Thank You for smoking

Thank You for smoking – La verità è solo un punto di vista!

Il protagonista di “Thank You for smoking” Nick Naylor (Aaron Eckhart) è il portavoce dell’accademia di studi sul tabacco, un’organizzazione fondata dai produttori di sigarette americani dedita a screditare la credenza che il fumo, ma nello specifico la sigaretta, sia dannoso alla salute provocando vari tipi di malattie, tra queste alcune mortali. A Nick non importa di essere l’uomo più odiato degli States, meno ancora gli interessa se quello che dice è la verità, il suo lavoro in definitiva consiste nel convincere le altre persone ad abbracciare il suo punto di vista null’altro e dai risultati sembra che lo sappia fare benissimo.

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“Thank you for smoking” si apre su dei fantastici titoli che prendono forma e colore di finti pacchetti e stecche di sigarette, appena terminati il film si rivela subito per quello che è, ovvero una satira nera divertente ma dal gusto amaro. Proprio come una sigaretta la trama del film è leggera e tentatrice ed il suo protagonista provoca assuefazione, anche se a prima vista tutto sembra evolversi attraverso dei piccoli sketch, il filo conduttore ben celato tra i fotogrammi della pellicola si rivela amaro, un po’ ipocrità ma logico compendio del racconto narrato.

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Racconto che si muove attraverso morti, malattie, scandali ed ovviamente soldi, il denaro come partenza e arrivo di ogni azione del protagonista, la gratificazione di puntare in alto incurante delle conseguenze per avere di ritorno i soldi (daltronde tutti hanno un mutuo da pagare), perché questi nel mondo raccontato dal regista Jason Reitman, ma forse non solo nel suo, fanno e danno la felicità, anche ad un’uomo malato di cancro ai polmoni a cui resta poco da vivere.

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La pellicola si concentra sulle conseguenze dovute al fumo, su tutte le attività che vengono svolte per mantenere vivo l’interesse generale verso questo, ma non ha neppure paura di fare autocritica. Da questo punto di vista il film non fa nulla per far simpatizzare lo spettatore con il protagonista, che di tutti noi consumatori e non di tabacco e nicotina. L’autodistruzione fa parte dell’uomo è integrata nella sua natura di persona che deve sbagliare per imparare, indipendentemente che si tratti di fumo, armi o alcool solo una volta che l’essere umano deve fare i conti con le conseguenze degli eccessi e non, imparerà a fermarsi, acquisirà quella coscienza personale ed autocritica negatagli, o nascosta, dalla società dei consumi.

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Nella pellicola ci sono un sacco di punti in cui l’esagerazione si presenta nella sua interezza, però il protagonista, un’autentica faccia da schiaffi, riesce a farla digerire proprio come se lo spettatore fosse uno dei suoi “clienti”. Ed è questa la cosa più riuscita della pellicola, far digerire “lo sbagliato” per tutto il film in via quasi subliminale, la verità dello spettatore si trasforma lentamente in quella del protagonista, peccato che quanto i titoli di coda iniziano a scorrere finisce d’un tratto la sospensione della realtà ed il divertimento lascia spazio alle riflessioni personali.

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