Harry Potter e il prigioniero di Azkaban

“Harry Potter e il prigioniero di Azkaban” vede il regista dei primi due episodi Chris Columbus farsi da parte rimanendo produttore. A sostituirlo il messicano Alfonso Cuarón, “strappato” dal un cinema più intimo e autoriale per giungere al suo esordio nella direzione di un blockbuster milionario. Il cambio di passo è netto e questo terzo episodio fa compiere alla saga un considerevole balzo in avanti qualitativo sotto ogni aspetto. La storia anche questa volta inizia nella casa degli zii babbani di Harry Potter, che lo costringeranno a lasciarla prematuramente in prossimità dell’inizio del nuovo anno scolastico. Arrivato in una locanda, “Il paiolo magico”, ad attenderlo troverà il ministro della magia Caramel e i suoi amici di sempre, Ron ed Hermione. Questi lo metteranno a conoscenza della fuga dal carcere di Azkaban del criminale Sirius Black. Black fu incarcerato per aver aiutato il signore oscuro nello sterminio di maghi e streghe mezzosangue, ma anche per essere stato lui a consegnare i genitori di Harry nelle mani di Voldemort. Ora l’unico desiderio di questo criminale è trovare il giovane mago per ucciderlo. Ma pericolo o meno ogni cosa deve continuare il suo corso, così Potter arriverà a Hogwarts per iniziare il terzo anno scolastico, cercando di non finire nelle mire dei dissennatori, i guardiani del carcere di Azkaban sulle tracce di Sirius e allo stesso tempo, tentare di ricostruire cosa sia successo davvero tra Black e i suoi genitori. Come sempre avrà il supporto di Hermione e Ron, ma la verità avrà in serbo molte sfide e insolite sorprese per il trio di amici.

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Che sia un volo radente in sella ad un animale alato, o un finale in cui l’uso del tempo diviene fondamentale, il lavoro di Alfonso Cuarón si rivela di estrema bellezza visiva, ma allo stesso tempo di efficacia narrativa.

In “Harry Potter e il prigioniero di Azkaban” si respira un’aria diversa e il vento che la porta ha il nome di Alfonso Cuarón. Quelli che fino a questo momento erano dei film per ragazzi ben fatti, si trasformano in un racconto per il grande schermo che si nutre in egual misura sia dell’immaginario scritto che di quello cinematografico. Le parole del libro e gli eventi si piegano alle necessità dello spettacolo ed il risultato è un film in cui momenti indimenticabili si susseguono. Il regista messicano si dimostra abile nell’ottenere il meglio dai propri interpreti, ed usa tempi narrativi e montaggio così ben legati tra loro al punto da creare una sintonia che sul grande schermo lascia senza fiato. Ad aiutare la pellicola troviamo anche una storia capace,  dopo un secondo capitolo che sembrava più riempitivo che altro, di entrare nel vivo di personaggi ed eventi. Decisamente più cupo sia nel racconto che nella messa in scena

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“Harry Potter e il prigioniero di Azkaban” compie anche un passo ulteriore nella descrizione dei sentimenti che muovono i protagonisti e anche nei momenti di azione. Che sia un volo radente in sella ad un animale alato, o un finale in cui l’uso del tempo diviene fondamentale (ancora una volta il montaggio stupisce in positivo), il lavoro di Alfonso Cuarón si rivela di estrema bellezza visiva, ma allo stesso tempo di efficacia narrativa. La durata che anche in questo caso sfora abbondantemente le due ore è sorretta da un ritmo che non dà tregua allo spettatore, che si ritroverà immerso nelle atmosfere del racconto come mai prima d’ora. “Harry Potter e il prigioniero di Azkaban” mette in mostra le capacità di tutto il gruppo attoriale introdotto nei capitoli precedenti, ma allo stesso tempo inserisce alcuni volti nuovi capaci in pochi minuti di costruire personalità forti all’interno della storia.

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Tra questi è impossibile non citare Gary Oldman nei panni di Sirius Black, che seppur appaia relativamente molto poco durante la pellicola, quando entra in scena ruba letteralmente ogni attenzione. Come nei precedenti film anche questa volta gli effetti speciali abbondano, ma il loro utilizzo è molto più soppesato e sempre a supporto del racconto non superandolo mai divenendone parte. Le musiche ancora una volta di John Williams partono da “Hedwig’s Theme”, traccia che ha accompagnato ogni film della saga e tema musicale portante della stessa, per finire in brani che descrivono i momenti del film con una naturalezza che rende l’ascolto staccato dalle immagini un’esperienza a sé stante di notevole impatto. “Harry Potter e il prigioniero di Azkaban” diretto da Alfonso Cuarón si rivela non solo essere il miglior film della saga, ma una pellicola capace di rapire chiunque cerchi uno spettacolo coinvolgente e altamente spettacolare.

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Harry Potter e il prigioniero di Azkaban
7.9
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