Transformers 4: l’era dell’estinzione

Transformers 4 – La lavatrice dura di più con Galvatron

Non so se la pubblicità dell’anticalcare per lavatrici e lavastoviglie Calfort giri ancora per le tv nazionali, ma sfido chiunque abbia sentito almeno una volta il ritornello a fine spot a non aver almeno sorriso, quando ha scoperto che il fu Megatron, cattivo dei capitoli precedenti di “Transformers”, ora si chiama Galvatron ed ha il cestello di una lavatrice in pieno petto. Beh siccome io non voglio farvi mancare nulla, beccatevi lo spot in questione.

Sarà sicuramente una casualità, ma il nome Galvatron ricorda un detersivo per lavatrici e il design del cattivo che vede al centro della sua corazza un cestello girevole non aiuta a mantenere la drammaticità del tutto. Probabilmente se Optimus Prime avesse utilizzato delle pastiglie Calfort avrebbe sconfitto l’antagonista con molti meno sforzi. Ma questo lo possiamo solo ipotizzare, la curiosità a riguardo rimarrà tale per molto tempo, forse per sempre.

Transformers - L'era dell'estinzione

Ma veniamo al film, chiarendo fin da subito un fondamentale: “Transformers 4 – L’era dell’estinzione” è sicuramente il miglior film di Azione Sci-Fi dell’anno (non svenite ora, continuate a leggere), questo perché esso è una delle pellicole di genere più oneste tra quelle uscite nell’ultimo periodo. Non ci sono false promesse, inutili giri di parole, Michael Bay con l’equivalente di una pedata in faccia, mette ogni cosa in chiaro fin dal primo minuto (una sorta di prendere o lasciare). Noi dal canto nostro durante questo fatidico minuto in cui viene riscritta l’estinzione dei dinosauri, abbiamo il dovere di compiere due scelte. La prima consiste nell’abbandonare la sala imprecando maledizioni di ogni tipo in ogni lingua conosciuta o meno (tanto se non gradiamo la premessa figuratevi il resto). La seconda scelta invece, consiste nel riporre il cervello dentro alla confezione gigante di pop corn (il film dura quasi 3 ore, la piccolina non basta), munirsi di pappagallo da utilizzare per i propri bisogni personali e godersi lo spettacolo. Possiamo dire che Mchael Bay gioca fin da subito a carte scoperte, ma per chi “vuole sentirselo dire” immaginate Bay davanti a voi mentre con tono sostenuto vi dice quanto segue: “State per vedere un ginepraio di stronzate, ma dato che sono talmente spettacolari e spacca mascella, cosa diavolo volete di più? E poi in un film dove robot alieni si menano a cosa serve una storia, o una parvenza di realismo? Ve lo dico io. A niente!

Transformers – Diario di un Cinefilo Pigro
In un film dove robot alieni si menano a cosa serve una storia, o una parvenza di realismo? Ve lo dico io. A niente!

Adesso che avete capito cosa intendevo per pedata in faccia, possiamo iniziare a trattare seriamente il film. Nell’ultimo periodo si parla di “Bayhem” perché uno studente, tale Tony Zhou, è non solo l’inventore di questo termine ma ha pure pubblicato su vimeo un saggio in cui spiega, le linee che decretano l’autorialità del regista californiano. Praticamente ci ha tenuto più o meno a confermare quanto Cahiers du Cinema scrisse all’uscita di “The Island”, riguardo allo stile visivo/narrativo di Bay. Meglio tardi che mai (ma magari alcuni di voi avrebbero preferito il mai). Io non annovero il regista californiano tra quelli che considero autori (anche se la passione con cui cura l’estetica non è proprio cosa da poco), ma posso affermare che la mia vita sarebbe sicuramente più triste senza i suoi film. Questa è l’unica certezza che ho da sempre. Trovo ironico il fatto di non poter affermare se questo suo ultimo film è più o meno riuscito, perché non ho capito una mazza di quello che ho visto, ma posso dire a cuor leggero che se non fossi andato al cinema le mie giornate sarebbero sicuramente più tristi. Questo perché nonostante la durata smisurata, “Transformers 4” regala momenti piacevoli anche dopo il film (praticamente quando lo prendi per il culo in compagnia) e capisci come nel bene o nel male, il film in qualche modo ha funzionato e fatto presa su di te (e questo per molti potrebbe essere un male).

