L’impero dei lupi – L’identità  rubata

Quando si parla di cinema francese si può dire di tutto ma su una cosa non si può soprassedere, i cugini d’oltralpe non hanno paura di rischiare su produzioni dall’impostazione smaccatamente hollywoodiana, lo hanno fatto in questi ultimi anni e spesso sono stati pure premiati, non solo dal pubblico ma anche dalla critica. “L’impero dei lupi” opera prima del regista Chris Nahon rientra a pieno merito tra questo tipo di produzioni, adattando l’omonimo romanzo scritto da Jean-Christphe Grangé autore tra l’altro anche dell’accalamato “I Fiumi di porpora”. La pellicola inscena due storie verticali destinate ad intrecciarsi insieme per poi portare avanti il racconto verso il suo epilogo finale. Anna (Arly Jover) è la moglie di un funzionario governativo che sta gradualmente perdendo la memoria, purtroppo è colpita da una amnesia che le sta sgretolando i ricordi di una vita fasulla, portando alla luce lentamente un passato dimenticato. Parallelamente nei sobborghi di Parigi il detective Paul Nerteaux (Jocelyn Quivrin) rinviene nell’acqua il corpo barbaramente mutilato di un’immigrata clandestina turca, sposterà quindi la sua zona d’indagine nel quartiere popolato da questa gente e per farlo chiamerà in aiuto Jean-Louis Schiffer (Jean Reno), agente messo a riposo per via di alcune accuse sulla sua condotta. I destini dei poliziotti e di Anna s’incontreranno rivelando una verità nascosta che tale sarebbe dovuta rimanere. Come detto prima “L’impero dei lupi” è un film formato da varie storie verticali, destinate ad unirsi per formarne una unica in attesa dell’arrivo di una via orizzontale che trasporti tutto su binari diversi regalando gli sperati colpi di scena prima del finale. Purtroppo niente di tutto questo avviene, invero la sceneggiatura, curata anche dallo stesso autore della carta scritta, riesce egregiamente a farlo purtroppo è la regia che latita nella gestione della storia stessa. Nahon inizia benissimo, sfruttando un incipit interessante e dall’oscuro fascino, poi però si ferma sulla parte estetica, cura la confezione prendendo come punto di partenza pellicole quali “Vidoq”, entrambi i capitoli de “I fiumi di porpora”, miscelandoli ed amplificandone i connotati visivi. Purtroppo l’operazione non paga e va ad inficiare una sceneggiatura che il più delle volte ritorna a farsi viva ma la quale risulta inevitabilmente strozzata, per finire nel peggiore dei modi, ossia da intricato mistero multietnico diventa un mero pretesto per portare avanti l’azione spettacolare e le musiche roboanti della colonna sonora. Un film che poteva sfruttare la sua struttura narrativa in mille modi grazie anche alla densità del racconto, dei fatti inscenati e della cura per le scene, purtroppo l’approfondimento dei personaggi oltre ad essere sbilanciato viene a mancare troppo presto, la duplice visione della storia termina prima d’essere interessante risolvendo tutto troppo presto e soffocando le interpretazioni oneste del buon parco attori. “L’impero dei lupi” cade rovinosamente sui vetri rotti di un cinema francese il quale con “i Fiumi di porpora” rinnovava se stesso assumendo stilemi e generi d’oltreoceano, mentre ora perde completamente la propria identità proprio come la protagonista della storia stessa.

L'impero dei lupi
L’impero dei lupi – L’identità  rubata
5.8
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