frenetico il film si prende i giusti tempi e spazi per immergere lo sguardo in un mondo fatto di fiabesca bellezza.

Come primo capitolo di una serie di film, questo ha il pesante compito di dare vita ad un immaginario visivo che fino a poco prima esisteva solamente nelle fantasie dei lettori. Il regista americano sfoggia scenografie sontuose ed effetti speciali di alta caratura dando vita ad un mondo magico curato in ogni dettaglio, che alterna momenti di disarmante bellezza visiva ad altri di intima ricercatezza del particolare.

Le musiche ad opera di John Williams rapiscono fin da subito grazie al tema principale, forse uno tra i migliori del maestro inglese, instillando curiosità costante, ma anche suggerendo mirabilmente il pericolo quando questo sta per entrare in scena. “Harry Potter e la pietra filosofale” è quindi un film fondante e di fondazione per la saga, deve convincere gli amanti del romanzo e allo stesso tempo attirare chi non conosce storia e personaggi. Chris Columbus e Steve Kloves raggiungono entrambi gli obbiettivi, evitando inutili azzardi e dividendo la pellicola in una parte iniziale più diluita rispetto all’atto finale. Il film soffre a causa della moltitudine di personaggi nella parte centrale, dove per forza di cose deve spendere minuti per far sedimentare quanto raccontato fino ad allora e preparare il terreno per l’epilogo. Nonostante questo lo spettacolo è accattivante e non manca d’intrattenere adeguatamente il pubblico a cui si rivolge, convincendo per la quasi totalità della sua durata non certo avara di minutaggio.

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7.1
10
Buono
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Rebecca

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