Burn after reading

Burn after reading – Un mondo di stupidi?

In un percorso di “addolcimento” della materia filmica iniziato con “Prima ti sposo e poi ti rovino”, continuato successivamente con “Ladykillers”, “Burn after reading” segna un’ulteriore passo avanti verso un cinema “compiaciuto” e “formalizzato” ad opera dei fratelli Coen. Il film, proprio come i personaggi che si muovono all’interno di esso, non è ciò che sembra, ed è interessante osservare come una simpatica satira sugli spy-movie, nasconda una fine riflessione sulla necessità dell’uomo d’essere ciò che non è. Tutto parte dall’alto, un occhio indiscreto (lo spettatore?) si cala sul quartier generale della C.I.A., mostrandoci il licenziamento di un’analista e come quest’ultimo conduce la sua vita.

Burn after reading

Ma sarà proprio la sua voglia di scrivere ciò che era ed i suoi fallimenti come uomo, a innescare una scintilla d’inimmaginabile scempiaggine. Infatti la sua biografia finirà nelle mani della moglie, la quale decisa a divorziare consegnerà erroneamente questa alla segretaria di uno studio legale, che la dimenticherà in una palestra popolata da falliti che sognano gloria, soldi ed interventi di chirurgia estetica. In questo piccolo microcosmo dove nessuno è quello che dice e nessuno fa quello che dovrebbe, si scatenerà una bufera da cui non esiste nessuna via d’uscita se non quella di relegare gli eventi al passato, cercando di salvare il salvabile.

Burn after reading

“Burn after reading” grazie al suo gruppo d’attori di prima grandezza diverte, delude e si fa apprezzare. L’occhio dello spettatore viene fatto calare sulle vite di un gruppo di uomini, i quali riflettono perfettamente paure e manie contemporanee; partendo dalla perdita della bellezza, arrivando alla distruzione di un rapporto coniugale, nulla è come appare, ed allo stesso tempo è perfettamente ciò che dovrebbe essere. I due registi sembrano voler far riflettere sulla stupidità moderna, sul fatto che le donne non sono più definibili “sesso debole”, ma soprattutto sulla mancanza di riflessione con la quale sembra impossibile non scontrarsi giorno dopo giorno.

Burn after reading

Le vite di un piccolo gruppo di persone se visto dall’alto sembrano (sono) stupide, però allo stesso tempo importantissime per chi le vive, ed è qui che scattano due domande: “Chi siamo noi per poter dare giudizi su chi ci sta accanto?”, “Condurremmo allo stesso modo la nostra vita se potessimo giudicare le nostre azioni, come facciamo quotidianamente con quelle degli altri?”. Questo è lo spirito su cui si fonda questa atipica commedia dei fratelli Coen, che risulta riuscita a metà a causa della forma con cui il racconto deve necessariamente confrontarsi.

Burn after reading

Anche se a prima vista tutto è perfetto (e lo è per un pubblico di qualsiasi tipo), nella ricerca dell’equilibrio i due fratelli patinano troppo il racconto rendendo difficile l’approfondimento degli eventi e delle personalità dei personaggi, chiedendo forse troppo all’osservatore, che diviene pedina all’interno di una pellicola dal sapore amaro, che spesso e volentieri cerca di essere ruffiana senza che le sia stato chiesto. “Burn after reading” si conclude portando a compimento il suo scopo, ossia divertendo per tutta la sua durata, anche se troppo spesso tratta da stupido lo spettatore, alla stregua di uno dei suoi personaggi.

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7.1
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