Titanic 3D

Titanic…3D – 15 anni dopo

E’ difficile parlare di “Titanic” dato che oltre ad essere, un’opera cinematografica è stato un autentico fenomeno di costume nel 1997 che ha amplificato tutto ciò che gli roteava attorno, basti pensare a quanti conobbero per la prima volta Celine Dion. Il successo fu talmente grande che ogni tipo di giornalista aveva qualcosa di più o meno vero da dire riguardo al film, dalla ragazza che l’ha rivisto fino allo sfinimento alle più becere invenzioni sui retroscena della produzione. Diventa quindi impossibile parlare della pellicola in termini che non siano già conosciuti dai più, io stesso negli anni non ho mai scritto nulla sull’argomento limitandomi sempre ad accodarmi a ciò che altri avevano scritto anche su questo stesso forum.

La verità però dietro questa mia ritrosità nel voler tentare una sorta di analisi della pellicola mi è stata chiara solamente ieri sera in occasione della visione 3D del film, ossia che è quasi impossibile parlare con lucidità ed equità del film perché questo è abnorme (no grande), ed è molto più facile schierarsi tra quelli che tendono a sminuirlo definendolo un semplice blockbuster, oppure tra coloro che vedono un capolavoro a tutto tondo da qualsiasi punto si guardi (a quelli che vedono solo tecnica e poca storia e viceversa, dedico questa battuta iniziale del film stesso “Si può essere blasé riguardo ad alcune cose […] ma non riguardo al Titanic”, ergo nemmeno tengo in considerazione le loro opinioni, che risultano rumore bianco nelle mie orecchie).

La verità come sempre sta nel mezzo (ora sto scoprendo l’acqua calda e ne sono pure cosciente), perché il film di James Cameron brilla per molti meriti, ma allo stesso tempo non tenta di nascondere i suoi difetti, tra cui il più grande di tutti che risiede nel classicismo al limite della banalità della storia che muove e sostiene l’intera pellicola. Perché possiamo girarci attorno ore, ma i detrattori hanno ragione quando dicono che la storia è poca cosa e, in alcuni punti è pure allungata malamente per giustificare determinate sequenze spettacolari, d’altro canto l’abilità di Cameron sta proprio nell’essere conscio di questi limiti e li gestisce al meglio senza rovinare il ritmo o spezzare l’atmosfera fino a quel punto creata. Insomma se prendessimo un foglio di carta, lo dividessimo a metà e iniziassimo a scrivere in quella di sinistra i pregi e in quella di destra i difetti, alla fine se il tutto viene stilato, onestamente, finiremmo quasi sicuramente in una situazione di parità. Ricollegandoci a quanto detto in partenza ossia che è difficile parlare di “Titanic”, perché ci vorrebbero troppi caratteri, perché sarebbe difficile, essere onesti nei confronti della pellicola, quindi mi limito a dire alcune considerazioni fresche della visione tridimensionale appena avvenuta.

Partendo proprio dalla riconversione stereoscopica posso dire che non se ne sentiva il bisogno perché non aggiunge ulteriore spettacolarità, vederla però apre molti interrogativi su questa tecnologia, dato che una pellicola riconvertita e vecchia quale “Titanic” è di gran lunga migliore ad altre riconversioni viste nei cinema, anzi, anche se non se ne sente veramente il bisogno, bisogna dire che il risultato è tutt’altro che poco riuscito, visto che la stereoscopia restituisce una bellissima spazialità alle stanze della nave (scordatevi quelle cose di cattivo gusto che escono dallo schermo, ma preparatevi alla profondità di campo). Questa visione cinematografica del film è la mia terza visione, in home video l’ho visto solamente una volta in quindici anni e il perché è semplice, purtroppo “Titanic” abbisogna di uno schermo gigantesco per essere apprezzato appieno (considerazione personale), sia l’impianto sonoro che quello visivo possono essere apprezzati appieno solo all’interno di una sala ben attrezzata (e non mi si racconti che a casa con il proiettore e l’impianto adeguato, l’impatto è lo stesso, perché al massimo accetto un “chi si accontenta gode”), altrimenti molti particolari e molte finezze tecniche vengono certamente a perdere di patos, su tutti gli effetti sonori e la fotografia della pellicola (i cromatismi di questa poi perirebbero subito su di uno schermo che riproduce più freddamente l’immagine, senza contare alcune inquadrature che urlano la richiesta di uno schermo gigantesco e non mi riferisco alle riprese aeree della nave).

Passo infine ad alcune considerazioni sulla pellicola stessa, in quindi anni il film è ancora lo stesso di un tempo, ossia una storia d’amore classica dalla potenza visiva e narrativa devastante, James Cameron ha filmato il film della sua vita, la pellicola che non potrà mai più rifare nessuno visto che difficilmente qualche produttore s’imbarcherebbe in una spesa simile oggi e questa è forse la cosa che fa più male. Durante la visione, infatti, si respira un cinema che non esiste più, fatto di set materiali e voglia di stupire e coinvolgere lo spettatore nella storia raccontata. Siamo molto distanti dai colossal odierni troppo informatici e calcolati, o dalla ricerca ossessiva d’autorialità che affligge certe pellicole nel tentativo di alzarsi sopra la mediocrità, “Titanic” è una pellicola che restituisce un senso di compattezza e conoscenza del corpo cinema che caratterizza pochissimi cineasti (oltre al fatto che credo pochi, specie delle “nuove leve”, sarebbero in grado di gestire una tale produzione). Poterlo vedere e vivere oggi nuovamente sullo schermo cinematografico con le luci della sala abbassata, fa riflettere molto su quanto l’industria ci abbia abituato a definire “grandi” pellicole che, di fatto, non lo sono e, noi mentre questa mutazione avveniva abbiamo preferito spostare lo sguardo sul cinema più “indipendente” fatto maggiormente con il cuore che non con il portafoglio. Alla fine nonostante i quindici anni passati dalla sua prima apparizione sugli schermi cinematografici “Titanic” è ancora una pellicola che obbliga lo spettatore a farsi guardare con il cuore, chi non lo fa si perde oggi come allora un grandissimo spettacolo.

Titanic
Titanic 3D
8
Acquistalo su