La storia di “Transformers 4” (da qui in poi TF4) è praticamente la medesima di “Armageddon”, ed anche la struttura non cambia più di tanto se non nel numero di protagonisti drasticamente diminuito. Saltando l’incipit iniziale ambientato durante il periodo giurassico, il film è ambientato un paio di anni dopo il terzo capitolo. All’inizio facciamo la conoscenza di Cade Yeager, un inventore texano interpretato da Mark Wahlberg (che per non si sa quale strano evento atmosferico, ma quasi ogni volta che guida un veicolo spunta il tramonto nel cielo, per fortuna contano solo i robot). Ripresi dallo shock necessario per associare l’ex Marky Mark al lavoro di inventore (nella versione americana è un meccanico in molte recensioni italiane un ingegnere, misteri delle interpretazioni), ne abbiamo subito un altro quando fa il suo ingresso in scena la di lui figlia, tale Tessa interpretata da Nicola Peltz (che data la differenza reale di età tra i due è l’unica cosa credibile del film). La scelta di questa attrice merità un approfondimento specifico, ora non è per essere maschilisti, ma è una scelta che sicuramente farà storcere il naso ai maschietti. Lei è una bellissima ragazza che si impegna pure a recitare quando non è obbligata ad abbasare gli shorts, ma nei capitoli precedenti capitoli le protagoniste femminili avevano tutto un altro spessore.  Infatti erano completamente inespressive ma bilanciavano questo aspetto con una aspetto fuori dal normale (leggasi gnocche da paura), ed infatti le vecchie pellicole potevano essere considerate la versione cinematografica del classico calendario da camionisti (non me ne vogliano questi). Non si capisce questo cambio di registro che ha sicuramente fatto venir meno uno dei tratti caratteristici di questa serie, ossia la “superpupazza” (i maschietti non dimenticheranno mai l’entrata in scena della Fox o ancor di più della Huntington-Whiteley nel terzo capitolo). Si insomma qui ci si aspettava una figura femminile ancor più bella e maggiormente incapace, ma ci si deve accontentare, questa volta la proporzione è inversa.

Transformers - L'era dell'estinzione
Senza nulla togliere alla giovasnissima Peltz, ma davvero lei è fuori luogo in un film di Bay. Possiamo affermare con certezza che l’evoluzione degli effetti speciali è seguita alla involuzione della superpupazza protagonista.

Ecco dopo aver assistito ai battibecchi padre-figlia classici (anche se Wahlberg-Peltz non hanno la stessa ironia della coppia Willis-Tyler di “Armageddon”, tanto per restare nella filmografia di Bay), scopriamo che il nostro protagonista mentre recupera rottami da trasformare in robot, ritrova dentro ad un cinema abbandonato un camion che si rivelerà essere Optimus Prime (per le metafore, sul cinema che potrebbero scatenare queste scelte stilistico/visive, cinema abbandonato/camion, rivolgersi a Sentieri Selvaggi). Da lì ovviamente la loro vita cambia, il padre scoprirà il fidanzato della figlia (cosa per lui peggiore pure di una invasione aliena), Shane pilota di rally (nonché avvocato mancato che gira con le leggi del Texas nel portafoglio), interpretato Jack Reynor in grado di essere bello ed inespressivo proprio come il Ben Affleck di “Armageddon”. La figlia dal canto suo si dimostrerà più adulta di tutti gli altri personaggi del film evitando la classica lotta tra galli dei maschietti. Ecco, la prima ora di pellicola trascorre in questo modo, tra short femminili sempre più corti, improbabili inventori ed esplosioni di ogni tipo grazie alla presenza di Optimus Prime e del cattivone di turno, il robot cacciatore di taglie Lockdown.

