Ultimatum alla terra – La paura della fine

Una chiamata in un giorno qualsiasi trasporta suo malgrado la dottoressa Helen Benson (Jennifer Connelly), ad un incontro  straordinario della NASA, dove assieme ad altri scienziati apprenderà che un oggetto volante simile ad un asteroide sta per abbattersi nel centro di New York, con conseguente fine della vita sul pianeta terra. Ma proprio quando l’inevitabile sembra arrivato, la strana massa volante inizia a rallentare, trasformando l’impatto al suolo in un atterraggio. Nel bel mezzo di Central Park si trova una strana sfera luminosa, dalla quale esce un alieno di nome Klaatu (Keanu Reeves), che vuole portare il suo messaggio agli esponenti delle nazioni unite, per far in modo che la razza umana possa salvarsi da uno sterminio al quale egli stesso dovrà dare il via, se l’uomo non smetterà di distruggere il proprio pianeta. “Ultimatum alla terra” ritorna dopo cinquant’anni con l’ausilio di effetti speciali mastodontici e di un regista, Scott Derrickson (L’esorcismo di Emily Rose), che fin dalle prime inquadrature cerca di far comprendere quanto fosse necessario riportare un classico della fantascienza nelle sale, cambiandone però i connotati e gli intenti, contestualizzandolo alle moderne paure. In effetti il vecchio film di Robert Wise era un ottimo film di fantascienza, un classico che metaforizzava le ansie e i timori dell’epoca che vedevano nella bomba atomica (o comunque nella guerra nucleare) uno dei rischi maggiori per la popolazione umana del dopo guerra. Nel 2008 però l’inquinamento globale e lo sfruttamento sfrenato delle risorse terrestri, è forse la cosa più drammatica ed allo stesso tempo spaventosa che sta accadendo giorno dopo giorno, quindi non stupisce che il ritorno di Klaatu questa volta avvenga proprio per mettere in guardia l’uomo ancora una volta artefice con le sue mani di un destino misero e senza futuro (e difatti Klaatu, si definisce fin da subito un amico della terra, inteso come del pianeta biologico e non di tutte le razze che lo popolano). Qui sta la differenza sostanziale tra i due film, il nuovo “Ultimatum alla terra”, lancia infatti un messaggio o meglio ancora un monito rivolto al futuro, ma non partendo comunque da un fatto compiuto come lo era all’epoca la bomba atomica, ed infatti è proprio qui, quando la storia dovrebbe diventare effettivamente interessante ed anche un po’ politica, che la pellicola di Derrickson, mette da parte il coraggio ed inizia a sfilare la storia per portare lo spettatore ad un finale benevolo, del quale non si sente l’esigenza, ma che in più non lancia alcun messaggio allo spettatore. Il regista americano, proprio come l’alieno protagonista, finisce per non capire, o meglio dimenticare, lo scopo primo prefissatosi, diventando lui stesso l’alieno che non comprende la materia che deve trattare. Klaatu gira velocemente tra gli esseri umani facendosi un’idea giusta della nostra razza (ossia che pensiamo a noi stessi più che al prossimo e a ciò che ci circonda), che entro la fine viene rivoltata troppo in fretta, annullando la riflessione e forzando la speranza di redenzione. L’alieno giusto e razionale si trasforma in messia benevolo da portatore di morte e distruzione, talmente in fretta che non si comprende il motivo di questo repentino cambiamento. Scott Derrickson abbatte la bella costruzione iniziale, soffocando un plot che non voleva essere un b-movie, ma che sentendosi addosso la pressione di un vecchio capolavoro, evita lo scontro e regala un buon spettacolo. Quello che ci si domanda però è se fosse effettivamente necessario scomodare una icona cinematografica inossidabile al tempo, per raccontare alla fine la pochezza del cinema odierno fatto di visione a scapito del contenuto. A questa domanda la risposta non può che essere negativa.

Pubblicata su NEXTPLAY.IT

Ultimatum alla terra
Ultimatum alla terra – La paura della fine
5.9
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