V per Vevendetta – Il valore di un’idea

Quando scrivo di cinema utilizzo il pronome personale “noi”; questo perché ogni volta che mi affaccio ad un film, tendo sempre a guardarlo sia con l’occhio dello spettatore inerte, sia con quello più attento dell’amante di cinema. Le esigenze dello spettatore e dell’amatore possono essere tra loro contrarie, parallele o intersecanti a seconda dell’approccio con cui ci si imbatte nella visione di un film. “V per Vendetta” è tratto da un fumetto di Alan Moore autore inglese di fama internazionale, non letto da colui che sta scrivendo queste righe, il motivo di questa precisazione sta nel voler sottolineare che l’incontro con ambienti, personaggi e storia avviene per la prima volta attraverso la trasposizione su celluloide, quindi tutte le osservazioni sulla pellicola non sono forviate in nessun modo dall’opera illustrata, questo può sembrare imparziale, lo è, ma solo in parte, dato che l’adattamento da fumetto a film non verrà trattato, nonostante sia un’importante argomento visto il materiale di partenza.

Purtroppo non possiamo tutti leggere ogni cosa che viene scritta, ma non è nemmeno necessario da parte nostra andare di volta in volta sopperire a tali mancanze, solo perché in determinati momenti veniamo a conoscenza della loro esistenza. Cos’è “V”? “V” è un terrorista, un giustiziere, un aborto della sperimentazione genetica sugli essere umani, “V” non è una persona, non è qualcosa di materiale, non è tangibile, non si può interpretare, “V” è solo un’idea assorbibile all’interno di noi stessi, un qualcosa da fare divenire nostro e portare avanti. “V” è una maschera che non nasconde un essere umano ma un’idea, “V” è messaggero al quale è stata strappata la sua umanità, rimanendo un corpo deforme da nascondere sotto un simbolo. In una Londra futuristica un governo dittatoriale, comanda informazioni, stili di vita, credi, leggi e giustizia; un despota a capo del governo riesce a mantenere in scacco i cittadini grazie ai poteri conferitigli dalla popolazione stessa. Ed è proprio in questo scenario che il 5 novembre il terrorista “V” nascosto dietro la maschera di Guy Fawkes, ribelle inglese del 1600, farà saltare il parlamento simbolo del potere ormai corrotto di una Inghilterra che ha bisogno di ricominciare da zero.

Sceneggiato e prodotto dai fratelli Wachowski, già autori della trilogia della matrice, il film diretto dall’esordiente James McTeigue è un film riuscito, allo stesso tempo zoppica vistosamente su se stesso, ma la realizzazione “classica” del genere riesce comunque a divertire. Ritornando al discorso iniziale in cui parlavamo delle differenze tra amatore e spettatore, beh “V per Vendetta” tocca tutti tre i casi esposti, piace allo spettatore molto meno all’amatore, ma spesso durante il film le esigenze comuni di entrambi si intersecano, facendo godere ad entrambi lo spettacolo. Il film ha dei seri problemi a livello realizzativi dovuti ad una sceneggiatura troppo articolata ma non per questo di scarsa qualità, purtroppo McTiegue ce la mette tutta, ma la carne sul fuoco è molta ed in alcune occasioni non viene gestita a dovere lasciando aperte sottotrame, regalandoci personaggi malamente definiti ed un senso di noia in alcune parti dovuto ad un ritmo frenetico, anche quando sarebbe stato il caso di tirare il freno a mano e fermarsi a riflettere. Dall’altra parte lo spettatore che segue la storia principale che non si sofferma nei particolari secondari, si trova di fronte un film che unisce perfettamente spettacolarità e materia grigia, con una semplicità da ricordare quei vecchi film per famiglie Disney, solo che qui i messaggi inclusi nel pacchetto filmico non toccano i valori universali, ma bensì la politica, i regimi dittatoriali, la manipolazione dell’informazione ed il terrorismo.

Insomma lo spettatore è appagato, l’amatore no, ma alla fine promuoviamo comunque il film perché le nostre strade si intersecano quando prendiamo conoscenza con la maschera dell’ideale e non della vendetta, questa parte purtroppo è la peggiore del film poi accostarla a Montecristo non ha fatto che peggiorare la situazione, si perché il merito del film sta nella sua capacità di arrivare in ogni modo al cervello, di tenerlo vivo e attento per tutta la visione. Se consideriamo il tipo di pubblico a cui una pellicola del genere si rivolge, questo argomento non è di secondo piano, dovrebbe anche far riflettere tutte quelle persone convinte che nel 2006 un pop-corn movie non possa essere pedagogico, dovrebbe far riflettere su un tema il terrorismo dalla sconcertante attualità, ma soprattutto dovrebbe far capire che personaggi come “V” non dovremmo mai crearli. Nella bellissima parte finale del film, non possiamo non pensare a come spesso viviamo senza interesse per quello che ci circonda, come spesso la soluzione più accomodante per quanto essa sbagliata divenga la nostra prima scelta, ed è proprio per questo nostro egoistico atteggiamento che nascono le idee rivoluzionarie, ed i personaggi ad esse legate devono portarle avanti non per loro stessi ma al fine di aiutare tutti noi, ormai oziati in luoghi comuni da cui non vediamo più scampo o alternativa dimenticandoci che a crearli siamo stati noi stessi. Quindi arrivando alla fine, come detto prima, se lo spettatore è esaltato, l’amante dopo essersi subito citazioni di Dumas e dialoghi a tratti ridicoli molto meno, ma entrambi concordano su una cosa, il film merita di essere visto perché l’idea di raccontare con leggerezza alcuni temi è riuscita, anche se per farlo si è creati una pellicola deforme e nascosta dentro se stessa proprio come il personaggio di “V”.

V per Vendetta
V per Vevendetta – Il valore di un’idea
7.4
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