Bad Boys Ride or Die

Questo “Bad Boys Ride or Die” è il quarto capitolo di una saga che avrebbe potuto tranquillamente fermarsi al primo film. Ma faccio una premessa doverosa: io adoro il primo “Bad Boys” diretto da Michael Bay per molti motivi, non necessariamente legati alla qualità del film in sé, ma perché è uno di quei titoli che mi riportano dritto all’adolescenza.
Ricordo ancora quando lo vidi a casa in VHS, noleggiata, con basse aspettative che si trasformarono in un viaggio esaltante sulle note di Mark Mancina e di una soundtrack di cui custodisco ancora gelosamente il compact disc.

Bad Boys Ride or Die

Tutti i seguiti, però, non hanno mai trovato la giusta amalgama di elementi che aveva reso elettrizzante il capostipite. “Bad Boys II” ha ingrandito tutto oltre misura, mentre “Bad Boys for Life” ha tentato, in modo piuttosto maldestro, di trovare una trasversalità capace di riportare in sala i vecchi fan, magari convincendoli che certi film non fossero davvero morti con gli anni Novanta, ma allo stesso tempo inserendo i protagonisti in un impianto narrativo più moderno e votato alla serialità dei franchise.

Insomma, il terzo capitolo diretto dalla coppia Adil El Arbi e Bilall Fallah, pur non funzionando in tutte le sue parti, riusciva comunque a divertire. Più che un film sembrava l’episodio premium di una serie televisiva, ma questo è ciò che accade a un’industria che allena i suoi registi esclusivamente sulla miopia catodica. Possiamo metterci l’animo in pace e sperare in tempi migliori, almeno da questo punto di vista.

Bad Boys Ride or Die

Arriviamo quindi a “Bad Boys Ride or Die”, diretto ancora dal dinamico duo, che qui dimostra come la buona riuscita del film del 2020 fosse più figlia della sceneggiatura di Joe Carnahan che della loro abilità nella messa in scena. E a questo punto una domanda a Jerry Bruckheimer sorge spontanea: perché diavolo non hai affidato anche la regia a Carnahan?
Detto questo, avrà avuto le sue buone ragioni e, visti gli incassi, direi che anche questa volta il produttore ha centrato il bersaglio.

“Bad Boys Ride or Die” prosegue le avventure dei detective di Miami Burnett e Lowrey, impegnati questa volta a scagionare dalle accuse il defunto capitano Howard, ritenuto una talpa del dipartimento al soldo dei cartelli messicani della droga. Ad aiutarli nell’impresa ci sono parte della squadra AMMO e Armando, il figlio galeotto di Lowrey. Con il proverbiale polverone che solo loro sanno sollevare, alla fine troveranno i veri responsabili delle accuse rivolte al capitano.

Bad Boys Ride or Die

Il film compie però una scelta che genera due problemi piuttosto pesanti, rendendolo quasi indigesto. Scelta che mi chiedo quanto sia dipesa dal celebre schiaffo rifilato da Will Smith a Chris Rock nella notte degli Oscar più discussa dai tempi dell’errore di Warren Beatty.
Questa scelta è dare maggior risalto al personaggio di Martin Lawrence, meno votato all’azione e più alla comicità, limitando il raggio d’azione di Will Smith, impegnato a far dimenticare a mezzo mondo quanto accaduto quella sera e, come sempre, a voler incarnare una sorta di padre dell’anno.

Per il pubblico non americano, però, le battute e i siparietti di Lawrence oscillano tra l’incomprensibile e il ridicolo. E qui nasce il secondo grande problema di “Bad Boys Ride or Die”: l’azione. Martin Lawrence non è più credibile fisicamente per affrontare stunt di un certo tipo, mentre Smith deve contenersi nelle scene più violente.
A colmare il vuoto arrivano quindi i personaggi interpretati da Alexander Ludwig, Vanessa Hudgens, Jacob Scipio e John Salley, che finiscono per regalare praticamente tutti i momenti action migliori del film. Ma quando l’azione di un action-thriller non passa più dai suoi protagonisti, l’appeal generale si ridimensiona inevitabilmente.

Bad Boys Ride or Die

E così torniamo all’inizio di questo articolo dedicato a “Bad Boys Ride or Die”: una saga che avrebbe potuto anche non esistere oltre il primo capitolo, che, rivisto oggi, risulta comunque più godibile di tutti i seguiti arrivati dopo.

Dove Vedere Bad Boys Ride or Die
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Bad Boys Ride or Die
CONCLUSIONI
Il quarto capitolo di Bad Boys conferma i limiti di una saga che vive di nostalgia. Ride or Die punta sulla comicità, sacrifica l’azione e dimostra che il primo film resta insuperato.
2
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