Già con tutti questi elementi Bay potrebbe tranquillamente creare una pellicola in linea con la prima, ma invece alza la posta inserendo un altro tassello fondamentale nella trama, ossia un altro inventore, questa volta scapolo e pieno di soldi interpretato da Staley Tucci (che dopo aver interpretato il marito della Streep in “Julie & Julia” deve aver deciso che era ora di fare qualcosa in cui sembrasse veramente un eterosessuale), il quale non solo rispetto a Yaeger è ricco, ma ha anche fatto la scoperta più importante dell’umanità, un materiale di nome: “Transformium”. Ora dopo essere svenuti e rialzati avrete capito che in un film dove un metallo si chiama con questo nome tutto può accadere. Ed infatti il buon inventore riccone con la sua scoperta decide di costruire da solo i robot, ma malauguratamente nel tentativo di realizzare un emulo di Prime riporterà in vita Megatron. Essendo però un creazione fatta accidentalmente in laboratorio decide di battezzarlo Galvatron (ovviamente vi risparmio i dettagli di queste sequenze perchè sono talmente spudorate a livello narrativo che si fatica a crederci). Di qui in poi tutto è in discesa per chi guarda (sempre che il cervello stia ancora riposando nel cestello dei pop corn).

Transformers - L'era dell'estinzione
Ed ecco il transformio!!!!!

Abbiamo scontri di ogni tipo ed esplosioni sempre più grandi (tra cui un classico e mirabolante inseguimento in autostrada in puro Bay-Style), robot samurai, esplosioni, robot con la barba (questa parte può essere sconvolgente quanto il transformio), esplosioni, astronavi aliene con cani giganti che sbavano, esplosioni, dialoghi al limite dell’assurdo, esplosioni, dinosauri metallici, esplosioni, pubblicità piazzata un po’ ovunque (con tanto di spot ad hoc per una bibita energetica), esplosioni, azione a piedi, esplosioni, azione in volo e mentre tutta questa roba passa davanti ai nostri occhi la mandibola prova nuove tipologie di estensione tanto è spettacolare il tutto. Infatti possiamo dire qualsiasi cosa ma non che Michael Bay non sia coerente e a suo agio con quello che dirige. In TF4 troviamo tutto quello che ci si aspetta di vedere in un suo film, ma al contrario di quegli albori che ce lo fecero apprezzare con “Bad Boys” e “The Rock”, ora il suo obbiettivo è chiaro e visibile a chiunque: sacrificare la storia a favore di una fluidità visiva che si fa narrazione. Prendere o lasciare.

Alla fine non so quanto e in che misura mi sia piaciuto un film costantemente in bilico tra sequenze incredibili, ad altre che mettono in bocca ai personaggi dialoghi vergognosi anche per una puntata di “La sai l’ultima”. Però di alcune cose sono sicuro, quindi beccatevi questo bel elenco numerato:

  1. I robot sono tanti, veloci e menano.
  2. Le scene d’azione non deludono e sono addirittura comprensibili.
  3. La storia è interessante solo se avete tra i 5 e i 10 anni.
  4. E’ il primo film che ingloba lo spot di una bevanda energetica direttamente in sceneggiatura.
  5. Ci sono i dinosauri robot.
  6. La Peltz non è la Fox.
  7. Stanley Tucci non è Turturro.
  8. Io non sono più quello di una volta
  9. E’ l’unico film che nonostante ci siano più cattivi non ci si interessa di loro minimamente.

Oltre a divertirmi con un amico a schernire telefonicamente i dialoghi e le scene più assurde del film (tipo la sequenza dedicata ad un collutorio, ma non voglio rovinarvi la sorpresa), credo proprio che rivedrò questo film magari tra un bel po’ di tempo perché adesso dopo queste due ore e quaranta sono abbastanza sazio dei “Transformers”, ma allo stesso tempo ne vorrei ancora di più.

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