Una donna promettente

Cassandra (Carey Mulligan) è una giovane donna che a seguito della morte della sua migliore amica, abbandona gli studi e finisce per lavorare in una caffetteria. La sua vita è divisa tra un lavoro che non le piace, dei genitori con cui non ha nemmeno un contatto e la sua missione di vendetta. Cassandra infatti ogni fine settimana si reca in un locale, dove finge di essere ubriaca al punto da non riuscire nemmeno a tornare a casa, adescando uomini che con l’intento di offrirle un aiuto tenteranno invece di approfittarsi di lei. Una volta a casa di questi li metterà di fronte a una realtà ben diversa, dove i rapporti di potere si capovolgono e una dura verità emergerà dirompente. Un giorno però un ex compagno del college finirà nella caffetteria dove Cassandra lavora. I due inizieranno una relazione, fino al momento in cui lei scoprirà che quella sera in cui la vita della sua migliore amica fu completamente rovinata e la sua distrutta, era presente anche lui. Da qui tutto inevitabilmente cambierà.

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Esordio cinematografico scritto, diretto e prodotto dall’inglese Emerald Fennell “Una donna promettente” mette lo stupro femminile nelle fondamenta del racconto, sottolineando come per una buona fetta di persone questo sia tollerabile, o peggio, un atto dovuto. Se nello splendido “Elle” diretto da Paul Verhoeven l’abuso del corpo femminile era il punto di partenza del racconto (quell’inizio freddamente magico è ancora oggi indimenticabile), qui è “l’ospite” sgradito presente sempre sullo sfondo, in quanto atto già accaduto e lasciato sedimentare in un fuori campo immaginario, che tenta in sempre d’irrompere nel racconto ma che la regista nega allo sguardo.

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“Una donna promettente” riflette sul sul potere del corpo femminile, sulla necessità che questo non sia svilito e messo sullo stesso piano di un qualsiasi altro oggetto. Allo stesso tempo la pellicola riflette sull’elaborazione di un trauma e come questo possa interferire non solo sulla vita di chi lo ha subito, ma anche su quelle che la circondano. Il fatto stesso che la protagonista reiteratamente ogni settimana ripeta il suo spettacolo di vendetta in un locale diverso, è un metodo per affrontare una realtà da cui è stata strappata ogni sorta di leggerezza. A Cassandra, interpretata da un’ottima Carey Mulligan qui in anche in veste di produttrice, è stata negata una vita normale, fatta di amicizie e magari una famiglia da costruire. Al posto di tutto questo un mostruoso vuoto che non riesce mai a riempire.

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Ma il film di Emerald Fennell, al contrario di quello precedentemente citato diretto da Verhoeven, non raggiunge mai il pieno equilibrio tra le sue parti. “Una donna promettente” promette riflessioni, ma alla fin fine si limita “solamente” ad accenderle. Il racconto per quanto interessante si ferma troppe volte sulla superficie dello stesso, evitando di approfondire alcuni rapporti tra Cassandra e chi le sta attorno. Questo aspetto non sminuisce l’importanza della pellicola, ma sicuramente ne smorza la potenza immaginifica e l’importanza sociale. Il finale però riesce abilmente a riportare il film sui toni della lucida e spietata parte iniziale, colpendo lo sguardo, senza scomodare lo stomaco, rivelandosi un’opera prima meno tagliente del previsto, ma comunque funzionale allo scopo.

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Una donna promettente
7
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  1. L’ho adorato dall’inizio alla fine, non solo per la trama (angosciante. Alcune sequenze, come quella del confronto col rettore donna eppure più menefreghista di altri o il pranzo con l'”amica” mi hanno rivoltato lo stomaco) e per gli attori (lei è davvero favolosa) ma anche per i costumi, quei vestiti che raccontano della protagonista molto più di quanto facciano i dialoghi.

    1. Pure io l’ho trovato un film riuscito e soprattutto esce in un periodo perfetto per il messaggio che vuole veicolare.

  2. L’ho apprezzato parecchio, specialmente in tempi in cui un noto politico si permette di assolvere il proprio figlio accusato di stupro perché che vuoi che abbia fatto, son ragazzi, giocavano, non è successo nulla di grave. Abbiamo un’incapacità totale di metterci nei panni delle vittime (anzi, le colpevolizziamo), e film come questo ci ricordano quanto ci sbagliamo.

    1. Cavolo hai proprio ragione, effettivamente il caso del figlio del nostro politico (ma poi siamo sicuri che non sia solamente un comico?), calza proprio come un guanto con i temi di questo film

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