Una battaglia dopo l’altra – Paul Thomas Anderson firma il miglior film del 2025
Capisci che Una battaglia dopo l’altra è una bomba quando, durante la visione in sala, guardi l’orologio e ti rendi conto che non sono passati trenta minuti, ma due ore, e quindi il film sta andando verso il suo epilogo. C’è modo e modo di raccontare una storia, e Paul Thomas Anderson da questo punto di vista non ha mai cannato una regia. Sa sempre come imprimere il giusto ritmo, piegando tempi e regole a proprio piacimento senza che il tutto appaia come un esercizio stilistico (vero, Birdman?).

Al di là del racconto che porta sullo schermo Una battaglia dopo l’altra e delle innumerevoli discussioni che questo è capace di innescare, film come questo ti scaldano il cuore e ti ricordano perché la visione nel buio di una sala restituisce emozioni uniche, che nessun sistema casalingo, anche il più lussuoso, può darti.
Una battaglia dopo l’altra è proprio quel titolo da sbattere in faccia a coloro che vanno in giro a professare che la visione sul grande schermo e su un display del cellulare sia la stessa cosa. E se tutto questo è possibile è grazie alla messa in scena di Paul Thomas Anderson, che fa sembrare semplice ogni cosa, rendendola decifrabile da chiunque, senza ricorrere a frammentazioni di montaggio, frastornanti colonne sonore o qualunque altro sotterfugio tecnico utile a distrarre lo sguardo dalla pochezza di ciò che si trova davanti.

Una battaglia dopo l’altra è, passatemi il termine, “cinema in purezza”, da qualsiasi parte lo si guardi. L’ultima fatica del regista americano, che incrocia nuovamente la sua strada con Thomas Pynchon dopo Vizio di forma, da un lato è incredibilmente riuscita sul piano visivo, dall’altro è potente nel racconto, nel suo non “voler fare prigionieri”.
Con questo intendo che non si preoccupa di prendere per mano lo spettatore e spiegargli cosa si appresta a vedere, come fosse una lezione liceale, ma lo sbatte dentro al mondo del film — un mondo politicamente schierato e incredibilmente simile a quello che vediamo tutti i giorni fuori dalla finestra, sui social e nei vari software che ci consentono di sapere tutto quanto accade nel mondo con assoluta precisione.

Una battaglia dopo l’altra è un film di quasi tre ore dal ritmo indiavolato, dove un cast incredibile dà il massimo per mettersi al servizio di una storia intensa che lascia segni nell’animo e traccia una linea nello sguardo cinematografico di chiunque ami la settima arte. Insomma, ho solo ed esclusivamente lodi per questa pellicola — cosa che con Paul Thomas Anderson avviene sempre, ma non in egual misura — perché di fatto è l’unico regista della sua generazione a non aver mai realizzato una chiavica o a essersi piegato ai voleri della produzione.

Una battaglia dopo l’altra racconta la storia di un padre rivoluzionario che, ritiratosi a una vita più tranquilla assieme alla figlia, deve rimettere in discussione ogni cosa dopo il rapimento di questa da parte di un vecchio nemico. Inizia così una folle corsa per scappare dalla giustizia e salvare la ragazza. Ecco, questa è la trama di Una battaglia dopo l’altra: semplice, lineare, diretta. Eppure, nelle due ore e quaranta di durata, il film strappa risate amare, emoziona, innesca riflessioni e tiene incollati allo schermo con il fiato sospeso, fino a un finale al cardiopalma.
Non è un capolavoro, almeno non ora, ma il tempo potrebbe consacrarlo tale. Imperdibile per gli amanti del cinema, o anche solo per vedere l’ennesima mostruosa interpretazione di Leonardo DiCaprio, Sean Penn e Benicio del Toro. Il miglior film del 2025? Probabilmente sì, ma potrebbe anche essere il migliore di questo decennio, ormai arrivato al giro di boa.
Dove Vedere Una battaglia dopo l'altra









