La Terra dei Morti Viventi

La Terra dei Morti Viventi – Chi sorride adesso?

Molte volte quando ci si ritrova davanti un bel film e si cerca di recensirlo, una delle cose più difficili da decidere è se andare direttamente al nocciolo principale, rischiando di svelare troppo e magari finendo per essere sintetici, o di riflesso si può scegliere la strada dell’autocompiacimento e riempire di ornamenti dialettici una recensione per dare un tono pacchiano al tutto, andando il più delle volte ad appesantire la lettura da parte di altri. Sfortunatamente parlare dell’ultimo film di Romero in maniera sintetica è qualcosa di difficile.

Finalmente dopo anni di horror tutti uguali e dall’anima candida voluta dai vari produttori per poter racimolare più incassi possibili, il regista di New York ritorna a raccontare l’orrore reale metaforizzandolo e contestualizzandolo in un ipotetico futuro, mescolandolo con quello visivo proprio come facevano un tempo in quei lontani anni 70-80, in cui il genere spopolava e i limiti imposti da censure e dall’età non venivano quasi contemplati dalle majors, i tessitori d’orrore come Carpenter, Hooper, Romero stesso e altri ancora.

La terra dei morti viventi

Tutti aspettavano il ritorno di questo cineasta al genere che lui stesso ha inventato (lo zombie movie chiamiamolo affettuosamente così), un po’ per vedere cosa avrebbe fatto visto che negli ultimi anni molti registi si sono ispirati ai suoi film, magari con chiavi di lettura diverse ma è innegabile che lui all’epoca avesse cambiato il modo di costruire questo tipo di cinema, ma soprattutto per vedere se anche lui, come molti, avesse perso molte delle qualità che lo avevano distinto in passato.

Beh se ora ricollegandoci all’inizio vogliamo essere sintetici possiamo dire che “La terra dei morti viventi” è il miglior film horror degli ultimi 5 anni come minimo, e per nessuna ragione al mondo bisognerebbe perderselo, fermandosi qui per non rovinare alcune sorprese andando ad analizzarlo in ogni sua parte. Ma se invece ci ricolleghiamo alla parte in cui scrivevo che si può non essere sintetici…beh preparatevi ad entrare ne “La Terra dei morti Viventi”.

La terra dei morti viventi

In un futuro prossimo non precisato gli appestati, così vengono definiti gli Zombie nel film, controllano ormai quasi tutta la terra. Uomini e donne non contagiati da questo strano morbo vivono in città fortezza, dalle quali è impossibile entrare o uscire con facilità, un surrogato della vita che facevano prima dell’epidemia che cambio completamente la faccia del mondo.   Dai corridoi del potere di queste “città” si comanda praticamente tutto il popolo ricco e povero, uno solo può decidere il destino di tutti.

Questo quadro però sembra non durare ancora per molto e ad accorgersene per primo è Riley, mercenario a capo d’una squadra che si occupa del recupero di generi alimentari e altri beni primari da portare in città. Ogni notte Riley si trova con i suoi uomini nella terra degli appestati, a girare intorno ai non viventi e ad osservarli, e proprio quando lui inizierà a capire che questi si stanno in qualche modo evolvendo, deciderà di andarsene da quel posto. Romero dirige in sicurezza ed eleganza il primo film oltre che horror pure politicamente scorretto a tutti gli effetti da quel 11 Settembre di cui tutto il mondo vuole dimenticarsi.

La terra dei morti viventi

La critica al potere, al terrorismo e agli uomini che creano la loro stessa fine è ben riuscita, ed incastonata splendidamente nel film senza mai forzare la mano ma facendola assorbire allo spettatore, tra una testa mozzata e un arto masticato. Proprio come nel ’78 con Zombi (L’alba dei morti viventi all’estero) il regista criticava attraverso queste creature l’avanzare di una società consumistica, legata ai beni materiali e alla routine monotona di tutti i giorni, con questo nuovo film colpisce duro su tutti noi che per paura dell’uomo nero ci richiudiamo tra 4 mura non rendendoci conto che una volta trovata la strada il cattivo arriverà da noi ancor prima e colpendo ancor più duramente.

Ma questa è solo una delle tante chiavi di lettura che ha il film, perché la regia unita ad una sceneggiatura solida, riserverà molte sorprese a chiunque. Chi invece fosse interessato ad andare a vedere un film horror senza pretese di percepire qualcosa oltre a quello che passa sullo schermo, nessun problema perché “La Terra dei morti viventi” riscrive dopo anni il modo di concepire gli zombie movies riportando freschezza e spettacolarità in un genere che era ormai divenuto cliche di se stesso tranne per qualche sporadico episodio degno di nota come “28 giorni dopo” o degno di menzione come “L’alba dei morti viventi” (remake del film di Romero).

La terra dei morti viventi

In questo film c’è sangue, orrore, tensione e tanto splatter come non si vedeva da molti anni, ed il regista americano ci è andato giù bello pesante come suo solito con la violenza gratuita. Comunque il film non rimane esente da difetti, che però vista la maestosità e qualità del tutto li si può considerare più peccati veniali. Nemmeno il papà degli zombie cinematografici è rimasto immutato negli anni e quindi qualcuno potrebbe storcere il naso per il modo abbastanza veloce in cui si susseguono certi eventi.

Soprattutto l’evoluzione degli appestati che sembra repentina ma comunque largamente giustificata durante il film, non a caso ha scelto di ambientare il tutto in un futuro che ricorda quello di “Mad Max”. Per il resto anche il cast fa la sua parte egregiamente, pure la nostra compatriota Asia Argento che però dovrebbe lasciarsi doppiare. Insomma l’unico che sorride alla fine della pellicola non è lo spettatore ma è il genere horror, che ha mostrato grazie a Romero di essere più vivo che mai.

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La Terra dei Morti Viventi
7.8
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