Le colline hanno gli occhi

Le colline hanno gli occhi – L’uomo è fautore del suo male

Gli esperimenti nucleari del governo U.S.A. effettuati nel deserto del New Mexico, hanno generato danni umani ed ambientali di ogni tipo. Tutti i bambini nati nella zona radioattiva hanno portano sui loro corpi le conseguenze della scellerata sperimentazione dell’uomo; ora una famiglia americana in viaggio verso la California si ritroverà, malauguratamente, a dover affrontare questo gruppo di reietti prima che questi ammazzino tutti. Remake dell’ononimo film di Wes Craven datato 1977, questo “Le Colline hanno gli occhi” mantiene tutti gli aspetti che caratterizzavano il capostipite e lo supera brillantemente un po’ sotto ogni punto di vista, forte di una produzione non più a basso budget che ha permesso di realizzare una pellicola curata in ogni aspetto.

Le colline hanno gli occhi

Il regista a capo di questa operazione è Alexandre Aja e possiamo dire che seppur il suo lavoro precedente lasciava un po’ spiazzati, questa nuova pellicola realizzata in america fa ben sperare per le sue future produzioni. “Le colline hanno gli occhi” nasce per spaventare, ma allo stesso tempo vuole far riflettere sul fatto che l’uomo sembra sempre aver bisogno di un nemico per poter continuare il suo progresso, arrivando addirittura a crearselo senza saperlo. Infatti non è un caso che i mutanti siano confinati in un luogo che tutta la nazione ha dimenticato, come non può passare inosservata la composizione politica dei componenti della famiglia Carter.

Le colline hanno gli occhi

Formata da esponenti sinistrorsi e destrorsi, dovranno unire le forze per bloccare gli anarchici creati in passato da entrambe le formazioni politiche le quali hanno chiuso gli occhi per inseguire il sogno americano, ed intanto con le mani sgnaciavano bombe. “Le colline hanno gli occhi” segna il ritorno al sapore di critica societaria tipica degli horror anni ’80, politica, ricerca isterica di un perché, sono amalgamati in una storia esile quanto un foglio di carta, ma incisiva come una lama. Alexandre Aja sfrutta molto bene tutto ciò, oltre agli ambienti ed i vari personaggi, però non riesce mai a trasportare lo spettatore all’interno della vicenda, regalando spaventi dovuti più allo sfruttamento dell’apparato sonoro della pellicola che all’atmosfera.

Le colline hanno gli occhi

Purtroppo dal momento in cui i mutanti fanno la loro comparsa alzando il velo di mistero, la tensione creata ed accumulata sparisce quasi del tutto, a quel punto il film curva bruscamente in scene dall’alto tasso di gore, però non riesce più a coinvolgere lo spettatore come nei primi venti minuti. Un vero peccato perché “Le colline hanno gli occhi” poteva essere un gioiellino come lo fu un’anno prima quel “The Descent” di Neil Marshall, cosi allo stato attuale è un buonissimo film di genere, pieno di speranze ed ambizioni, ma che fallisce quasi tutto tranne la scommessa d’essere migliore del suo antenato.

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6.8
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